Il 9 novembre 1989 è il giorno passato alla Storia per la caduta del muro di Berlino. E’ il giorno che ha visto trionfare la libertà dei migliaia di giovani che per 28 anni hanno vissuto con 155 km di fortificazione a dividerli, con la “striscia della morte”, il filo spinato e i posti di blocco.

Il muro di Berlino ha le sue origini nel secondo dopoguerra, nel periodo dei delicati rapporti ed equilibri tra Stati Uniti d’America e Urss. Era la perfetta raffigurazione della divisione del mondo, di due ideologie e stili di vita: il capitalismo in Occidente e il comunismo in Oriente.

Berlino, a seguito della Seconda Guerra Mondiale, era stata divisa in quattro zone di occupazione tra USA, Urss, Gran Bretagna e Francia. Le tre zone di occupazione occidentale furono unificate nel maggio del 1949 nella Repubblica federale tedesca; l’Urss, invece, favorì la creazione della Repubblica democratica tedesca nella sua zona di competenza, nell’ottobre del 1949.

La città era stata già protagonista di una crisi tra i due blocchi quando nel 1948 l’Urss attuò il cosiddetto “blocco di Berlino”, ossia l’interruzione dei rifornimenti di viveri e combustibile nonchè la chiusura degli accessi ferroviari e stradali tra la parte occidentale della Germania e Berlino ovest. Gli americani e inglesi risposero alla provocazione dell’Urss dando avvio a un ponte aereo che consentì l’approvigionamento dei militari e dei berlinesi.

Tra il 1949 e il 1961 due milioni di tedeschi emigrarono da Berlino est a Berlino ovest: situazione che preoccupava i comunisti. Nella speranza di trovare una soluzione all’esodo dei berlinesi, i leader di USA e Urss, Kennedy e Chruščëv, si incontrarono a Vienna, senza trovare un accordo su Berlino. E’ in questo contesto che si inserisce la definitiva decisione di chiudere gli accessi tra Berlino est e Berlino ovest, dividendo di fatti il mondo in due blocchi.

Nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1961 iniziò la costruzione del muro che inizialmente consisteva in un filo spinato, ma che ben presto sarebbe divenuto una fortificazione lunga 155 km, cui si aggiunse un secondo muro per rendere più difficile la fuga. Tra i due muri la “striscia della morte” con guardie armate pronte a sparare.

Furono 5000 le persone che riuscirono a fuggire nei modi più curiosi: chi scavando un tunnel, chi attraverso una mongolfiera. Ma si stimano anche circa 200 i tentativi di fuga falliti: chi fu ucciso e chi imprigionato.

Il 1989 rivoluziona la fredda divisione del mondo quando migliaia di cittadini della DDR, in vacanza in Ungheria e Cecoslovacchia, una volta abolite le restrizioni lungo il confine tra Ungheria e Austria, fuggirono  in Austria e si rifugiarono nelle ambasciate occidentali a Praga e Budapest. I profughi furono trasferiti attraverso treni speciali a Ovest, attraversando le stazioni tedesco-orientali senza fermarsi. Questo avvenimento, controproducente per le autorità sovietiche, scatenò un’ondata di manifestazioni al grido di “Noi siamo il popolo”.

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E’ nel tentativo di frenare la protesta che il 9 novembre, durante la conferenza stampa per annunciare le nuove regole che avrebbero consentito ai cittadini della DDR  di viaggiare ad Ovest, che il portavoce del governo, Schabowki, disse in risposta al giornalista dell’ANSA Riccardo Ehrman: “Se sono stato informato correttamente quest’ordine diventa efficace immediatamente”. 

Nel giro di qualche ora i cittadini di Berlino si recarono ai check-points, cominciarono a costruire varchi, a scavalcare ed attraversare il muro dando avvio alla conclusione della guerra fredda, che si sarebbe compiuta definitivamente nel 1991 con il crollo dell’Unione Sovietica.

Solo l’anno succssivo, nel 1990, si concluse la demolizione definitiva del muro e il 3 ottobre la Germania fu ufficialmente riunificata.

La storia del muro di Berlino, della sua costruzione e del suo abbattimento non è altro che il racconto delle intere generazioni che si trovarono a convivere con un mostro di cemento armato nel bel mezzo della città, delle famiglie divise, degli amori distrutti. E’ il racconto dell’unificazione di una nazione e la ricerca di un’identità collettiva annientata dagli interessi della cieca Realpolitik.

Che questo sia un monito della Storia all’umanità per evitare che ancora nuove barriere possano dividere popoli e vite.

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FONTI: “Storia internazionale. Dal 1919 ad oggi”, Antonio Varsori, il Mulino; Wikipedia.