Diane von Fürstenberg

Diane von Fürstenberg, la principessa femminista della moda

Il libro sulla mia storia è nato soprattutto dal desiderio di raccontare mia madre e l’importanza che ha avuto per me. Di lei mi restano due cose: la prima è che la paura non può mai essere un’opzione, non ti può condizionare. L’altra è che non bisogna mai attardarsi a contemplare il lato cupo delle cose

Le origini di Diane

La vita di Diane von Fürstenberg ricorda la favola a lieto fine di una principessa. In effetti, Diane una principessa per un periodo lo è stata veramente: quando, poco più che ventenne, ha trovato il suo principe, Egon Von Furstenberg, e lo ha sposato. 

Fra i due c’è un gap culturale: Diane è di origine ebree, ma nonostante il parere contrario dei genitori di lui, la coppia parte alla volta di New York per conquistare il mondo oltreoceano. 

Diane, fin da piccola inserita in un ambiente cosmopolita, non ha mai avuto paura delle sfide o rinnegato le sue origini multiculturali, fonte di quel carattere forte e ribelle che l’ha sempre contraddistinta come donna nella sua carriera. Più volte ha dimostrato la sua vulnerabilità, raccontando insieme alla sua vita anche la storia della madre in libri, interviste e TED talk: rinchiusa a soli 22 anni in un campo di concentramento ad Auschwitz, è stata il suo grande punto di riferimento, dopo averle insegnato che “la paura non è un’opzione”.

Nonostante avesse un principe al suo fianco e un’esistenza agiata assicurata, la vita che desiderava Diane era tutt’altra che quella di una principessa. 

Gli esordi a New York

Non mi bastava essere la moglie di Egon. Appena sposata ho deciso che avrei avuto una carriera e che mi sarei affermata per le mie capacità

La sua è una storia di emancipazione, potere femminile e ambizioni che diventano realtà. Ha sempre voluto cavarsela da sola e dimostrare al mondo di poter essere indipendente anche senza l’aiuto di un uomo, e così è stato: pur essendo stato un capitolo importante della sua vita, con tanto di due figli, il matrimonio con Egon è giunto al tramonto solo dopo tre anni.

Nonostante il divorzio, il cognome che Diane si porta dietro funziona come un lasciapassare nella Grande Mela: si inserisce fin da subito tra l’élite newyorkese, si scatena alle feste dello Studio 54, frequenta gli artisti del momento, conosce personalmente Diana Vreeland. E sarà proprio quest’ultimo incontro, con la fashion editor di «Vogue US», a rendere le cose un po’ più semplici, con Diane inserita tra i nomi più promettenti della moda americana. 

In effetti Diane non arriva a New York a mani vuote, ma ha già qualche progetto in mente. Dopo aver studiato tra Madrid e Ginevra, e lavorato come assistente nello studio del fotografo Albert Koski a Parigi, Diane è stagista tessile a Como, nell’azienda manifatturiera di Angelo Ferretti.

È qui che apprende quel che le serve per inserirsi nella moda: tra tagli, colori e fibre, nascono i primi bozzetti, dodici prototipi che la seguono in valigia quando lascia l’Europa.

Il Wrap Dress alla Diane von Fürstenberg

Il 1970 segna l’inizio della sua carriera nella moda, con l’arrivo a New York e il lancio del suo marchio, che ottiene immediato successo. Un trionfo contenuto, se lo si confronta con il riconoscimento mondiale che avrebbe ottenuto qualche anno dopo, nel 1974, con il suo celeberrimo Wrap Dress. 

Il vestito a portafoglio, capo di punta nella moda degli ultimi anni, è il marchio di fabbrica di Diane von Fürstenberg, simbolo del suo stile e della sua filosofia di moda. Una moda femminista, disegnata per le donne che credono ancora nell’emancipazione e hanno fiducia in loro stesse.

Nel 1976 lei e il suo Wrap Dress finiscono sulla copertina di «Newsweek», e le vendite raggiungono i milioni: Diane è descritta come la donna della moda più potente al mondo dopo Coco Chanel, colei che ha cambiato per sempre la figura della donna americana. 

Perfetto per sgattaiolare silenziose fuori da una camera da letto dopo l’avventura di una notte, (…) è quello che mi ha consentito di pagare tutto, dai viaggi alle case, alla scuola dei figli, senza dover dipendere da nessuno.

L’abito in jersey di seta diventa un oggetto di culto, ma anche emblema di libertà, femminilità e intraprendenza. Si indossa incrociando i lacci in vita e si adatta al corpo di ogni donna e a ogni occasione: che sia una festa, in ufficio, dall’uscita romantica alla cena di famiglia. 

Attraverso quest’abito Diane raggiunge il successo e la stabilità economica, affermandosi come stilista e rivoluzionaria.

La vita dopo il vestito a portafoglio

Il segreto sta nel diventare le migliori amiche di se stesse

Diane non ha mai perso il suo spirito di donna indipendente, ma ha sempre avuto il coraggio e la forza di reinventarsi anche dopo i momenti difficili della sua vita e della sua carriera. È ciò che racconta nel suo libro “La donna che volevo essere”, dalla difficile storia della madre al cancro diagnosticato a 47 anni. 

Anche dopo aver lasciato vacillare le redini del suo business, non perde occasione per dimostrare di poter tornare sul campo più forte di prima. Nel 1997 rilancia il suo marchio, arrivano le prime collezioni complete, le linee di gioielli, un profumo che porta il nome della figlia, Tatiana, e una casa editrice in lingua francese, la Salvy.

Dopo una sfilza di amori e amanti, Diane torna a concedersi al principe azzurro: Barry Diller, direttore generale della Paramount, amico e suo corteggiatore. Dopo 26 anni di fughe e riavvicinamenti, si sposano nel 2001 e si lanciano insieme verso nuove sfide e orizzonti. Nascono la Von Furstenberg Foundation e i DVF Awards, per supportare i giovani talenti femminili della moda, e Diane diventa presidente del Council of Fashion Designers of America fino al 2019. 

Nominata da Forbes tra le donne più potenti e influenti, a 74 anni Diane von Fürstenberg influenza ancora il mondo della moda con il suo carisma e la sua determinazione.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Caro lettore, per noi de Lo Sbuffo l'educazione ad un uso consapevole del web è fondamentale. Se puoi, ti chiediamo di dedicare due minuti del tuo tempo alla lettura di questo articolo di Accademia Civica Digitale.

Con la cultura per un web migliore!

Grazie,
Lo Sbuffo