18 dicembre 2018

Una tempesta di cinguettii

Una tempesta di cinguettii

Immaginate di sedervi sotto un bell’albero, tra le cui fronde trovano riposo migliaia di passerotti. D’improvviso questi cominciano a cinguettare simultaneamente fino a produrre una cacofonia insopportabile di trilli e suoni acuti indirizzati proprio contro di voi. Bene, siete appena finiti in una tweetstorm, una tempesta di cinguettii.

L’immagine è solamente la metafora di una pratica particolarmente diffusa su Twitter: è risaputo che una qualsiasi piattaforma sociale funziona principalmente sulla base della reazione dell’utente, o meglio, sull’azione di condivisione di un contenuto che viene riproposto ed eventualmente integrato. Gli hashtag permettono di riconoscere quel contenuto e di associarlo a più categorie di facile consultazione, garantendo così una diffusione rapida e diversificata (il cosiddetto retweet).

In una tweetstorm una serie di hashtag (con relativi contenuti) viene moltiplicata potenzialmente all’infinito da parte di un numero cospicuo di utenti, in un lasso di tempo ridotto. In questi casi la tweetstorm non viene manovrata da qualcuno ma si sviluppa spontaneamente a partire da un primo contenuto che ha suscitato scalpore, polemica o qualsiasi altra reazione socialmente emotiva. Si determina un effetto a catena che progressivamente perde di potenza fino a concludersi, esattamente come accade per i fenomeni metereologici.

Ma cosa succede quando una tweetstorm è un evento organizzato? Mi sono imbattuto nel commento di un politico locale che invitava tutti membri del proprio gruppo a scatenare letteralmente una tweetstorm contro l’azione di governo di un personaggio della parte avversa. La tempesta si trasforma così in un evento intenzionalmente costruito, dove ogni singolo utente ha il compito di mantenere alta la densità di hashtag, garantendo un’adeguata visibilità del proprio messaggio.

Il problema è che spesso il messaggio non c’è: ad essere importante è il fenomeno, l’effetto a catena. Riproporre un contenuto già formulato (e molto spesso solo offensivo) può diventare il massimo dell’esercizio di coscienza, con buona pace per il pensiero critico. Ci si ritrova quindi con la politica fatta dai tweet e mi chiedo se questa possa mai produrre riforme e risultati concreti: per quel che ne so le tempeste fanno solo danni… chissà se quelle fatte di cinguettii portano invece frutto!

 

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