<<Ogni casa, ogni via, ogni piazza di Praga continuava senza posa a gridare, lungo tutto il corso della Storia: ‘Non dimenticare questo! Non dimenticare quello!’, così che a furia di ricordi e di vendette ci si dimenticava addirittura la vita presente>>(J. Urzidil)

Di Elisa Navarra

<<A Praga mentre biancheggia

l’alba

la neve cade

liquida

plumbea.

A Praga pian piano il barocco appare

agitato, lontano,

le dorature annerite

di tristezza.

Sul Ponte Carlo IV, le statue

sono uccelli venuti

da un pianeta morto (…)>>

Così il poeta turco Nazim Hikmet descrive l’alba di Praga, città degli spiriti, delle leggende, nelle cui vie aleggia una magica aria di mistero, atmosfera che ha stregato i più svariati artisti scrittori e poeti. Il fascino indecifrabile delle guglie del castello, la Moldava che scorre placida e nera sotto le statue dorate di Ponte Carlo IV; le casette colorate del quartiere di Malastrana, che quando la neve imbianca i tetti e spolvera le tegole, spiccano come villette di cartone provenienti da qualche fiaba.

 <<Tutto ciò ne ha fatto la città per eccellenza dello spaesamento, dello sradicamento, della perdita, tanto più sentiti quanto più tenace e vitale è l’attaccamento al vicolo, alla bettola, al piccolo dettaglio amato che balena nell’incubo e nel delirio del sogno>>, scrive C. Magris in “Una storia quasi praghese”.

E se l’aria spettrale del cimitero ebraico affollato di lapidi tardogotiche e barocche e la perfetta armonia dell’orologio in Piazza della Città Vecchia sono noti a tutti, restano invece volutamente più nascosti quegli angoli della “città degli spettri” ispirazione di poeti ed artisti. Scrive Giampaolo Gandolfo:

<< Ci sono tante componenti nella storia e nell’anima di Praga. Ma quello che ci meraviglia è come tutto si sia fuso e composto in una cultura di grande spessore>>.

IMG_3360

Non ci sorprende dunque che i vicoli angusti della Città Vecchia facciano da sfondo anche alle storie di Rilke, Perutz, Brod, Kundera, Hrabal, Nezval, nonché ai “Racconti di Mala Strana” di Jan Neruda, in cui la banalità della realtà si riveste di ironia. Basti pensare ai Vodník, folletti delle acque che vivono nella Moldava, vestiti di verde, con un berretto rosso. Trascinare sul fondo le anime di coloro che annegano nel fiume, dove le conservano dentro vecchie pentole, è il loro compito: e chissà che non l’abbiano fatto anche con lo spirito di San Giovanni Nepomuceto, gettato nella Moldava per non aver svelato al re i segreti di confessione della moglie. In quel punto del ponte si trova una croce d’oro: toccandola si dice si avverino i desideri.

Le casupole colorate di Malastrana
Le casupole colorate di Malastrana

La tradizione popolare incontra l’alchimia al numero 40-41 di Karlovo Namesti. Qui si racconta che abbia vissuto il dottor Faust. La casa avrebbe una maledizione: così come l’alchimista fu rapito dal diavolo in seguito al patto d’eterna giovinezza, allo stesso modo sparì uno studente che vi abitò successivamente. Proseguendo verso il ghetto ebraico si incontrano invece i racconti del Golem, il cui passatempo preferito si narra fosse spaventare gli abitanti assumendo le forme più diverse.

IMG_3103

Tuttavia non si può non pensare a Praga senza che la nostra mente corra immediatamente a Kafka, nei cui libri la città partecipa alle azioni e alle emozioni dei personaggi. Così in “Descrizione di una battaglia” Via Ferdinando e Via della Posta non sono semplici riferimenti, bensì luoghi che vivono nei racconti. Mentre la critica non è concorde nell’individuare l’ispirazione del “Castello” nello Hradcany di Praga, è inconfondibile l’atmosfera misteriosa e gotica della cattedrale di S. Vito nel “Processo”.  Il nome dello scrittore praghese aleggia tuttora nelle vie della città. Dal Museo a lui dedicato nel quartiere di Malastrana, alla casetta celeste pallido nel Vicolo d’oro, fino agli appartati caffè letterari in cui lo scrittore trascorreva i pomeriggi con Urzidil, Max Brod, Egon Erwin Kisch ed altri scrittori. L’Edison ed L’Arco sono i due principali, ma non mancano quelli dedicati alle opere dell’autore, come il Gregor Samsa (che prende il nome del protagonista delle Metamorfosi), o il Milena, dal nome della donna amata dallo scrittore. Più che appropriate le parole di Johannes Urzidil:

<<E tuttavia Kafka era Praga e Praga era Kafka. Mai era stata così compiutamente e tipicamente Praga, e mai più lo sarebbe stata come durante la vita di Kafka.>>