di Andrea Ancarani

Anatomia di un luogo comune

Ormai capita spessissimo di sentire nei talk show televisivi discutere di economia, sentenziare; e più l’ospite è illustre più il tutto prende forma di una lezione di economia mista a politica. Bene, per chi studia questa materia, o minimamente se ne interessa, avrà già riconosciuto come ricorrano certi luoghi-comuni, ovvero frasi e slogan che vengono ripetuti come tautologie al pubblico e tra gli ospiti senza spesso comprenderne il senso. Il luogo-comune in più si caratterizza per essere un morbo che esce dallo schermo per “infettare” le menti esauste dopo una giornata di lavoro e utilizzare le bocche delle sue vittime per propagarsi e perpetrarsi fino a radicarsi in idee difficili da debellare, purché spesso prive di fondamento. Di conseguenza capita spessissimo ormai di imbattersi in questo morbo misto di disinformazione e disinteresse anche al di fuori dei talk-show che tuttavia ne rimangono, purtroppo spesso, un esempio lampante. Se poi mettiamo in conto che la creduta difficoltà della materia economica fa gioco forza alimentando questo morbo ecco che la disinformazione è servita.

Ebbene veniamo a noi e sfatiamo qualche luogo-comune che regna incontrastato nei talk-show come in ogni luogo dove più persone vengono a discutere.

La crisi in Italia è per colpa della corruzione e della spesa pubblica improduttiva

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Quante volte abbiamo sentito questa frase in televisione? Tantissime. Eppure è una falsità dal momento che, sebbene sia vero che la corruzione pone limiti al normale sviluppo dell’economia, stando ai numeri, in Italia la corruzione pesa, su un’economia da 2.149 miliardi di euro, solo per alcune decine di miliardi (alcuni studiosi credono intorno ai 60, altri 100 ma, come si puo’ immaginare ogni cifra è indicativa) secondo il professor Alberto Vannucci dell’Università di Pisa. Altra cosa è la corruzione percepita che, secondo uno studio della fondazione Hume, piazza il nostro paese al terz’ultimo posto tra quelli dell’OCSE per livello di corruzione. Ma attenzione, si tratta di corruzione percepita, ovvero di dati soggettivi. Quindi la corruzione è utile? Certo che no! Ma non è la causa prioritaria della crisi. Azzerare la corruzione non aiuterebbe nell’immediato l’economia ma salverebbe sicuramente la coscienza.

L’altro luogo comune era la spesa pubblica improduttiva. Questo qualunquismo è ancora più facile da sfatare. Pensate alla cosa più inutile che avreste o potreste comprare. Ecco fate conto di aver ricevuto un aumento dal vostro datore di lavoro e quindi decidete di comprare un oggetto che probabilmente non utilizzerete mai. Secondo la vostra percezione avrete bruciato dei soldi ma, se guardate l’altra faccia della medaglia, il negoziante investirà il vostro denaro e così via a catena. Ecco perché non esiste la spesa improduttiva, magari gli investimenti possono fallire, ma se i soldi girano si crea domanda e la domanda alimenta altra domanda e questa muove gli investimenti. La spesa pubblica improduttiva di certo è uno slogan che colpisce e crea disagio negli ascoltatori ma, in altro senso, sono stipendi, consumi e domanda. Magari la spesa pubblica puo’ essere usata più efficacemente ma di sicuro non rappresenta la fonte principale delle nostre disgrazie economiche.  Inutile dire che di fronte a questi slogan, appunto, da talk-show, non ci rimane che sbuffare!