Volevo scrivere un articolo su The Young Pope dopo aver visto i primi due episodi ma non lo ho fatto perché mi sono accorto di non avere ancora una opinione completa. Ho quindi deciso di scriverlo dopo il terzo e il quarto ma mi sono reso conto di non avere ancora una opinione completa. E mi sono fermato. Perché ho capito che forse non avrò mai l’opinione completa su questa serie. Perché non la si può avere, è proprio impossibile, la serie non lascia questa scelta.

Cos’è The Young Pope? È la nuova serie di Sorrentino, unica e inequivocabile certezza. È un viaggio, è una serie-viaggio. Di quelli alla Sorrentino, in cui non sai quale sia il punto di partenza né quello d’arrivo, ma, come nel famoso detto sulla felicità, conta solo il percorso. Perché in The Young Pope non è chiaro il punto di partenza, né dove tutta la baracca voglia andare a parare. Partiamo con calma. Il protagonista è Lenny Belardo, appena eletto Papa con il nome Pio XIII, primo papa italo-americano e di giovane età; una rischiosa scommessa da parte della Chiesa.

Tutto ruota intorno a lui, personaggio estremamente complesso, dalle infinite sfumature, continuamente in tensione fra il moderno ed il conservatore, fra l’umano ed il divino. Con accenni di misticismo medievale misto a pensieri degni del peggior bigotto texano, alternati però ad interessanti riflessioni sulla natura del sacro e del sentimento cristiano. Intorno al Papa ruotano una serie di personaggi molto interessanti, fra Cardinali, Segretari e tutti coloro che componga la Curia.

Piccolo cambio di prospettiva: la televisione è un mezzo particolare, con molte leggi invisibili, chiare come il sole per chi la guarda assiduamente, oscure ed assenti per chi non lo fa ma che non si possono negare. Leggi che sembrano porre dei paletti all’estro ma che in realtà lo aiutano a districarsi in un campo complesso, poiché gestire ad alti livelli decine di ore di filmato non può essere semplice. Queste leggi sono un po’ come la metrica in poesia. Quando a confrontarsi con queste leggi arriva un artista egocentrico ed estroso come Sorrentino subito ci si pone una domanda: ne accetterà il senso e l’utilità o vorrà fare di testa sua senza farci capire niente? Era questa la grande domanda che ci si poneva quando Sorrentino ha annunciato questo progetto. Quale è stato il risultato? Diciamo un pareggio. Il grande, o presunto tale, regista si è dovuto piegare al fatto che non può somministrare dieci ore di sequenze slegate e senza un senso apparente, alla Youth per capirci, e ha dovuto assumere un’impostazione più evidentemente narrativa, ma ha voluto mantenere il suo stampo, permettendoci di riconoscerlo chiaramente. È stato un successo? No.

La serie ha una grave mancanza: la coerenza. Il personaggio del Papa non ha una reale consistenza. Sono chiari alcuni suoi pensieri, per niente altri, è assolutamente impensabile il modo in cui coesistono tutte le spinte che compongono la sua anima. Se fosse stato presentato in un film ci saremmo potuti ingannare, ma già dopo quattro episodi appare evidenti l’inconsistenza della sua psicologia, fatta di suggestivi frammenti senza un legame sufficientemente forte da tenerli insieme. Per questo motivo, non facile da comprendere, l’intera serie perde di chiarezza. Il suo girare e muoversi, l’amalgama dei personaggi, sembra andare a vuoto senza uno scopo. Il dubbio e l’incomprensione di tutti i comprimari sembra riflettere la nostra. E qui sorge il solito dilemma sorrentiniano: ma forse è proprio questo che voleva fare, è lui un genio e noi non capiamo? No. Liberiamoci di questa sudditanza psicologica che ormai è insopportabile. Il personaggio non ha un reale senso e basta. Sorrentino ha voluto fare il suo gioco di frammenti che gli riesce, secondo certi, al cinema.

Ultimo dubbio: se la forma non ha saputo convincere, almeno non chi scrive, che dire del contenuto? Forse qui è la più grande delusione. Se la forma scatena riflessioni ed interminabili discussioni di estetica dell’audiovisivo, sul contenuto non c’è granché da dire. Racconta di un Papa controcorrente, conservatore dove tutti sono progressisti e progressista dove tutti sono conservatori, che lotta e piega il mondo della Chiesa fatto di cardinali corrotti e politicanti. Grande novità, complimenti! Il Vaticano non è un luogo dove si pensa a Dio 24/7. Il Vaticano è un organo politico gestito da criminali ricattatori. Il Vaticano è un mondo comunque indietro di secoli rispetto agli altri per le sue usanze e tradizioni particolari. Bastava veramente aver aperto ad una pagina qualunque un libro di storia. Grande delusione.

In definitiva, per The Young Pope, nonostante quella che sembra -e in parte è- una stroncatura, sentirei di consigliarne la visione. Sorrentino ha un dono che gli si deve riconoscere che è quello di saper far riflettere. Per capire se una sua opera piace o meno ci si deve pensare, e se questo è un difetto artistico, poiché nessuna opera piacerà mai veramente se per capirlo lo si deve decidere, è un pregio intellettuale perché sa smuovere i cervelli.

Credits: movieplayer.it e the guardian.com