Al giorno d’oggi parlare di media può sembrare una questione molto complessa e per alcuni aspetti lo è senza dubbio. Le continue innovazioni in campo tecnologico stanno portando ogni soggetto ad interagire non solo ripetutamente, ma anche continuamente, con degli strumenti che sono ormai percepiti come necessari per lo svolgimento della vita umana. Tale integrazione ausiliaria, iniziata con dei mezzi meccanici, più vicini alla natura e ad una dimensione tecnica rudimentale, si è successivamente evoluta per avvalersi di strumenti prima elettronici e poi digitali.
Secondo diverse teorie un anno che può essere considerato una linea spartiacque tra due stadi tecnologici differenti è il 1984. Il 22 gennaio l’azienda statunitense Apple Inc. pubblicizzò con un commercial di notevole impatto sul pubblico il proprio rivoluzionario prodotto: il computer Macintosh. A partire da questa data si ebbe un cambiamento irreversibile nel mondo informatico, che condusse inevitabilmente a delle conseguenze altrettanto radicali nella vita quotidiana, spazio nel quale noi umani interagiamo con le macchine. Molto interessante è la tesi avanzata dal Professor Ruggero Eugeni, il quale sostiene che l’introduzione del Macintosh abbia segnato il definitivo tramonto dei media tradizionali ottocenteschi, dunque l’avvento della condizione postmediale.

1984 - MAC
Tale innovazione avrebbe come effetti principali: la moltiplicazione esponenziale dei canali di erogazione e la presenza di tecnologie di digitalizzazione dei materiali. La combinazione di questi due fattori, che hanno assistito ad un intenso sviluppo reciproco, ha portato ad un aumento vertiginoso dell’interazione con strumenti metamediali, non solo dal punto di vista quantitativo (tempo trascorso davanti al PC), ma anche e soprattutto da quello qualitativo. Le macchine sono in qualche modo diventate dei sostituti nella gestione di affari pubblici e privati – ordinati cronologicamente secondo l’avvento dei media nella specifica categoria – tramite l’utilizzo di strumenti ai quali siamo costantemente connessi. Smartphone, codici e fotocellule impercettibili costituiscono la frontiera della massima praticità nella vita quotidiana. Il professore statunitense Henry Jenkins parla di “convergenza in piattaforma digitale” e di reti di condivisione delle competenze che si pongono al centro di un fenomeno di crossover estremamente fluido. L’internet delle cose non è una realtà lontana o fantascientifica: è la realtà.