Al contrario di quello che molti pensano, non si tratta del solito film tedesco sul periodo nazista. Gli elementi per essere definito tale ci sono tutti in realtà: la protagonista femminile Hannah viene processata, in quanto ex guardia delle SS in un campo di concentramento, con l’accusa di aver fatto morire oltre 300 donne durante la marcia della morte. Il protagonista maschile Michael assiste al processo come studente di legge e ha il compito di riflettere sulle accuse e sulla sentenza, ma oltre alle difficoltà strettamente giuridiche e le implicazioni morali delle azioni naziste – si vede infatti come anche gli altri studenti abbiano difficoltà a giudicare in maniera imparziale le azioni delle imputate, umanamente riprovevoli – Michael ha un altro problema. Da giovanissimo aveva avuto una relazione con Hannah, di vent’anni più vecchia e estremamente affascinante e sensuale.

Questa relazione, vissuta da Michael con tutto l’entusiasmo del primo amore, si basa su dei presupposti un po’ singolari: prima di compiere ogni atto sessuale Hannah chiedeva al giovane Michael di leggerle dei brani di un libro ad alta voce, cosa in cui il ragazzo si dimostra particolarmente bravo. Questa particolarità nella loro relazione è la chiave di lettura di tutto il film e non a caso ne dà anche il titolo. La principale accusa nei confronti di Hannah è quella di aver diretto le azioni delle altre guardie e di aver scritto il rapporto sulla morte delle prigioniere. Peccato che Hannah non sappia né scrivere né leggere, quindi è impossibile che abbia scritto il rapporto di suo pugno. Se il giudice avesse saputo del suo analfabetismo, lei non sarebbe mai stata condannata all’ergastolo, forse sarebbe stata addirittura scagionata. Tutte frasi al condizionale perché Hannah non fece nulla in proposito e nemmeno Michael. La donna si vergogna troppo della sua mancanza per poterla rivelare ad un qualsiasi essere umano e preferisce il carcere a vita ed essere vista come una spietata aguzzina piuttosto che ammettere di non saper leggere. Michael dal canto suo è tentato di rivelare il segreto di Hannah ma poi cambia idea, capendo che la vergogna che ne conseguirebbe sarebbe per lei insopportabile. Questa decisione tuttavia sarà deleteria per entrambi e ne condizionerà il resto della vita, portando Hannah al suicidio e Michael ad un immenso senso di colpa, che aggrava ancora di più la sua incapacità di aprirsi alle persone.

Molti in questo film hanno visto il tentativo di giudicare in modo positivo le azioni del periodo nazista, cercando di mettere sotto una luce positiva un personaggio malvagio come quello di Hannah, fornendolo di grande fascino e di attrazione sessuale grazie all’interpretazione magistrale di Kate Winslet (che con questo film ha anche vinto un Oscar) ma io non la penso così. Innanzitutto il narratore è Michael, il fascino di Hannah viene subìto da un protagonista ancora giovane, inesperto e innamorato di una donna più grande. Nel momento in cui lui viene ferito dalla fuga immotivata della sua amante, questa prospettiva cambia, diventando più matura e inizia a farsi strada l’incertezza, il dubbio se questa sia stata una relazione legittima o no. Dopo il processo, il modo di pensare del protagonista cambia ancora, diventando ancora più tormentato e insicuro.

Inoltre non posso fare a meno di vedere una similitudine fra il processo ad Hannah e il processo ad Adolf Eichmann, descritto da Hannah Arendt nel libro “la banalità del male” (sarà un caso che la protagonista del film e la scrittrice si chiamano tutte e due Hannah?). In questo libro viene affermato che l’imputato, accusato di genocidio, non compie le proprie azioni perché malvagio ma perché spinto dall’inconsapevolezza di cosa significassero. La stessa cosa secondo me si può dire per Hannah: lei si unisce alle SS perché aveva sentito che queste offrivano dei lavori e poi si limita ad eseguire gli ordini che le venivano dati. Indagare troppo su quello che stava facendo non le era possibile perché non sapeva leggere. Quest’interpretazione mi sembra ancora più valida considerando che Bernhard Schlink, autore del romanzo omonimo a cui si ispira il film, è giudice e professore di filosofia del diritto e sicuramente conosce il romanzo della Arendt. L’intenzione dell’autore secondo me è in primo luogo quella del confronto fra due generazioni, una “nuova” e una “vecchia” Germania, messe una di fronte all’altra e costrette a giudicarsi a vicenda, una cercando di sviluppare un nuovo modo di pensare e di giudicare le azioni dell’altra, sganciandosi dai suoi insegnamenti e condizionamenti; l’altra invece cercando di capire le sue colpe. E’ in questa chiave di lettura che deve essere visto il film, in primo luogo come un incontro e uno scontro fra due persone estremamente diverse tra di loro ma con un sottile filo che le lega inevitabilmente.


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