Può la digitalizzazione, che sembra aver relegato negli ultimi decenni la letteratura a un ruolo marginale rispetto ai mezzi di comunicazione di massa e ai prodotti audiovisivi, avere invece risvolti positivi per la pratica della lettura intesa nel senso più ampio? La cosiddetta “quarta rivoluzione“, ossia il passaggio della forma libro dal mezzo a stampa al mezzo digitale, non è avvenuta nei tempi e nei modi profetizzati dai primi entusiasti, ma ha avuto al tempo stesso un impatto più pervasivo, e pertanto più duraturo, sulla fruizione dei libri, con alcune grandi potenzialità per il futuro.

Questo articolo è la seconda parte di un confronto interno alla sezione di Letteratura su vantaggi e svantaggi della digitalizzazione nell’ambito della lettura. Clicca qui per leggere la prima parte.

Nei cinque punti che seguono si proveranno ad elencare in modo coerente i risvolti positivi, presenti e futuri, della digitalizzazione della lettura. Tutto ciò sarà da intendersi in una prospettiva non di sostituzione, bensì di integrazione e valorizzazione del mezzo a stampa a pari passo con il digitale, secondo le preferenze e le disponibilità economiche dei lettori. In fondo, come sostiene Umberto Eco, “Il libro è come il cucchiaio, il martello, la ruota, le forbici. Una volta che li avete inventati non potete fare di meglio. Non potete fare un cucchiaio che sia migliore del cucchiaio”, però, di tanto in tanto, per mangiare si possono usare anche le bacchette.

1. Estensione del concetto di “lettura”

Il concetto di “lettura estensiva” nasce con il progressivo affermarsi del libro rilegato, dapprima manoscritto e poi a stampa, e si rafforza di pari passo con la diffusione sempre più ampia dei libri. Al contrario della lettura intensiva, che prevede uno studio meticoloso di pochi e selezionati testi, rigorosamente all’interno di bibliotechescriptoria dedicati, la lettura estensiva si basa sulla fruizione di più e più libri in contesti anche diversi da quello accademico. Una volta sdoganato e liberato (letteralmente e metaforicamente) dalle biblioteche di studio il libro diventa anche una forma di intrattenimento e svago, oltre che di arricchimento culturale.

In quest’ottica il passaggio al digitale costituisce una ulteriore estensione del concetto stesso di lettura, in cui il testo si slega dall’oggetto libro per essere fruito potenzialmente ovunque. Grazie a piattaforme che permettono di sincronizzare i progressi di lettura tra vari dispositivi, si può ad esempio iniziare un libro sull’e-reader a casa e terminarlo sul telefono in metropolitana. Non solo: il concetto stesso di “libro” non è più legato a filo doppio alla materialità dell’oggetto, ma può anche indicare un file di testo — il cosiddetto ebook, appunto — o una produzione audio registrata e resa disponibile via radio o servizi ad abbonamento.

 

2. Accessibilità

I dispositivi digitali adattano la pratica della lettura ai ritmi della vita moderna, quantomeno per i lettori disposti a rinunciare alla consistenza fisica del libro cartaceo. In queste discussioni è tuttavia importante ricordare che, per molte persone affette da diversi tipi di disabilità, quella in digitale è l’unica lettura possibile.

Restando nell’ambito degli ebook, la possibilità di aumentare la grandezza del carattere e il contrasto delle schermate è fondamentale per le persone ipovedenti; l’installazione di font ad alta leggibilità aiuta invece bambini e adulti affetti da dislessia o altri disturbi specifici dell’apprendimento ad avvicinarsi a un mezzo per troppo tempo ritenuto fuori dalla loro portata. Tenere in mano dispositivi più leggeri rispetto alla maggioranza dei libri cartacei è inoltre più agevole in caso di disabilità motorie. Infine, è bene ricordare che gli audiolibri nascono come produzioni pensate per persone non vedenti molto tempo prima di raggiungere la diffusione di massa che hanno oggi. In questo senso, la diffusione di nuovi modi di leggere beneficia davvero tutti.

