Ritorna in concerto e con un nuovo album il 23 dicembre, il celebre compositore, pianista e direttore d’orchestra Ezio Bosso.
Ezio incontra per la prima volta la musica a quattro anni, grazie al fratello, musicista e anche lui pianista. La carriera è veloce: a sedici anni fa il suo debutto come solista in Francia e questo evento apre una lunga serie di concerti in giro con le orchestre di tutta Europa: Royal Festival Hall, Southbank Centre, Sydney Opera House, Palacio de Bellas Artes di Città del Messico, Teatro Colón di Buenos Aires, Carnegie Hall, Teatro Regio di Torino, Houston Symphony, Auditorium Parco della Musica di Roma sono solo alcune delle più importanti stagioni concertistiche internazionali a cui ha preso parte.
Il turning point per Ezio Bosso è l’incontro con il maestro Ludwing Streicher, che lo spinge e lo incoraggia verso gli studi di Composizione e Direzione d’Orchestra all’Accademia di Vienna.
Così la sua musica comincia a far breccia nei cuori di chi l’ascolta, tanto da essere richiesta nel mondo della danza da importanti e celebri coreografi, quali Christopher Wheeldon, Edwaard Lliang o Rafael Bonchela; tocca e sconvolge il teatro con il regista James Thierrée. Per ultimo, entra a far parte dei cuori cinematografici, stringendo un rapporto speciale con Gabriele Salvatores, per il quale realizza le colonne sonore di “Io non ho paura” e “Quo vadis, baby?”.
Nel 2011 scopre di essere affetto da una malattia neuro-degenerativa progressiva, che non limita però la sua creatività.

 

Nel 2013 l’incontro con il violoncellista Mario Brunello fa nascere una profonda amicizia, un legame di stima e affetto e un sodalizio che si tramuta in un duo: pianoforte-violoncello. Proprio l’anno seguente, nel 2014, debutta con “Fantasia per Violino e Orchestra” dirigendo la London Symphony Orchestra, con la partecipazione di Sergerj Krylov, portavoce dei violini.
L’anno 2015 vede la nascita, dopo collaborazioni e composizioni, il primo disco ufficiale da solista: “The 12th Room”, uscito il 30 ottobre.
La risonanza maggiore sul grande schermo la ha nel 2016, quando si esibisce con “Following a bird”, un brano estratto dall’album, durante la seconda serata di Sanremo 2016. Questa esibizione lo consacra al piccolo schermo della televisione italiana. Tuttavia, Ezio Bosso non vuole sfruttare questa apparizione, ma vuole continuare a portare avanti la bellezza della musica come ha sempre fatto. Riguardo a questa apparizione, il compositore italiano è molto chiaro:
“Lotto per rimanere una persona, non un personaggio”.

 

Oggi è il direttore artistico stabile dell’unica orchestra d’archi di grande numero inglese: The London Strings.
Ezio Bosso, in un’intervista rilasciata a “La Stampa”, parla del suo prossimo album; afferma che il distacco dalle proprie composizioni sia necessario al fine di non creare una musica che si rivela solo “sua”. Il compositore constata di essere solo un tramite della musica, la quale deve avere un canale di trasmissione, ovviamente, ma deve avere soprattutto la possibilità di manifestarsi in maniere sorprendenti e uniche.
L’album, in uscita nel mese corrente, si intitola “And the things that remain,”. Quello che stupisce è che, tra le varie canzoni, nessuna riporta il nome dell’album come titolo. Il pianista risponde articolando che, per un periodo di tempo particolare e significativo, chiedeva ad ogni persona che incrociava la sua strada quali fossero per loro le cose che rimanevano. Le risposte avute erano differenti, varie: quello che ci rimane dopo la morte, quello che abbiamo ricevuto come un dono, quello che resta, quello trasmesso da chi non ci accompagna più. Ecco il concetto, ecco lo stupore, ecco la magnificenza e la bellezza di una musica non scontata, che parla. Si occupa di questo, della musica che rimane impressa in noi.

“Il mio unico segreto è la disciplina. È la musica che me l’ha insegnato. Con la musica non “esprimi te stesso”, esprimi l’arte, le dai il cuore: è quello che mi ha permesso di vivere meglio la mia condizione». “
27 novembre 2016, Ezio Bosso