Cos’è un sinonimo? Una parola che ha lo stesso significato di un altra. O almeno così ci hanno sempre detto fin dalle elementari. Ma siamo proprio sicuri? Guardiamo cosa succede se prendiamo quattro incipit famosissimi della letteratura italiana e non, siete ancora in grado di riconoscerli?

 

Nella metà del percorso della nostra esistenza
Mi rinvenni per una foresta tenebrosa,
che la retta strada era persa.


Quella frasca dello specchio d’acqua di Como, che si orienta a sud, tra due successioni non spezzate di alture, tutto a insenature e a baie, a seconda della prominenza di quelli, vien, quasi all’improvviso, a rimpicciolirsi, a prendere il flusso e l’immagine di un torrente, tra una penisola a destra e un’ampia costa dall’altro lato.


 

È realtà globalmente accettata che un uomo celibe in dominio di una stabile ricchezza debba essere all’inseguimento di una consorte.


 

Tutti i nuclei di consanguinei lieti sono simili; ogni nucleo di consanguinei triste è disgraziato a modo suo.
Nella residenza Oblonski tutto era coi piedi all’aria. La consorte aveva smascherato un rapporto intimo del consorte con una transalpina che era stata educatrice nella loro residenza in precedenza e gli aveva esposto che non poteva più alloggiare con lui sotto le stesse tegole.


Alcune parole “segnale” sono rimaste per forza di cose e le opere più vecchie risultano quasi più comprensibili dopo aver sostituito ogni termine con il suo sinonimo, ma sicuramente ogni brano ha perso la sua musicalità e quel particolare stile che lo caratterizza.

Quindi diffidate dalle imitazioni, o meglio, diffidate dai sinonimi. Perché ogni cosa a questo mondo è unica, perfino le parole.

NB: sbizzarritevi nei commenti a cercare di capire quali siano le opere a cui mi riferisco 😉

 

 

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