Poesia
Si dice che la poesia
manchi di vero slancio,
che non sappia più volare
poiché non più sorretta
dai grandi angeli alati.
Che farci? È un mondo
di poeti atei che volano
preferibilmente in aereo.

La poesia manca di vero slancio? La poesia non sa più volare? Così, quello che noi definiremmo poeta, riporta una diceria; falsa o vera, non si sa. La poesia in quanto tale è nata sulle ali dei grandi uomini leggendari come Omero, Pindaro, Saffo… e ora non c’è una soluzione a questa penuria di poesia, di grandi angeli alati. I poeti della nostra epoca sono uomini medi, forse quasi mediocri, sicuramente privi di qualsiasi aura di leggenda o fantasia. Il loro essere atei è una descrizione non tanto e solo religiosa ma che si riferisce al modo di osservare il mondo, che con il tempo si fa via via più cinico: il poeta prima era un grande angelo alato, ora sa solo farsi trasportare dalle ali artificiali e concrete di un aereo.

Valentino Zeichen, nato nel 1938 a Fiume, è morto a Roma il 5 Luglio 2016. Fu un intellettuale di tempra originale nel panorama artistico: il calcio d’inizio della sua carriera fu la raccolta poetica “Area di rigore” del 1974 che già presentava la sua instancabile vena polemica. La vicinanza alla poesia surrealista ha profondamente influenzato il suo stile anti-lirico che Valerio Magrelli definisce con queste parole:

“Che parli del big bang o di un amore, che evochi un amico o parli di guerra, egli imbastisce sempre un complicato congegno dimostrativo, una piccola macchina logica tramite cui esibire acquisizioni di tipo cognitivo. In alternativa, ecco esplodere veri flash visivi, come quando, ad esempio, definisce il treno “una chiusura lampo che fila sui binari”.

Il suo atteggiamento esistenziale e poetico è sdegnoso e scostante tanto da lasciare ancora dubbi sulla veridicità del suo stesso nome.

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