Era il 14 luglio quando una folla di locali e turisti si trovava sul lungomare di Nizza, la bellissima città della Costa Azzurra, a godersi lo spettacolo e i festeggiamenti per l’anniversario della presa della Bastiglia, festa nazionale francese. Erano presenti musica, canti, luci e teatralità tipici delle celebrazioni, in un’atmosfera piacevole come può essere quella di una notte d’estate. Non passa troppo tempo però prima che questo quadretto si trasformi nella strage che è stata in primo piano su giornali, televisioni e social network, nonché sulla bocca di un’Europa (e non solo) ancora sconvolta dagli ultimi attentati. Verso le 22,30 un camion, condotto da un terrorista, ha iniziato la sua “sfilata”, percorrendo a zig-zag l’affollata Promenade des Anglais, percorrendo un chilometro e mezzo, totalizzando un bilancio di 84 morti e più di 200 feriti, tra persone investite dalla vettura e persone colpite dalla raffica di spari del conducente.

Ora l’accaduto non è più al centro della scena nei dibattiti e la Promenade non è più danneggiata, Nizza è tornata in tempo zero ad essere la calda e affascinante città mediterranea viva e animata di turisti che è sempre stata, ma il segno rimane, dove però? Beh ad occhio e orecchio poco rintracciabile, ma con il sesto senso lo si percepisce tutto.

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Sulla parte finale della Promenade, dove  il furgone ha arrestato la sua corsa, nei pressi dei giardini, è stato allestito un memoriale. Fiori, cartelloni, poesie, giocattoli e candele, deformate dal calore del sole cocente, accumulati in memoria delle vittime, riportano la mente di passanti e turisti alla realtà dell’accaduto. Nel resto della città? Nel resto della città nulla, tutta la vita continua a scorrere come sempre, dimenticando la parentesi che ha segnato il consueto fluire dell’esistenza. Piazze e vie del centro sono affollate di turisti che rientrano dalla spiaggia in copricostume e, insabbiati e sudaticci, si fermano a fare il sacrosanto happy hour nei locali che tappezzano i piano terra. La musica c’è, i cocktail con ombrellini colorati pure, aggiungiamoci lo stordimento dato dalla giornata di tintarella e il mood da vacanza, tuttavia non è per niente facile dimenticare che, al di là del palazzo, ben confinata per evitare turbamenti eccessivi, vi è, sotto forma di orsetti di peluche e cartoncini, il ricordo di una strage.

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Non c’è nemmeno da preoccuparsi che parlando con qualcuno possa venire fuori l’ argomento. Già avere a che fare con i francesi, soprattutto per noi italiani, è risaputo, non è semplice e nemmeno piacevole, quindi non è così comune iniziare conversazioni di qualsivoglia genere, che potrebbero sfociare nell’argomento. Ma anche qualora si trovasse qualche raro esemplare di persona locale predisposta all’amichevole conversazione, è sicuro, il tasto dolente non verrà toccato.

Si sarebbe potuta passare una settimana di spensierata vacanza tra cene a base di pesce, letture di romanzi con i piedi bagnati dal mediterraneo, giri nei negozi a lustrarsi gli occhi davanti a prestigiose vetrine, semplicemente evitando i mille metri quadri si e no di memoriale.

Chissà se l’alone di omertà e il confinamento del ricordo sono un modo per sopportarlo meglio, o se sono l’unico modo per superarlo. Chissà se questa necessità di “fare come niente fosse” è anche dovuta all’esigenza di mantenere un clima adatto ad una città che è animata di turisti; in questo caso l’intento sarebbe riuscito nel migliore dei modi.

Eppure c’è ancora un posto dove nessuno può intervenire a cancellare/confinare l’aterrimento delle persone ed è la loro mente. Quando camminando sulla Promenade si vedono militari bardati da testa a piedi a fare la loro ronda probabilmente sudando come in una sauna, non è possibile fare finta di niente e confonderli  nella massa di bagnanti e pareo colorati. Quando si vedono i tratti di strada visti e rivisti nelle immagini alla televisione nei giorni dopo il 14 luglio, non si riesce a non figurarseli dipinti di terrore come in quelle riprese. Lo si vede e lo si sente, anche se è stato ricostruito, anche se viene taciuto, ma alla fine, basta un attimo: ci si guarda intorno, cade l’occhio su qualche turista tedesco che a metà pomeriggio mangia impepata di cozze accompagnata da cappuccino bollente ed è fatta, lo sconcerto per la scena prende il sopravvento, è già di nuovo subito vacanzamood.