Di Sharp

«Albertine andrà in letargo amore, poi ci sono anche le tartarughe di terra che scavano una piccola nicchia nel terrario…»

«Davvero? » fece Margherita fingendo interesse.

Era effettivamente interessata al fatto che la loro tartaruga, la loro bambina come la chiamava lei, potesse andare in letargo, ma era altro che premeva sulla sua coscienza.

Lo salutò con un sospiro e tanti baci dolcissimi da adolescenti.

Anche se Margherita non era più un’adolescente da un pezzo, il suo modo di relazionarsi all’altro sesso non era cambiato molto.

Era altro che premeva sul di lei cuore stracolmo.

Non vivevano ancora insieme lei e Paolo (e se volete sapere il perché leggetevi tutti gli episodi precedenti di questa saga). Ma in breve Margherita era molto tentata dal partire missionaria. Fosse una via di fuga o una vera e propria fuga dalla realtà, lei non lo sapeva. Sapeva certo che come si era sentita in missione, non si era mai sentita altrove. Il senso di pienezza, la gioia profonda, l’essere davvero utile a qualcuno in difficoltà. Ma lei si rendeva sempre utile quando poteva: ogni suo piccolo alunno era per lei un dono, una collega in crisi, gli ospiti del centro di accoglienza cui prestava servizio o semplicemente ogni amico da ascoltare. Ma a lei non bastava, aveva il gene dell’insoddisfazione. E proprio per questo aveva scaricato il precedente fidanzato Carlos. Era un ragazzo devoto e meraviglioso, avrebbero dovuto sposarsi.

But she grew out of that…. Era cresciuta però da questo comportamento, non era ancora in grado di vedersi in tutta la sua bellezza di giovane donna piena di risorse ma era capace di dare il giusto peso ad un amore importante.

Questo era Paolo, un amore importante. L’ultimo? Il definitivo?
Era sicuramente tutto nuovo con lui.

Era nuovo il non essersi innamorata al primo sguardo e il non aver sentito la passione bruciante che strappa i capelli.
No, era stata una cosa lenta e graduale.
«Che faccia da preciso, non è proprio il mio tipo anche se è l’unico papabile su questo pullmann…».
Poi lui durante il pellegrinaggio a Praga era stato molto carino, gentile, ma sempre pacato, forse troppo, una di quelle persone che non si sbottonano con chiunque, a differenza di Margherita.
Poi per caso erano usciti a Milano da soli, tutti gli altri amici del pellegrinaggio si erano ritirati all’ultimo.
E poi, e poi, e poi a scriversi tutti i giorni come due adolescenti alla prima cotta fino al weekend successivo, due pianeti diversi, la letterata che viveva di tragedie greche e aria e il chimico che sapeva smontare e rimontare una macchina.
E dopo una settimana il primo bacio, lei non se l’aspettava da lui, lui Paolo e paolotto, sul bigotto andante, timido, decisamente non spigliato con le donne. Lui l’aveva baciata sotto casa, come due adolescenti, le aveva detto «ti voglio bene», l’aveva baciata in fronte e poi sulla bocca, sotto la pioggia leggera, come due adolescenti.

E da lì era stato solo un crescendo di affetto, complicità, intesa.
Loro, due pianeti diversi, lei che non voleva aprire un conto in banca ma teneva i soldi degli straordinari tra le pagine di un libro, lui che di libri vedeva solo quelli che la sua tipografia stampava.
Ma poteva essere amore quello? Margherita aveva detto troppe volte ti amo, troppe volte si era illusa di trascorrere il resto della vita con qualcuno. Così tante che non dava più neanche peso alle parole «ti amo».
Con lui era tutto nuovo.
Lasciarsi voler bene, abbassare le difese, rendersi totalmente fragile agli occhi di un uomo.
Aveva persino messo da parte la sua aggressività, il suo cinismo, le sue battute sarcastiche e taglienti.
Lui era un dono del cielo, come poteva maltrattarlo? Il treno non passa mai più di due volte.
Lui aveva occhi solo per lei, se Paolo avesse avuto davanti una modella non l’avrebbe neanche vista. In una sala, tra altre decine di persone, Paolo sapeva dov’era la sua Margherita, la seguiva con la coda dell’occhio.
Paolo non l’avrebbe lasciata mai, neanche se Margherita fosse per caso tornata in ospedale per la sua depressione.
Paolo era un uomo all’antica, un principe …. in Smart.

Ed erano iniziati i discorsi sui progetti a lungo termine, le battute sul matrimonio, i figli. Erano solo battute. But in every joke there is a little bit of truth.
La loro storia era iniziata nel freddo di Febbraio e si erano detti che dopo le vacanze estive avrebbero iniziato a cercare casa.
Ma lontana da lui nei mesi di Luglio e Agosto Margherita aveva ancora iniziato a pensare alla missione, ne avevano parlato e Paolo non aveva fatto una piega. «Devi capire qual è la cosa migliore per te».

E tornata alla routine Margherita era tornata a soffrire, spesso non vedeva nulla se non il suo dolore di 28 anni trascorsi in un ambiente tossico con due genitori non in grado di amare. Aveva barlumi di lucidità quando era tra i suoi bambini, quando era con Paolo. No non erano barlumi, era gioia vera con Paolo.

Ecco cos’era il loro amore, era qualcosa di caldo e accogliente, un abbraccio caloroso, una coperta avvolgente dopo un acquazzone, una minestra calda dopo il digiuno, il primo sole di fine Maggio in piena faccia, una carezza lieve s’una ferita appena chiusa.
Così era fatta Margherita, le decisioni le macinava per dei mesi ma le prendeva da un giorno all’altro. «La vita è un cammino verso Dio» diceva un famoso teologo e lei voleva davvero farlo insieme a Paolo.
Paolo la stava solo aspettando.
Tante volte Margherita aveva fantasticato sul chiedere la mano di un uomo. La trovava una cosa moderna e divertente, per lasciarlo boccheggiante.
«Sì ­­– pensò – gli chiederò di sposarmi!».
Ma neanche quella sera era riuscita a trovare le parole giuste.
Era lei la parlatrice, quella che raccontava, descriveva, narrava.
Ma non riusciva a trovare le parole, la frase le moriva in bocca, anche quella sera.
«Posso sempre scrivergli un racconto», pensò Margherita.
Amava scrivere, aveva pubblicato un libro, poche copie.
«Gli scriverò un racconto che inizia con le sue parole di stasera. Gli scriverò: Albertine andrà in letargo e finirò con un “vuoi sposarmi”, poi all’anello ci penserà lui».