E’ vero: ogni colore di capelli ha la sua croce da portare. Circolano modi di dire sulle rosse, sulle more, ma diciamocelo: a vincere il primato per la tinta chiacchierata sono senza dubbio le bionde. Venerate come ideale della bellezza da un lato, segnate dal pregiudizio della stupidità dall’altro.

Una condanna che dura da secoli, millenni, un pregiudizio che conserviamo come eredità delle civiltà antiche. Nel passato infatti, a dominare numericamente la scena, era la donna dai tipici tratti mediterranei, caratterizzata da pelle olivastra, occhi scuri e, soprattutto, capelli neri o castano scuro. In un universo di brune, le donne bionde costituivano una rarità, forse ancora più di quanto non lo siano oggi e per questo non potevano passare inosservate: nacque la leggenda per cui questi esseri dovevano discendere direttamente dagli dei, in fondo erano rarissimi e anche indubbiamente belli ed eleganti. Di pari passo, forse complice il vizio dell’essere umano di “discriminare” il diverso dal punto di vista fisionomico con l’espediente di associare alla caratteristica fisica che lo distingue una caratteristica attitudinale denigrante, si consolidò la credenza che questo candore andasse a braccetto con una mente poco brillante.

Ecco delineato lo stereotipo di donna ideale: bella (bionda), possibilmente remissiva e facile da sottomettere, quindi non una mente (bionda).

La-nascita-di-Venere-Botticelli

L’immaginario comune è ricco, straricco di esempi di bellezze dalla bionda chioma. Nell’arte, dove troviamo soggetti come la Venere di Botticelli, per non parlare delle raffigurazioni della Madonna che, quando lascia intravedere qualche ciocca di capelli, è sempre chiara. Nella letteratura, con il celeberrimo esempio di Petrarca che ci dice che i bei cappelli di Laura, sparsi al vento, erano non castani, nemmeno neri, o rossi, ma d’oro.

Come tutti gli ideali che si rispettino, anche questo ha conosciuto un suo momento di “decadenza”, passando dall’essere esaltato all’essere quasi deriso ed è qui che si inizia a porre l’accento sulla questione della stupidità.

 * Editorial use

I tempi successivi non hanno portato fortuna alla causa delle bionde. Soprattutto nel ‘900, con la schiera di attrici e icone sexy dalla chioma ossigenata, prima fra tutte la magica Marylin o Brigitte Bardot o, per esagerare, Pamela Anderson, il destino della categoria è stato segnato definitivamente. Mettiamoci poi anche la Barbie, la donna perfetta, la bellezza delle bellezza, quella a cui tutte le bambine, mente ci giocano, vorrebbero assomigliare da grandi, ma che alla fine che cos’è? Una bambola sì, come sono bambole tutte le altre biondine.

Nonostante studi scientifici (come quello condotto nell’università dell’Ohio che ha rilevato, confrontando il QI di diversi individui, che i più alti appartenevano a ragazze bionde) dimostrino che quello di cui stiamo parlando non è altro che uno stereotipo, ancora il mondo non se ne è liberato.

Ma a far rimanere tutti, o meglio ancora tutte, così fedeli alla questione, non sarà anche un pizzico di invidia? In fondo, insieme alle battutine, barzellette e modi di dire sulla questione della presunta stupidità, nelle menti c’è anche consapevolezza del mito del biondo=bello che, sotto sotto, indispettisce un po’ tutte quelle a cui madre natura non ha dato il raro privilegio. Da non dimenticare che per ogni  frase come “quella ha i capelli gialli”, “sì, sarà la classica bionda scema”, che viene pronunciata nel mondo, c’è una ragazza da qualche parte, che di tanto disprezzato giallo si sta tingendo.