di Sara Ottolenghi, foto di Andrea Olivieri

Gettare un oggetto in un corso d’acqua è da sempre ritenuto un gesto simbolico per liberarsene per sempre: la corrente lo porterà via chissà dove, o cadrà su un fondo che solo un periodo di notevole siccità potrà scoprire. Questo ragionamento non vale però per i Navigli di Milano: il sistema di chiuse architettato da Leonardo da Vinci permette un periodico svuotamento. E, dal fondo o sul fondo, emergono oggetti più o meno inaspettati:

1-Una sedia d’ufficio

sedia

Anche il lavoro alla scrivania può risultare pesante, soprattutto se la sedia su cui si deve stare appare ormai scomoda e consumata. Non mostra però grandi segni del tempo l’imbottitura rossa di questo vistoso reperto, forse il suo abbandono è dovuto a un cambio di arredamento da parte dell’ex proprietario/a. A lui/lei si ricorda che, per liberarsi degli oggetti ingombranti, l’AMSA offre un servizio gratuito di raccolta per il quale basta chiamare, prendere appuntamento e lasciare un cartello “per AMSA” sul rifiuto da far ritirare, appena fuori dal portone di casa. A meno che la collocazione di questa sedia non sia dovuta a un impeto di rabbia di un impiegato appena licenziato di uno stagista sottopagato, di un ex

2- Una rosa rossa e un bicchiere di plastica

rosa

Accostati uno accanto all’altro, forse per caso, evocano una possibile storia romantica a conclusione amara: forse una dichiarazione d’amore andata male, per la quale il malcapitato aveva acquistato il fiore simbolo di passione da uno dei testardi venditori che non mancano mai fuori dai locali nelle serate di “Movida” milanese. Costui, deluso, potrebbe in seguito essersi dato all’alcol, liberandosi in contemporanea della prova dei suoi sentimenti e del contenitore del liquido che sperava sarebbe stato un buon mezzo per annegare le pene, ma che invece ha dato come risultato un gran mal di testa.

3-Un “cinesino”

cinesino

E’ comprensibile che risulti alquanto fastidioso trovarsi qualche volta la strada inaspettatamente sbarrata a causa di lavori in corso, specie nella fretta che pare caratterizzare così bene Milano. Tuttavia il Naviglio non può essere il posto più giusto per liberarsi di un odiato cono stradale, specie cosiderando il fatto che, essendo alcuni di questi oggetti leggeri nella loro composizione platica, potrebbero anche galleggiare. Almeno fino al momento in cui, riempitisi di acqua come navi capovolte, non colano anch’essi a picco. Chissà di quante infrazioni stradali sarà stato testimone questo cono abbandonato su un fianco! Certo sarebbe stato più divertente se avesse trovato un secondo uso, magari come ludico cappello stregato a una festa a tema…

4- Un pomodoro

pomodoro

Sembra maturo ma non ancora marcio, a uno sguardo da lontano, il frutto “verduroso” gettato di recente in un Naviglio probabilmene già in secca. Si dice possa essere usanza lanciare pomodori contro spettacoli poco graditi: forse qualche turista non ha apprezzato il fatto che le famose vie d’acqua milanesi non sembrassero fotogeniche così asciutte?

5- Una borsa a tracolla

borsetta (1)

Scippata da un malvivente? Caduta a una ragazza ubriaca? Dimenticata da un proprietario un po’ distratto? Scivolata da una bancarella del consueto mercato dell’antiquariato che si svolge ogni ultima domenica del mese? Sembra un po’ consumata ma tutto sommato in condizioni accettabili questa borsa dalla tracolla color cuoio, aperta in una maniera che non permette tuttavia di intravederne l’eventuale contenuto.

6- Residui di fuochi d’artificio

fuochi

Lo smog li aveva resi proibiti e proibitivi per questo capodanno, ma qualcuno non deve essere riuscito a rinunciare a organizzare comunque uno spettacolo pirotecnico. Tuttavia il fango del naviglio non è bastato a nascondere le prove dello spettacolare misfatto. I candelotti, legati insieme a formare una piattaforma squadrata, sembrano un po’ degli innocue bobine terminate di carta assorbente.

7-Una dichiarazione d’amore

mary te amo

Chissà come l’avrà presa Mary, questa scritta a lei dedicata, verosimilmente una volta appesa a un ponte: sarà stata ella stessa a staccarla e farla finire nel fango? O sarà stato un terzo geloso, amante o marito? O forse sono bastate le intemperie di questa stagione a farla cadere, senza tuttavia cancellarne il significato?

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Di simile forza e fragilità appaiono i lucchetti che non mancano di adornare neanche alcuni ponti milanesi: le chiavi gettate a promessa di amore (più o meno) eterno non sembrano emergere nemmeno al venir meno delle acque. Saranno rimaste sommerse del fango? Grande opportunità, questo periodo di secca, per ritrovarle, in caso di ripensamenti…

Ndr: Gli oggetti fotografati in questo articolo sono reali, ma per quanto riguarda le storie ad essi associati: “qualsiasi riferimento a persone o fatti relamente accaduti è puramente casuale”. Se qualcuno conoscesse le vere storie di questi oggetti e volesse condividerle con la redazione è libero di farlo.

 

CREDITS

Foto scattate dall’autrice