A 20 anni dall’11 settembre, a conti aperti

Cade proprio quest’anno il ventesimo anniversario degli attacchi terroristici realizzati l’11 settembre del 2001 contro obiettivi civili e militari degli Stati Uniti d’America, ma con ripercussioni di lunga durata in tutto il mondo. Sono passati vent’anni da quel giorno che ha segnato uno spartiacque nella storia contemporanea, e da quando Washington e i suoi alleati in tutto il mondo hanno dichiarato “guerra al terrorismo“.

Cosa ha preceduto gli attacchi dell’11 settembre?

I fondatori di Al-Qaeda, Osama bin Laden e Khalid Sheikh Mohammed hanno organizzato i primi attacchi terroristici con l’obiettivo di colpire gli americani, gli israeliani e i loro “complici” negli anni ’90. L’idea alla base del nuovo gruppo radicale era che gli americani avessero profanato la santa moschea della Mecca portando truppe in Arabia Saudita nel 1991 durante l’operazione Desert Storm. Israele, a sua volta, ha continuato la sua “occupazione” della moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme. Nel 1998 gli Stati Uniti hanno lanciato i loro primi attacchi missilistici su obiettivi di Al-Qaeda in Sudan, dove ha vissuto Bin Laden fino al 1996, e in Afghanistan, dove ha trovato rifugio alla fine degli anni ’90.

L’11 settembre 2001, un gruppo di militanti di Al-Qaeda ha dirottato quattro aerei, due dei quali si sono schiantati contro le torri del World Trade Center di New York e un terzo contro l’edificio del Pentagono. Il quarto, che stava per essere dirottato probabilmente verso la Casa Bianca o al Campidoglio, cadde in Pennsylvania. Gli Stati Uniti dichiararono in quell’esatto momento la “guerra al terrorismo”. A ottobre iniziarono i bombardamenti sull’Afghanistan e a novembre i talebani furono cacciati da Kabul. Bin Laden, però, riuscì a fuggire dal suo rifugio tra le montagne dell’Afghanistan.

Già nel 2002, Al-Qaeda organizzò nuovi attentati, e diventò subito chiaro che si trattasse di una rete globale di organizzazioni radicali unite da una leadership, da finanziamenti corposi e nemici comuni, ovvero gli Stati Uniti, i suoi alleati, i regimi laici dei paesi musulmani e i governi dei Paesi in cui i musulmani costituiscono una minoranza della popolazione, ma molto evidente.

Fare i conti con gli attentati

“Ci sono così tanti nomi che c’è a malapena spazio sulle pareti del cuore”, ha scritto il poeta Billy Collins sulle migliaia di vite perse l’11 settembre. A vent’anni dal giorno che cambiò gli equilibri mondiali, cerimonie solenni e commemorazioni si sono tenute nei luoghi simbolo degli attentati. A Ground zero, il sito del World Trade Center, la cerimonia è cominciata con l’inno degli Stati Uniti, al quale è seguito il primo dei diversi minuti di silenzio previsti nella giornata. A seguire, i parenti delle vittime davanti a un folto pubblico, al presidente Joe Biden, alla vicepresidente Kamala Harris, agli ex Barack Obama e Bill Clinton, si sono avvicendati sul palco, elencando i nomi di tutti coloro che sono morti quel giorno e con varie testimonianze, tra cui ricordi e poesie.

I parenti sono stati chiamati a ricordare tutti i quasi tremila morti degli attacchi alle Torri gemelle. Il primo intervento è stato del padre della hostess del primo aereo che ha colpito la torre Nord. La lunga lettura è stata accompagnata da un musicista che ha suonato alla chitarra un’aria di Bach, seguita da un’esecuzione al violino di una ballata irlandese, “Danny Boy”. Un secondo minuto di silenzio è stato poi osservato nell’esatto momento in cui, 20 anni fa, crollò la torre Sud del World Trade center.

L’11 settembre di Bush

“Nelle settimane e nei mesi successivi agli attacchi dell’11 settembre, fui orgoglioso di guidare un popolo straordinario, resiliente e unito. Quando si tratta dell’unità dell’America, quei giorni sembrano lontani”. Così ha dichiarato l’ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush. Quando gli fu comunicato che un aereo si era disintegrato contro una delle Torri Gemelle, in quel momento comprese che l’America era sotto attacco terroristico. E fu proprio George W. Bush, a ordinare l’invasione dell’Afghanistan e la caccia a Osama bin Laden.

Quel giorno, aggiunge l’ex presidente, “siamo rimasti scioccati dall’audacia del male, e dall’eroismo” dei soccorritori, aggiunge, lamentando le divisioni degli Stati Uniti. “I pericoli per il nostro Paese non arrivano solo da fuori ma anche dall’interno. C’è una lieve sovrapposizione fra gli estremisti violenti fuori dai confini e quelli in casa che, nel loro disdegno per il pluralismo e la vita, sono figli dello stesso spirito ed è nostro compito combatterli”.

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