Il progetto Underpass alla stazione di Lancetti

È stato inaugurato nel pomeriggio del 4 giugno 2015 il nuovo volto dell’ingresso della stazione ferroviaria di Milano Lancetti, che potrà d’ora in poi apparire meno cupa e bigia ai suoi utenti.

Ad abbellirla contribuiranno i murales realizzati dai ragazzi della classe 4^A del Liceo artistico statale Umberto Boccioni di Piazzale Arduino a Milano, nell’ambito del progetto Underpass in collaborazione con ArtePassante.

Il progetto è nato, in verità, nel corso dell’anno scolastico passato, quando i ragazzi impegnati nel realizzarlo erano i frequentanti della scorsa 5^F.
La tempistica, lo studio e quindi l’esame di maturità non hanno consentito a quella classe di esprimere le loro idee sui muri della stazione, tuttavia Underpass non si è concluso con la loro permanenza liceale.
La professoressa responsabile del progetto nel Liceo artistico, Emanuela Volpe, ha trasferito l’opportunità nelle matite e nei pennelli della attuale 4^A, che ha così potuto portare a compimento il soddisfacente lavoro.

Con la stessa professoressa, cordiale e disponibile, ho potuto scambiare alcune parole circa la vicenda di Underpass in Lancetti.

Prima di tutto viene sottolineato come le realizzazioni non siano frutto del caso e dell’estro di un particolare giorno.

Ogni realizzazione – sono quattro in sequenza – è frutto di un ricercato studio e progettazione. Delle molte proposte elaborate dai ragazzi, quelle infine realizzate sono le prescelte da una commissione della stessa ArtePassante, costante occhio indiscreto del tutto.
Proprio l’organizzazione milanese ha voluto che le pareti delle stazioni della città potessero apparire decorate e più gradevoli rispetto al loro canonico grigio. In questo ha voluto escludere ogni rappresentazione che potesse essere giudicata come volgare, antisociale o di tematica politica, preferendo la leggerezza e la semplicità del disegno, per un veloce rimando a un senso di sollievo.

Insomma, l’obiettivo diretto è poter far dire: “le stazioni non sono un luogo così brutto come tutti credono!”.

I murales, come la professoressa ha spiegato, sono stati realizzati con lo scopo specifico di poter accrescere la conoscenza nei ragazzi di questa tecnica.
Alla più usuale bomboletta è stato preferito il pennello e il colore acrilico, anche nella speranza che nel tempo il clima non rovini questi disegni.
Insieme a questo, una maggiore consapevolezza del fatto che l’approssimazione in questo campo serve a ben poco: prima le idee, quindi i bozzetti in classe e solo dopo la stesura finale, dopo proporzioni, prove, matita, gomma e ancora disegno.

E non pensiate che il disegno sia arrivato sulla parete così come oggi la vediamo. Il muro è stato dai ragazzi ripulito, imbiancato dove necessario e aggiustato a ogni tipo di problema, primo su tutti le infiltrazioni di umidità.
Proprio come un pittore rinascimentale, anche in questo caso la preparazione della “tela” è stata molto più di uno dei tanti passaggi.

Le quattro diverse rappresentazioni che compaiono sulla parete riportano soggetti differenti, sebbene sempre contraddistinti dal leitmotiv della semplicità. Da non confondere certo con il banale! Al fianco di ognuna, le giuste firme dei rispettivi artefici.

Osservando il complesso da sinistra a destra troviamo come prima realizzazione “La Colazione”; ovvero “il nostro primo pensiero la mattina”.
Brioche, muffin e caffè per stuzzicare un poco l’appetito!

Proseguendo sulla parete successiva troviamo le ultime tre. La prima, sempre osservando da sinistra, è “Origami”, uno stormo di colorati origami che vola, dai più piccoli ai più grandi, tra nuvole vaporose. Emanuela Volpe lo indica con un sorriso rotondo e soddisfatto come le nuvolette dipinte.

Il terzo murales è quindi “Sagome”: delle figure umane non definite che si destreggiano nelle più disparate acrobazie sullo sfondo dello skyline cittadino. Questo sì, a differenza degli altri, potrebbe ricordare un po’ la frenesia della vita urbana!

Chiude il tutto “Festina lente”, titolo latino traducibile con “affrettati con lentezza”. Sono rappresentate delle mani che, così contratte, nel linguaggio dei sordomuti possono tradurre la massima del titolo, richiamando a una compostezza, a un modus, a una misura degna degli scrittori latini.

Questa la nuova faccia di Lancetti. Un volto sicuramente più allegro, rassicurante e spensierato nell’ambito di un progetto che non dovrebbe arrestarsi a questo anno scolastico.
Per l’intero racconto fotografico della durata del progetto, basta uno sguardo al sito della scuola.
Per un incontro diretto, la stazione la conoscete!

 

Crediti

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