Reuben Heyday Margolin è un artista cinetico. Tanti magari non conosceranno questo termine e, piuttosto che una ricerca veloce su Google, ecco qui la spiegazione. Gli esponenti dell’arte cinetica basano il risultato estetico dell’opera utilizzando una costruzione scientifica, presentandosi quindi come un tecnico che procede con accertamenti all’interno del campo dei fenomeni visivi. Tra questi, Reuben è uno degli esponenti più importanti: ecco come avviene il suo lavoro.

Di solito mi piace lavorare nel mio laboratorio, ma quando piove e l’accesso esterno si trasforma in un fiume, allora adoro farlo. Taglio del legno, gli faccio qualche foro e guardo l’acqua, e forse dovrò camminare in cerca di guarnizioni. Non avete idea del tempo che trascorro.  

Doppia goccia

Questa è Doppia Goccia. Di tutte le sue sculture, è la più espressiva. Mette insieme il modello di interferenza di due gocce d’acqua che cadono una vicina all’altra. Così, invece di espandersi in cerchi, si espandono a forma di esagono.

Tutte le sculture si muovono attraverso mezzi meccanici. Se si osserva bene, infatti, ci sono tre picchi sull’onda sinusoidale gialla. Proprio lì Reuben aggiunge un’onda sinusoidale con quattro picchi e la accende.

La lisca lacustre è una canna originaria della California, e la cosa bella del lavorarla è che ha un profumo delizioso. Una singola goccia di pioggia ne accresce l’ampiezza, mettendo insieme quattro onde diverse. E qui l’artista va a tirare fuori la doppia lunghezza d’onda e aumenta la prima. Il meccanismo che la guida ha così nove motori e circa 3000 pulegge, per un totale di 445 corde in un intreccio tridimensionale. Trasferito su scala più ampia, con un po’ di aiuto, è come se fossero 14.064 catarinfrangenti da bicicletta per 20 giorni di installazione.

Su questa scultura, Reuben ha lavorato per ben nove mesi, e quando finalmente l’ha attivata, l’ha odiata.

Nel momento in cui l’ho accesa, l’ho odiata. È stata proprio una reazione istintiva e volevo buttarla via. Casualmente, era presente un amico, che mi ha detto: “Perché non aspetti”. Io ho aspettato, e il giorno successivo mi è piaciuta un po’ di più, quello successivo un po’ di più, e ora la adoro. Quindi credo, uno, che le reazioni istintive talvolta si sbaglino, e due, che non era quello che mi aspettavo. 

Connesso

Connesso è invece una scultura che nasce da una collaborazione con il coreografo Gideon Obarzanek. Si tratta di corde attaccate a ballerini. Un paio di eliche e 40 aste di legno.

Avete mai visto quelle nuvole chiamate stratus, con quelle strisce parallele che attraversano il cielo? Sapevate che è una cortina di nuvole continua che entra ed esce dallo strato di condensazione? Cosa succederebbe se ogni oggetto apparentemente isolato fosse in realtà esattamente dove l’onda continua di quell’oggetto si inserisce nel nostro mondo? La terra non è né piatta né sferica, pensa quindi l’artista. È un’onda.

Reuben Heyday Margolin
Reuben Heyday Margolin, Connesso

Non sembra male, ma scommetto che in fondo sapete che non è completamente vero, e vi dirò perché. Ho una figlia di due anni che è la cosa più bella che mi sia capitata. E dirò semplicemente: mia figlia non è un’onda. Voi potreste dire: “Certo Rueben, se facessi anche solo un piccolo passo indietro, i cicli della fame e del nutrirsi, del risveglio e dell’addormentarsi, della risata e del pianto emergerebbero come modelli”. E io direi: “Se fosse così, si perderebbe troppo”Questa tensione tra il bisogno di approfondire e la bellezza e l’immediatezza del mondo, dove se anche cerchi di approfondire hai già perso di vista quello che stavi cercando, la tensione è quella che fa muovere la scultura. E per me, il percorso tra questi due estremi assume la forma di un’onda.

Il messaggio di Reuben

Reuben Heyday Margolin

Reuben ci insegna che guardare ognuna di queste sculture evoca inesorabilmente tantissime immagini. Ci insegna la bellezza della natura, del movimento e dello sguardo. Alcune sono come il vento e altre sembrano onde. A volte sembrano vive e talvolta sembrano matematice. Ma c’è una reale ispirazione dietro ognuna di loro? Reuben pensa a qualcosa di fisico o tangibile mentre le crea? A questa domanda, l’artista ha risposto:

Alcune di queste hanno certamente un’osservazione diretta, come letteralmente due gocce di pioggia che cadono, e guardarne la struttura è veramente sbalorditivo. E poi, solo cercare di scoprire come riprodurla servendosi di oggetti. Mi piace lavorare con le mani. Non c’è niente di meglio che intagliare un pezzo di legno e cercare di dargli movimento. 


FONTI

ted.com