Se oggi arrivi in Cile e nomini Pinochet, forse la reazione suscitata non è quella che ci si aspetta. Ci sono due scenari possibili. Nella prima, il nome Pinochet evoca quasi una sensazione di giubilio, la mente inquadra folle festanti ai bordi delle strade, che agitano le mani, sventolano bandierine. Per chi aveva subito la sottrazione delle terre con Allende, e la restituzione con Pinochet, lo vede come un santo. Chiunque abbia tratto giovamento economico dal suo governo, non può neanche concepire il fatto che Pinochet, agli occhi del mondo, fosse un dittatore. Chi ha visto famigliari scomparire, chi ha vissuto le torture ed è sopravvissuto per raccontarlo, non la pensa allo stesso modo, anzi.

Nel 1973, quando tutto ebbe inizio, il Cile era diventato l’ultimo terreno di scontro nella Guerra Fredda. Appoggiato dagli Stati Uniti, nelle persone di Richard Nixon ed Henry Kissinger, in funzione anticomunista, Pinochet arrivò al potere a seguito di un che golpe che rovesciò il legittimo governo del Presidente socialista Salvador Allende, in cui vi perse la vita.

Fautore, secondo Friedman, di una grande crescita economica che egli stesso battezzò il “miracolo del Cile”, nei circa 17 anni di potere, ma in particolare durante il primo decennio, fu responsabile della morte di 3508 persone (solamente quelle ufficiali) – 2.298 assassinati o giustiziati, 1.210 sparizioni forzate – oltre a 28.259 vittime di tortura e prigionieri politici. Questa è l’eredità lasciata da Pinochet al Cile.

Non tutto, però, lo compiva con le proprie mani. 35 km a sud-est di Parral, Provincia di Linares, nella regione del Maule, sulla sponda settentrionale del fiume Perquilauquén, sorgeva Colonia Dignidad. La sua storia, o meglio una sua breve parte, viene raccontata nel film omonimo Colonia, uscito nel 2016 con la regia di Florian Gallenberger e la partecipazione di Emma Watson e Daniel Brühl, come protagonisti.

Il racconto inizia con una canzone, scorre leggera insieme ai titoli di testa, al preambolo storico. E’ Bill Withers che canta:

Ain’t no sunshine when she’s gone
It’s not warm when she’s away
Ain’t no sunshine when she’s gone
And she’s always gone too long
Anytime she goes away
Wonder this time where she’s gone
Wonder if she’s gone to stay
Ain’t no sunshine when she’s gone
And this house just ain’t no home
Anytime she goes away

[…]

L’ispirazione gli venne guardando il film del 1962 “Days of Wine and Roses”. In particolare pensava a due personaggi, interpretati da Lee Remick e Jack Lemmon, entrambi alcolisti sempre in lotta tra il loro essere a volte forti e a volte deboli. Era come se per qualche secondo tornassero ad avvelenarsi. A volte si sente la mancanza di cose che in realtà non giovano alla salute, fisica o mentale. E’ l’immagine fedele di chi nel Cile di oggi, sente la mancanza di ciò che per loro non è mai stato un bene. Perché non si scende a compromessi per la libertà. Quando manca la libertà, il sole non c’è, e casa non è più Casa.

Anche a Colonia Dignidad, libertà non era di casa. Fondata da un gruppo di immigrati tedeschi a metà degli anni ’50, a cui ben presto, nel 1961 si aggiunse un gruppo guidato da Paul Schäfer. Non gli ci volle molto a prendere il controllo del luogo e dei suoi abitanti, trasformandolo in una setta religiosa, che venerava Dio, o più propriamente in un culto della sua persona. Schäfer non era certo stupido. Aveva capito che la forza stava nei legami, madre, moglie, marito, figli. Divise tutti, donne, uomini, bambini, il sesso era vietato, uomini e donne non entravano in contatto anche per alcuni anni. L’unico a vedere tutti era Schäfer.

Isolata dal resto del mondo, non solo per la posizione, ma anche dal carattere stesso del culto, che non permetteva a nessuno di uscire, la Colonia era un terreno fertile per i piani di Pinochet. Negli ultimi decenni, indagini esterne, compresi gli sforzi da parte del governo cileno, hanno portato alla luce la storia delle attività criminali condotte nell’enclave, tra cui abusi sessuali su minori (ad opera di Schäfer).

Oltre alle attività legali, infatti, la Colonia si supportava vendendo armi, e riciclando denaro. Inoltre, un piccolo gruppo di individui detenuti nel Dirección de Inteligencia Nacional di Pinochet, furono portati nel corso degli anni alla Colonia dove furono torturati da ufficiali del governo, ma anche dai residenti della Colonia che non esitarono a prendere parte alle atrocità.

Lena e Daniel, i due protagonisti del film, cittadini tedeschi, si ritroveranno rinchiusi nella Colonia nei primi giorni del golpe di Pinochet, nel 1973. Daniel perché sostenitore di Allende, Lena perché non aveva alcuna intenzione di abbandonare il suo amore nelle mani di pazzi sadici. Dovranno lottare, dovranno fingere, dovranno fare di tutto per sopravvivere e cercare di riportare a casa la pelle. Intenso, indignante, forte, è un film che vale la pena vedere.


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