Quando si parla di malattie mentali, di pazzia, non è mai semplice. Non si hanno dei veri e propri confini, molto spesso soggettivi e legati all’evoluzione della riflessione clinica, alle pressioni ambientali e alla tolleranza della società rispetto a comportamenti di “devianza”. Basti pensare che fino al 1973, l’omosessualità era ancora considerata un disturbo mentale.

Certo è che ci sono dei numerosi disturbi della personalità, tra cui:
I disturbi dello “spettro bipolare”, che detto in parole povere provoca degli esagerati sbalzi di umore, un minuto si è estremamente felici e quello dopo si è nella depressione più nera, un po’ come in un bad trip, se sapete di cosa sto parlando.
O il disturbo ossessivo-compulsivo o DOC, che forse conoscete con il suo nome inglese obsessive-compulsive disorder o OCD, che come dice il nome stesso porta la persona ad avere pensieri ossessivi associati a compulsioni. Questa vi è probabilmente più nota, basti pensare a molti serial killer di Criminal Minds.
O ancora il disturbo borderline di personalità, caratterizzata soprattutto dalla paura dell’abbandono e da comportamenti autodistruttivi ma anche distruttivi nei rapporti personali, se vogliamo descrivere la cosa in due parole possiamo dire che è una mancanza di fiducia in se stessi portata alla massima potenza.
O più in generale tutti quei disturbi legati a sentimenti quali l’ansia e la paura, dove l’ansia è intesa come una preoccupazione per eventi futuri e la paura come reazione a eventi presenti, come il disturbo d’ansia generalizzato, la fobia o gli attacchi di panico.

C’è una storia che raccoglie tutte queste malattie, si chiama The Silver Linings Playbook, un romanzo di debutto di Mark Quick che è poi diventato un film diretto da David O. Russel. Presentato al Toronto International Film Festival nel settembre del 2012, questo film ha fatto incetta di premi sia per la regia che per l’interpretazione di Jennifer Lawrence e Bradley Cooper.

Dopo otto mesi di terapia per il suo disturbo bipolare in un istituto psichiatrico di Baltimora, Pat Solatano Jr. ritorna a Lansdowne, Pennsylvania a casa dei suoi genitori Dolores e Pat Sr. Nikki la moglie di Pat si è trasferita e suo padre fa scommesse clandestine per realizzare il suo sogno di aprire un ristorante. Pat, però è determinato a riportare la sua vita sui giusti binari e di riconciliarsi con Nikki, che ha ottenuto un ordine restrittivo nei suoi confronti, dopo un violento episodio che lo aveva mandato in terapia.
Pat è determinato a vedere il lato positivo in tutte le sue esperienze, non importa quanto siano impegnative. Pat non crede di aver bisogno dei medicinali, non secondo la sua nuova visione della vita. Ha perso peso e ha iniziato a leggere i libri di letteratura che sua moglie insegna ai bambini a scuola.
La svolta però accade una sera, a cena dal suo amico Ronnie, dove Pat incontra sua cognata, Tiffany Maxwell, una vedova che ha perso di recente il suo lavoro e con cui inizia una bizzarra amicizia basata sulle loro nevrosi condivise.
Alla fine tutti i problemi si risolvono, Pat Sr. apre il suo ristorante grazie ad una buona scommessa, Pat ricuce il suo rapporto problematico con il padre, lascia andare sua moglie e finalmente confessa a Tiffany di averla amata fin dal primo incontro.

Insomma tutto bene quel che finisce bene, voglio dire se c’è l’hanno fatta loro, con tutti i loro problemi, perché non dovremmo anche noi, giusto?


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