La Marcia di Radetzky tra storia e controversie

Forse non tutti ne conoscono il nome e l’autore, eppure il motivetto è familiare anche a coloro che pensano che la musica classica sia solo roba noiosa per vecchi. Inoltre, è molto difficile, ascoltandola, resistere alla tentazione di battere le mani con entusiasmo, o quantomeno di ondeggiare la testa ritmicamente. Si sta parlando della Marcia di Radetzky, un componimento popolarissimo periodicamente riprodotto a Vienna nel giorno di Capodanno per festeggiare, tra esaltazione e battimani, il recente arrivo del nuovo anno.

Josef Radetzky in uniforme austriaca

La Radetzky-Marsch è una marcia militare composta dall’austriaco Johann Strauss padre per celebrare la gloriosa riconquista del Lombardo-Veneto (e in particolare di Milano) da parte delle truppe austriache, capeggiate dal maresciallo Josef Radetzky. Siamo nel 1848, l’anno dei famosi moti di indipendenza: dopo una rivoluzione scoppiata nella stessa Vienna, i territori della Lombardia e del Veneto, occupati dagli austriaci ormai da decenni, insorsero. Fu in questo periodo che si svolsero le celebri Cinque giornate di Milano, che portarono alla cacciata degli austriaci. Un allontanamento, per altro, molto breve: a luglio le truppe di Radeszky (allora ottantaduenne) riuscirono ad infliggere una pesante sconfitta alle forze sarde presso la località piemontese di Custoza.

Successivamente, fallirà anche il nuovo tentativo del re di Sardegna Carlo Alberto di annettere al proprio stato Lombardia e Veneto, ponendo una fine alla Prima guerra di indipendenza italiana. Tornando però ad analizzare la faccenda da un punto di vista austriaco, è naturale che a Vienna il trionfo delle forze imperiali fu accolto con grande entusiasmo, specialmente da parte dei fedelissimi della monarchia asburgica. Per questo venne organizzato un grande evento presso il Cafè-pavilion viennese, nel corso del quale venne eseguita per la prima volta la Marcia di Radetzky, composta per l’occasione.

Già in questa prima rappresentazione il componimento fu accolto con grande favore da parte del pubblico. Questa marcia, tuttavia, non è esattamente la stessa che conosciamo oggi: alcuni cambiamenti vennero infatti apportati dal musicista Leonard Weninger, con l’obiettivo di renderla più impetuosa ed entusiasmante. Egli aumentò l’importanza di timpani, triangoli e campane, rendendo l’opera meno solenne e più adatta a un pubblico che voleva divertirsi ascoltando. Magari battendo ritmicamente le mani, proprio come piaceva fare ai nazisti in occasione dei raduni del Reich.

Qui infatti sorge un problema: Leonard Weninger non era certo un innocente musicista apolitico, anzi, rimane tuttora il compositore del regime nazista. Scrisse infatti ben quarantatré marce, diversi “canti di battaglia” delle SA dal titolo Sieg Heil (saluto alla vittoria, ovvero il saluto nazista), una marcia degli Sturmführer (gruppo paramilitare a servizio del regime) ed infine un inno dedicato a Hitler dal titolo Dio sia con il nostro Führer. Le prime modifiche alla marcia vennero effettuate già dal 1914, ben prima dell’avvento del nazismo, e furono seguite da successivi aggiustamenti per fare propaganda al partito nazista.

Nessuno si era mai posto particolari interrogativi su questa origine, tanto che la versione arrangiata da Weninger è stata riprodotta in occasioni innumerevoli, soprattutto presso la sala dorata del Musikverein di Vienna, ovvero la sede del famoso Concerto di Capodanno. Il programma di quest’ultimo si basa in gran parte su opere della famiglia Strauss ed è tradizionalmente concluso da tre brani, due dei quali fissi: Sul bel Danubio blu di Johann Strauss jr e, per l’appunto, la Marcia di Radetzky, opera del padre. Complice il direttore d’orchestra, che spesso si volta a “dirigere” il pubblico, l’esecuzione viene accompagnata dal battito delle mani degli spettatori, eccitati e felici.

È proprio il lettone Andris Nelsons, direttore di quest’anno – il Concerto di Vienna, trasmesso alla tv da oltre novanta paesi in tutto il mondo, chiama spesso artisti internazionali a dirigere la Wiener Philharmoniker, ovvero l’Orchestra Filarmonica Viennese – ad aver voluto il cambiamento. La novità di Capodanno 2020 consiste nel fatto che la marcia è stata eseguita nella sua forma originale, per evitare qualsiasi connessione con il fenomeno nazista. Commentava così Daniel Froschauer, primo violino e presidente dei Wiener Philharmoniker:

Ombre brune che abbiamo voluto spazzare via una volta per tutte. La nuova edizione, commissionata all’archivio musicale dell’orchestra, tiene conto anche della tradizione orale di alcuni esecutori storici che l’avevano suonata con lo stesso Strauss. In questa forma rivisitata la Marcia entrerà definitivamente nel nostro repertorio. D’ora in poi si ascolterà solo questa versione.

L’opera sarebbe dunque finalmente ripulita da ogni ideologia nazista. Diversi quotidiani hanno apprezzato tale scelta, mentre altri hanno gridato all’eccesso del “politicamente corretto”. La domanda più comune è stata: quanto è giusto modificare l’opera che per settantaquattro anni è stata eseguita senza alcuna lamentela come “gran finale” del Concerto Viennese, togliendole quel carattere frizzante tanto gradito dagli spettatori? Eppure, l’esecuzione del primo dell’anno si è svolta senza troppi sconvolgimenti, eccetto un tono leggermente meno militaresco del solito. Pare che gli spettatori abbiano dunque gradito ugualmente la marcia di Radetzky, come può testimoniare il battimani entusiasta del pubblico, diretto da Nelsons. Fa fede la registrazione dell’esecuzione su Youtube.

 

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