di Clara Incerpi

L’arte, forse, è l’unico ponte tra noi e il mondo. Ognuno ha un proprio modo di esprimere le emozioni, ma chiunque ha bisogno di farlo. Andando avanti nel tempo questa ha mutato sembianze, cercando di rincorrere le esigenze della gente, sempre troppo frettolosa di andare avanti, quando poi, tutta questa fretta diventa quasi inutile e deleteria. Sono mutate le forme, gli strumenti, ma l’arte vive, e sempre continuerà a farlo. Ed è un bene, soprattutto tra i giovani, che non muoia mai, e si faccia sentire come un grande eco.

Un’iniziativa a favore di tutto ciò, interessante e da non perdere, è la mostra Premio d’Arte MENOTRENTA, intitolata alla memoria di Raffaele De Grada. La storica rassegna ospitata per 20 anni dal Liceo Artistico di Brera, nello Spazio Hajech, ha presentato nel corso delle sue edizioni centinaia di giovani, provenienti dalle Accademie di Belle Arti italiane e internazionali.

Da tre anni a questa parte Menotrenta è intitolata alla memoria appunto di Raffaele De Grada, assumendo la caratteristica del premio ad inviti, e sposandosi con le attività dell’Associazione Le Belle Arti e del progetto Artepassante. In questa edizione espone con i giovani artisti invitati Debora Fella, già affermata e vincitrice del premio nell’anno 2012.

Inoltre quest’anno il premio apre una nuova sezione interamente dedicata alla memoria e alla resistenza. Il fine è quello di rilanciare e promuovere quei valori di libertà, di democrazia e di giustizia che fondarono le ragioni della Resistenza e della lotta per liberare l’Italia dal nazifascismo. Per la rilevanza straordinaria che i valori resistenziali vengono ad assumere oggi, nonché per legare idealmente alla Resistenza anche l’aspirazione alla libertà, alla giustizia e alla democrazia, proprie sia della Resistenza europea, sia delle Resistenze registrate dalla storia recente del pianeta.

Una staffetta ideale, attraverso l’arte, tra artisti che con le loro opere hanno contribuito a difendere e diffondere questi ideali e le nuove generazioni di artisti che conoscendo e attualizzando questi temi continuano questa missione di vitale importanza per la nostra democrazia.

L’inaugurazione è avvenuta giovedì 5 maggio alle ore 18.30, presso i Sotterranei del Castello Visconteo, nella città di Abbiategrasso, e lo Sbuffo era presente. La mostra avrà luogo da giovedì 5 maggio stesso fino a martedì 31.

Dopo un breve passaparola tra gli organizzatori dell’iniziativa e un ricordo di Raffaele De Grada è stata aperta la mostra. Numerosi gli studenti presenti ad ammirare le opere, proprie o di altri, e nell’aria una grande voglia di fare, raccontare. Perché tramite ognuna tutti hanno raccontato qualcosa, ma soprattutto ognuno, osservandole, ne ha tratto poi un messaggio personale, ed è questo il bello dell’arte.

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All’inaugurazione era presente anche Debora Fella con le proprie opere, vincitrice della stessa rassegna nella prima edizione del 2012.

Classe 1990, dopo aver terminato il Liceo Artistico Boccioni di Milano, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera dove frequenta sia il triennio che la specialistica della Scuola di Pittura, laureandosi nel 2014 con lode, e dove adesso detiene il titolo di cultore della materia.

La ricerca intimistica che Debora attua parte dal volere creare un forte contrasto tra la luce e l’ombra e lo fa attraverso il monocromatismo dato dalle polveri e dai pigmenti scuri: la stratificazione dei vari toni ci restituisce un’atmosfera sospesa nella vibrazione delle pennellate, tanto compatte quanto sfumate.

I grigi che compongono il quadro visivo sono gli stessi che ci coinvolgono e ci portano all’interno di un’altra dimensione rispetto a quella che viviamo: un continuo flusso di pieni e di vuoti che alitano sullo spettatore, il quale diventa l’unico abitante di questi non luoghi.

La pittura, quindi, è per l’artista un’opportunità di scardinamento dal reale.

Ma noi team dello Sbuffo ne abbiamo parlato direttamente con lei, ponendole qualche domanda riguardo la sua carriera. Si è dimostrata gentilissima e disponibile, ed avere uno scambio con lei è stato costruttivo, perché raccontava ciò che ognuno poteva vedere osservando le sue opere.

Citando ciò che avevamo letto, ovvero che si interessava a creare un forte contrasto tra luce ed ombra, esterno ed interno, per ottenere una possibile costruzione bidimensionale di uno spazio sensibile lei ci risponde che è un lavoro che è partito da un po’ di anni, e quindi sta proseguendo su questa strada; ovviamente la ricerca diventa sempre più chiara man mano che uno va avanti, anche perché spesso capita proprio così: non pensi ad una cosa e poi le dai forma, arriva l’ispirazione nel momento stesso in cui stai lavorando alla tua opera. Ci racconta che in questo momento la sua ricerca è incentrata soprattutto sull’ombra, sia a livello fisico sia concettuale, quindi concetto di soglia, il passaggio dalla luce alle ombre. Un altro nostro interrogativo è se è stata ispirata da qualcosa o è venuto tutto così, senza un perché, e lei ci risponde che è questione di una propria sensibilità, ti affascinano alcuni artisti, ne trai più o meno spunto, e poi esprimi ciò che hai dentro nel modo a te più naturale. Come tecnica ci racconta che prima utilizzava l’olio, e tutt’ora comunque lo usa, però questa ricerca dell’ombra come polvere l’ha portata a scoprirla come passaggio, come un qualcosa che registra un passaggio sia temporale che fisico. Alla domanda “Sei sempre stata appassionata d’arte, affascinata da questa?” lei ci risponde che è dal liceo che studia questo e sin da piccola “pasticciava” ed esprimeva il suo essere tramite la pittura, è venuto tutto da sé. Ha seguito la sua aspirazione, ha fatto il liceo artistico, poi ha frequentato l’Accademia e qua ha trovato persone straordinarie, capaci di spronarla maggiormente e di farla crescere ulteriormente. Anche il premio è stato un grande stimolo per Debora, perché comunque persone che dimostrano un interesse per te e la tua arte non è cosa da poco, e stimola maggiormente la ricerca. Adesso, dopo la laurea, ci racconta che continua, fa assistenza pittura in Accademia, anche se il suo sogno è proprio quello di insegnarla e continuare a dipingere, all’interno dell’ambiente stesso.

Finalmente la lasciamo libera, e lei ci saluta molto calorosamente. È stata davvero una persona squisita e per questo la ringraziamo.

Il messaggio quindi è questo; non abbandoniamo l’arte, anzi, coltiviamola, in tutte le sue forme! Non perdetevi questa mostra, perché merita davvero. Una visita richiede poco tempo e può trasmettervi molto, quindi enjoy it!


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