«Perché non provi ad allentare un po’ il grip? Lo sai che un uomo si aggrappa al bastone come si aggrappa alla vita?»

«Non è di questo che sto parlando!»

«Lo so […] Quello di cui sto parlando io è un gioco; un gioco che non si può vincere ma solo giocare. […] Non c’è un’anima su tutta la terra che abbia un fardello più pesante di quanto possa sopportare; non sei il solo, però questo l’hai portato abbastanza a lungo. È tempo di andare avanti e liberarsene»

Dalla locandina si potrebbe pensare a un noiosissimo film sul golf -si potrà mai girare un’intera pellicola su questo sport?!- ma questo capolavoro è ben altro. Il cast è di quelli da lasciarti senza fiato: Matt Damon (Rannulph Junuh), Will Smith (Bagger Vance), Charlize Theron (Adele Invergordon) e Jack Lemmon (Hardy Greaves); tutti diretti da Robert Redford. Effettivamente, con queste stelle, è difficile capire come il film, uscito nelle sale americane il 23 Ottobre 2000, abbia reso appena 90 milioni di dollari di incasso, a fronte dei 60 del budget.

Dicevamo, la storia prende vita dalle vicende di Rannulph Junuh che, ritornato a casa come reduce della Prima Guerra Mondiale, passa le sue giornate a bere e a giocare a carte, lasciando nel dimenticatoio il suo passato da enfant-prodige come giocatore di golf. Adele, con cui il buon Junuh ha avuto una storia d’amore prima di partire, per cercare di far ripartire l’economia della città, colpita dalla crisi economica che attanaglia tutta l’America, decide di organizzare un torneo con i due migliori giocatori statunitensi: Bobby Jones e Walter Hagen. La sfida si svolge a Savannah e, come esponente della città, Junuh viene quasi obbligato a partecipare. Qualche giorno prima dell’inizio della gara si presenta alla sua porta Bagger Vance e si offre di fargli da caddie per soli 5 dollari. Da qui poi si sviluppa la storia, che dura 126 minuti.

 

Come potrete intuire, la partita di golf è solo una magnifica cornice che pittura le scene del film con i suoi campi estremamente verdi e i magici tramonti della Georgia.

Il film è una metafora sulla vita, sull’enorme spinta che serve per andare avanti nonostante le difficoltà, nonostante le sconfitte, nonostante la sorte avversa. Tutto si basa sullo swing personale che ognuno di noi ha dalla nascita e chiaramente il riferimento è al nostro tratto distintivo, a ciò che ci rende così splendidamente unici e inimitabili. La morale risiede qui: ognuno di noi ha le capacità e le forze per sopportare le sventure che si abbattono sulla nostra vita. E il pensiero non può che correre alla frase che la Sibilla rivolge a Enea: «Tu ne cede malis sed contra audentior ito/ quam tua te fortuna sinet» [«Tu non cedere ai mali ma affrontali in maniera più audace di quanto ti permetta la Sorte»]

 

Le tematiche sono trattate con una delicatezza che ti sfiora, ti colpisce e ti fa riflettere. L’attenta regia di Redford applica un taglio deciso ma morbido alla materia che mette in scena, così come avviene negli altri suoi 8 film da regista.

Se stasera siete a casa, beh, prendete il vostro computer e guardatevi questo film; vi riuscirà a regalare un attimo di serenità, facendovi evadere dalla frenesia della città che ci risucchia.


 

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