David Grossman

L’abbraccio

Mondadori, 2010

pp. 36, ill., rilegato, € 10,00

Chi non si è mai sentito solo? Chi non ha mai avuto bisogno del piacevole calore e del rassicurante conforto di un abbraccio?
La vita non è fatta di verità assolute, ma di mezze tragedie e mezzi miracoli. Grossman ci racconta questo, con una semplicità ed una dolcezza a tratti disarmante. Alle parole si accompagnano dei disegni, tracciati con gentili e morbidi tratti ad acquerello, e sono questi disegni a costringere il lettore a tornare fanciullo e a ricordare come anche lui un tempo, con tanta insistenza, si poneva domande, affamato di risposte e di vita.

E la madre, senza bisogno di troppe parole, avvolge il bimbo in un abbraccio che ha tutto il sapore di spiegazioni, ed anche di quelle spiegazioni che non arrivano mai. “Quando sarai più grande, capirai”.
La madre, il grande archetipo del tempo moderno, da Edipo a Freud, rotolando ai tempi nostri nei quali le madre hanno troppe colpe da scontare, troppi capricci da esaudire. La Madre raccontata da Grossman, però, ha il tono di una figura arcaica, ieratica ma dolce. Era in candide vesti che, dalla generazione sino alla maturità, e forse anche oltre, accompagna il fanciullo.

Rendendo tutto il libro un tributo all’essenzialità, Grossman ha ottenuto qualcosa di universale, adatto ad ogni uomo, di ogni età e cultura. Spesso la preziosità di un oggetto, o di un idea, si nasconde ed acquisisce valore attraverso la semplicità della forma, questo è il segreto di questo libro che abbraccia e stinge al cuore: la semplicità, che racconta e si racconta.

Un abbraccio per essere un po’ meno soli, un abbraccio per stare da soli insieme. “L’abbraccio” di Grossman è un tenero gesto d’amore, verso chiunque abbia voglia di sfogliarlo. Leggendolo ci si rende conto di quanto la grandezza, una conoscenza a tutto tondo di un argomento, sia semplice e raggiungibile in pochi semplici gesti.

In una parola: delicato.

A cura di Andrea Bellandi 

 

 

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