di Simone Bava

Di tanto in tanto, sembra che a noi italiani piaccia sbizzarrirci per riuscire a creare situazioni paradossali: disponiamo di un patrimonio artistico inestimabile che lasciamo morire cotidie, chiamiamo laiche istituzioni costrette a inginocchiarsi ai capricci dei Vescovi, spendiamo soldi che non abbiamo e accudiamo preziosamente bambini che saranno dimenticati da adulti.
Questo articolo nasce da un forte senso critico nei confronti di una questione inerente all’ultimo dei punti elencati; trattasi della circolare del MIUR del 13 febbraio 2015, la quale suggerisce l’attivazione sperimentale di un nuovo sistema di valutazione, integrato a quello tradizionale.
Tale sistema ha l’affascinante proposito di dipingere in modo chiaro un profilo delle competenze acquisite dagli studenti durante i cicli scolastici obbligatori; il tutto, servendosi di una scala di 3 o 4 valori, associati a enunciati descrittivi standard. Ciò permetterebbe di confrontare giovani di diversa età, istituti e contesti sociali: sarebbe straordinario avere a disposizione uno strumento che utilizzi un metro di misura valido per più persone.


Di seguito, una possibile applicazione (da La Stampa): A = Avanzato: L’alunno/a svolge compiti e risolve problemi complessi, mostrando padronanza nell’uso delle conoscenze e delle abilità; propone e sostiene le proprie opinioni e assume in modo responsabile decisioni consapevoli. B = Intermedio: L’alunno/a svolge compiti e risolve problemi in situazioni nuove, compie scelte consapevoli, mostrando di saper utilizzare le conoscenze e le abilità acquisite. C = Base: L’alunno/a svolge compiti semplici anche in situazioni nuove, mostrando di possedere conoscenze e abilità fondamentali e di saper applicare basilari regole e procedure apprese. D = Iniziale: L’alunno/a, se opportunamente guidato/a, svolge compiti semplici in situazioni note.
La bellezza di questa idea svanisce quando ci si rende conto che la griglia valutativa di cui si parla non comprende insufficienze. Citando la circolare, tra le caratteristiche del nuovo strumento, si riconosce la mancanza di un livello negativo, attesa la funzione pro-attiva di una certificazione in progress delle competenze che, nell’arco dell’obbligo, sono in fase di acquisizione.
In altre parole, il MIUR non concepisce la validità dell’insufficienza relativamente a competenze che, in virtù del fatto che la scuola dell’obbligo è – per l’appunto – obbligatoria, sono da acquisirsi obbligatoriamente.
Al di là di questo scioglilingua, credo sia improponibile rendere tanto dolce e accomodante una scheda di valutazione. Vogliamo davvero insegnare ai nostri ragazzi che il fallimento non esiste? In che modo crediamo di riuscire a prepararli a una società sempre pronta ad abusare delle loro risorse?
E, soprattutto, qual è il senso di una preoccupazione tanto intensa nei confronti di un bambino che, una volta cresciuto, è tendenzialmente abbandonato a se stesso? Intendiamo allevare creature con ali atrofizzate pretendendo, poi, che sappiano alzarsi in volo?
Per una questione di coerenza, propongo di costruire i tetti delle case sotto i pavimenti, sostituire le porte con le finestre e le cappe con i camini; e, ancora, varrebbe la pena apparecchiare sotto i tavoli o invitare i cani a portare a spasso i propri padroni. Insomma: una volta che decidiamo di vivere in un Paese contaminato da una serie di contraddizioni, non è ammissibile che si trascurino simili inezie.

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