3. Risparmio

Su questo fronte il libro cartaceo sembra riprendere vantaggio: indubbiamente un volume a stampa costa di meno di un tablet o di un e-reader, ma è opportuno prendere in considerazione altri fattori in gioco. Innanzitutto, i lettori forti (titolo di cui, è bene ricordare, in Italia si può fregiare chi legge più di dodici libri all’anno, quindi almeno uno al mese) possono considerare le spese a lungo termine: grazie alle promozioni sempre in corso su piattaforme come Kobo o Amazon Kindle è possibile acquistare legalmente ebook a pochi euro, o addirittura scaricare gratuitamente gran parte dei classici della letteratura. Altrettanto utile, e completamente gratuito, è il servizio MLOL (Media Library OnLine), convenzionato con i sistemi bibliotecari italiani, che consente il prestito di tre ebook al mese.

I dispositivi digitali comportano quindi una spesa iniziale non indifferente, ma i lettori con schermo e-ink permettono di custodire al proprio interno anche migliaia di ebook; sono anche più economici rispetto alla maggioranza dei telefoni o dei computer, più duraturi e con maggiore retrocompatibilità. Se custodito con cura, un Kindle può durare infatti anche dieci anni senza dare troppi problemi. Se invece non si è sicuri di fare questo acquisto, si possono installare le applicazioni dei servizi di lettura digitale sul proprio telefono, computer o tablet. In questo caso, tuttavia, lo schermo retroilluminato rende l’esperienza di lettura più immediata ma meno confortevole.

4. Conservazione e valorizzazione

In questi ultimi difficili mesi, fatti di biblioteche chiuse e impossibilità di recarci di persona in università o anche solo in libreria, abbiamo tutti compreso l’importanza dell’accessibilità da remoto dei libri. La digitalizzazione dei patrimoni librari ha dato origine a controversie legali e filologiche per buona parte ancora in corso, ma è innegabile, di fronte all’impossibilità di reperire fisicamente i libri in questione, che sia necessaria per far proseguire studi e ricerca.

Per fortuna negli ultimi decenni qualcosa si è mosso — sempre poco rispetto alle enormi potenzialità di questa procedura, ma pur sempre qualcosa. Si moltiplicano infatti i progetti di digitalizzazione di biblioteche e archivi, che rendono disponibili gratuitamente o dietro licenza testi altrimenti non accessibili: si parla di libri rari, in stato di conservazione non ottimale o molto antichi, ma anche materiale più recente il cui contenuto è stato indicizzato parola per parola, pronto così ad essere usufruito da studiosi e appassionati.

5. Transmedialità

Quella dell’editoria digitale è una storia ancora breve e fatta perlopiù di potenzialità, aspettative stellari che si sono scontrate con lettori abitudinari e accademici nostalgici e difficoltà a raggiungere il pubblico generalista. Ciò può essere considerato un fallimento solo se si intende il progresso come un processo perfettamente lineare, condizione che in realtà non si verifica quasi mai, specialmente nel campo dell’informatica. Guardando in avanti, la lettura digitale dovrà tenere conto del dominio dell’audiovisivo e non cercare di contrastarlo, bensì integrarsi ad esso.

Grazie a progetti di storytelling multimediale ed ebook di ultima generazione, un romanzo può essere messo in comunicazione con i suoi adattamenti o arricchito da illustrazioni e spezzoni di video, creando un’esperienza che trascende dai singoli mezzi di comunicazione; a un livello più basilare, invece, la presenza di link ipertestuali uguali a quelli dei siti Web possono aiutare il lettore a destreggiarsi tra note a piè di pagina e citazioni esterne.

Questo scenario di digitalizzazione non rappresenta insomma, come sostengono molti, la fine della lettura, ma solo una sua lenta e progressiva riconfigurazione su strumenti e modalità d’uso diverse, che si affiancano senza sostituirsi completamente al libro cartaceo.

 

 

FONTI

J-C. Carrére, U. Eco, Non sperate di liberarvi dei libri, Bompiani 2009

R. Darnton, Il futuro del libro, Adelphi 2011

G. Roncaglia, La quarta rivoluzione. Sei lezioni sul futuro del libro, Laterza 2010

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