Di Simone Belletti

Se tra i poeti e i letterati ne dovessimo sceglierne uno da onorare con il titolo di “padre della modernità”, questi sarebbe senza dubbio Charles Baudelaire.

Baudelaire, con la sensibilità del poeta e la consapevolezza dell’intellettuale, si confronta con la contemporaneità, vede chiaramente che dopo l’ascesa della società borghese, produttiva, positivista il ruolo del poeta non potrà più essere lo stesso.

La sua ricerca artistica produrrà una poesia in conflitto con questa società, e in essa si rispecchieranno le posizioni dei poeti nel mezzo secolo successivo e anche oltre.

Confrontarsi con i temi e le riflessioni di Baudelaire, direttamente o indirettamente, è stata una tappa obbligata per la formazione dei più grandi letterati da quel momento in poi.

Spesso si identifica (e a ragion veduta) Baudelaire con la raccolta di poesie, il suo capolavoro, “I fiori del male”, ma la sua ricerca espressiva andò oltre e approdò, negli anni successivi, ad  un’ altra opera, meno citata, ma non meno fondamentale per comprendere l’artista.

Si tratta della raccolta “Lo Spleen di Parigi” (1869), gli anni che la separano da “I fiori del male” (1857) sono serviti all’autore per osare ancora più di quanto abbia fatto in precedenza.

I temi infatti sono i medesimi ma presentati con una verve ancora più acuta, caustica  e terribile, Baudelaire stesso definisce l’opera come affine a “I fiori del male”, ma con maggiore libertà e più satira.

Quello che cambia radicalmente è il genere, abbandona la poesia per approdare al poemetto in prosa, che viene così inaugurato.

Per poemetto in prosa si intende un breve componimento, appunto, in prosa che però guarda molto alla poesia, non narra (il più delle volte) ma ha carattere descrittivo e riflessivo, a cui si associa uno stile ricercato.

Questo è ciò che si prefiggeva Baudelaire, un’opera che andasse oltre la poesia, una prosa senza la trama del romanzo (“intrigo superfluo”), lirismo ma senza il ritmo e la metrica della poesia a costringerlo, la dedica che apre la raccolta è a questo proposito illuminante:

Chi di noi non ha, nei suoi giorni d’ambizione, sognato il miracolo di una prosa poetica, musicale senza il ritmo e la rima, tanto mutevole e precisa da adattarsi ai movimenti lirici dell’anima, alle oscillazioni della fantasticheria, ai soprassalti della coscienza?

Molti in seguito hanno percorso la strada del poemetto in prosa, pochi si sono avvicinati a Baudelaire, i suoi poemetti rimangono ancora tra gli esempi più moderni e riusciti del genere.

A chi voglia accompagnare il poeta nei bordelli di Parigi, assisterlo ad un incontro col diavolo in persona, a chi ne voglia condividere i sogni angoscianti e le allucinazioni, le ossessioni e l’estasi, ci sentiamo di consigliare “Lo Spleen di Parigi”, un’opera ancora oggi imprescindibile per comprendere la modernità di Baudelaire.


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