di Ludovica D’Alessandro

La filosofia, disciplina dalle complesse e intriganti sfaccettature, ben si presta alle più svariate interpretazioni. Interpretazioni talvolta prive di alcun intento esegetico e –perché no?-  anche parodistiche. Smentendo ogni principio e realtà storica, vi racconto come andò, no, non veramente.

Certi fenomeni risultano determinanti nella formulazione di un principio filosofico. Dalla scrupolosa osservazione di uno specifico evento scaturiscono teorie dall’estrema acutezza descrittiva e postulante. Riporto alla vostra memoria la festa in discoteca durante la quale Hobbes si chiuse nel gabinetto per stendere di getto il trattato sullo stato di natura della civiltà. Nulla di tanto esemplificativo. E come biasimare l’espressione di un tale pessimismo nei confronti dell’indole umana a seguito di un tremendo spritz annacquato e fila di ore all’ingresso?

Questa serata ha segnato in maniera indelebile il corso della storia filosofica e ci ricorda un altro importante fatto: non sempre speculazioni e sperimentazioni avvengono in tutta serenità. Sarete d’altra parte a conoscenza della quantità di panciate che dovette subire Eraclito prima di imparare il tuffo di testa da bordo fiume. Ma il dolore passò e così: panta rei. Talvolta una teoria filosofica può addirittura arrivare a compromettere la sanità mentale dell’autore e dei suoi cari. Realtà certo nota alla moglie di Hegel, la quale passò gran parte del proprio trascorso matrimoniale a rifiutare con insistenza menage a trois.

Non tutte le più grandi illuminazioni avvengono tuttavia nel segno della negatività, anzi, certe esperienze denotano perfino un alto grado di serendipità, ovvero la fortuna di incorrere in scoperte impreviste e imprevedibili mentre si compiono ricerche con altri obiettivi (Cristoforo Colombo docet). Personalità indubbiamente “serendipica” era il signor Berkeley, il quale, tentando di capire le ragioni per cui la realtà empirica fosse solo parvenza e astrazione, scoprì i postumi della sbronza. E per sempre verrà ricordato per aver illustrato con cotanta efficacia quella sensazione “di trovarsi come in un acquario”.  Effetti inaspettati, pur non tanto positivi e illuminanti, arrecò anche il Simposio di Platone, opera che infatti costò al filosofo l’arrivo di centinaia e centinaia di mail riguardanti problemi amorosi pre-adolescenziali. Momento in cui addirittura la teoria divenne proverbio, da tredicenne a tredicenne: “tu mi completi”.

Il precetto filosofico che tuttavia si aggiudicò nel corso della storia il massimo grado di fraintendimento fu quello di Nietzsche. Infatti, oltre alla reiterata accusa di aver fecondato il terreno dell’ideologia nazista con la proposta del Superuomo, l’invito del filosofo ad abbracciare la sfera dionisiaca dell’esistenza venne mal interpretato da personaggi quali Kurt Cobain e Amy Winehouse, non a caso suicidi il giorno successivo dell’uscita de La nascita della tragedia. Ma tanto a lui piaceva solo Wagner.