di Ubaldo Mafrici

Il film di cui vorrei parlavi oggi è di quel regista danese, il grande Lars Von Trier , che è stato cacciato dal festival di Cannes del 2011 per aver asserito di “comprendere Hitler”. Un tipo fuori dal comune, insomma, come fuori dal comune sono i suoi film. Ora ci occuperemo di Dogville.

Una menzione particolare la merita la scenografia: non è affatto da cinema, ma da teatro: il film segue infatti l’unità di tempo, luogo e azione, dato che tutto si svolge su un palcoscenico nero, sul quale sono tracciate le piante degli edifici con una linea bianca. Proprio come a teatro, per consentire allo spettatore di guardarvi dentro, le case non hanno mura: solo le porte – giusto per dare una parvenza di abitazione – e ciò che vi è di indispensabile dell’arredamento interno per far comprendere a chi guarda di che tipo di edificio si tratti. Inizialmente questa sperimentazione è fastidiosa, a mio avviso, per lo spettatore, che inizia ad avvertire una sorta di claustrofobia. Questa tuttavia non è altro che l’intenzione del regista: sbattere anche lo spettatore al più presto possibile dentro Dogville. Inoltre, il sapere tutto di tutti tipico dei piccoli paesi, rende le mura degli edifici praticamente vane.

In secondo luogo, va detto che per l’intera durata del film una voce narrante accompagna lo svolgersi degli eventi in un modo così ammaliante da renderla tanto efficace quanto quella presente in Barry Lyndon. E come al solito i doppiatori italiani sono un’eccellenza.

La pellicola narra la storia di Grace (Nicole Kidman) che, inseguita da misteriosi gangster, trova rifugio nell’isolata cittadina di Dogville, dove inizialmente viene ospitata non senza qualche timore da tutti i suoi residenti. Se prendiamo in considerazione l’ipotesi che Gesù, pur potendo rimanere alla destra del Padre, sceglie comunque di scendere in Terra e sacrificarsi per gli uomini, allo stesso modo Grace decide di rinunciare al potere garantitole dalla posizione di gangster di suo padre e immolarsi per gli abitanti di Dogville. Questo è il primo dei parallelismi tra la figura di Cristo e quella di Grace che ho notato nella storia e che ora cercherò di mettere in luce. Col passare del tempo, Grace si mostra ai cittadini di Dogville di un’umiltà e di un generosità straordinarie, tanto da far crescere la sua popolarità in quel luogo. Con la sua costante cortesia e sottomissione stravolge positivamente la vita di tutti, fino a compiere il suo primo miracolo: la guarigione di un cieco. Grace, infatti, tra i compiti che le sono stati assegnati, ha quello di trascorrere diverse ore al giorno con un anziano signore, per tenergli compagnia. Quest’uomo, che dice di essere debole di vista, in realtà è cieco e si rintana sempre in casa per timore di essere scoperto; ma dopo l’avvento di Grace finalmente esce dal suo nido e confessa a tutti il suo difetto fisico, cosa che mai aveva avuto il coraggio di fare. Ad una cena in occasione di una festività, riunione plenaria della comunità di Dogville, è lo stesso cieco ad asserire come Grace abbia reso quel paesino sperduto un posto migliore. Ecco come Grace-Cristo vuole far rendere conto agli uomini della loro cecità attraverso la sua azione e come cerca di sanarli. Un giorno però la polizia giunge fino a Dogville per affiggere un manifesto in cui c’è scritto che Grace è ricercata in tutta la contea per complicità in diverse rapine in banca. Nonostante gli abitanti del paese abbiano le prove certe che Grace non sia macchiata delle colpe per le quali è accusata nel fatidico manifesto (dato che quei misfatti sono avvenuti mentre lei si trovava a Dogville), tutti quanti iniziano a trattarla sempre con maggiore diffidenza. Così, di fronte al primo ostacolo che potrebbe affievolire la “fede” che i cittadini avessero in lei e davanti al quale dovrebbero mantenere la calma e agire secondo razionalità, gli abitanti di Dogville – figura di tutti gli uomini – nonostante le prove di bontà di Grace, non sono capaci di non cedere alla superstizione e iniziano pian piano a rinnegarla, proprio come i discepoli fecero con Gesù. Ma la Bontà di Grace è capace di perdonarli, perché sa che gli uomini sono come cani e come tali seguono il loro istinto e si fanno sconvolgere totalmente dalla paura: non a caso il paesino si chiama proprio DOGville, “la città dei cani”. I suoi concittadini allora, ormai vittime di una vera e propria psicosi collettiva dettata dalla paura e dall’egoismo, iniziano a maltrattarla sempre più, approfittando della sua immutata bontà. Il climax delle umiliazioni a cui va incontro Grace ha inizio con i ritmi di lavoro sempre più serrati che le vengono imposti e la paga che le viene abbassata e ha fine con l’abominevole processione di tutti i maschi del villaggio che si recano nella sua casa per stuprarla a turno ogni volta che desiderano. Quest’avvenimento è degradante quanto l’apposizione della corona di spine da parte dei soldati sul capo di Gesù. E neanche la via crucis viene risparmiata alla bella Grace: per evitare che cerchi nuovamente di fuggire, dopo un vano tentativo dettato dal cedimento delle sue forze fisiche e morali, le viene attaccata al collo una pesantissima catena (la sua croce) che termina con una zavorra che la donna è costretta a portarsi dietro ovunque vada. “Ma valida venne un man dal cielo”: sul finire del film si scopre, infatti, che il gangster da cui Grace cercava scampo era suo padre stesso, dal quale era fuggita perché non voleva condividere il suo modo di vivere. Il padre, venuto a sapere che sua figlia avesse dei problemi, si reca a Dogville a bordo di una Cadillac con tutta la sua scorta armata al seguito per provare a convincerla a tornare a casa con lui; lui, che per cercare di allontanarla da Dogville, aveva cercato di metterla in cattiva luce ai suoi abitanti creando quei manifesti falsi. Proprio sui sedili posteriori dell’automobile del padre – che non si mostra mai agli abitanti del paese – ha luogo il dialogo chiave del film: durante il colloquio con la figlia, quest’ultima si rende conto della vanità dei suoi sacrifici per le persone che aveva conosciuto a Dogville – che nonostante tutto rimanevano “cani” – e di una buona dose di arroganza che la muoveva nel compierli e non di un puro e disinteressato amore per l’Umanità. Allora, come Cristo, alla lunga esegue anche lei anche il volere del padre: così ordina di distruggere Dogville con tutti i suoi abitanti: se nel mondo non c’è spazio per Grace (la Grazia), questo non ha alcuna ragione d’esistere. La conclusione che ci fornisce la religione cristiana è opposta a quella partorita dall’animo cupo di Lars Von Trier: se Gesù alla fine crede nell’umanità e sacrifica se stesso per lei (consideriamo che avrebbe anche potuto non farlo), Grace dopo la sua esperienza terrestre giudica il creato come “un atomo opaco del male”  che non bisogna far altro che cancellare.


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