L’ultima sigaretta

di Sharp

L’ho fumata ieri sera, l’ultima del pacchetto, mi sono detta ‘da domani basta’. È un favore che faccio a me stessa e al mio portafogli.
È una sfida.
Alla faccia di tutti quelli che mi dicono che sbaglio, che mi faccio del male, che sono una stupida. Stupidi salutisti. Ma almeno si chiedono perché io fumi? Certo non risolve i problemi, ma li allevia, la sigaretta per me è un momento che dedico solo a me stessa.
Ebbene eccomi al mio primo giorno da non fumatrice.
Ore 7.00 esco di casa sfrecciando sulla mia bici sgangherata, ma ancora funzionante… senza la solita sigaretta nella mano destra.
Ore 7.12, sono in anticipo alla stazione di Porta Garibaldi ed ecco che mi si para davanti alle porte una linea di fumatori.
Non riesco a resistere, entro di corsa in stazione, poi esco, timida, li guardo con invidia e gelosia.
Entro, il tempo per un caffè non c’è ma per due tiri a una paglia sì!
Esco di nuovo nel freddo di Gennaio, che le new years resolutions, la lista dei buoni propositi si fa proprio all’inizio dell’anno, oggi è già il 7.
Esco guardinga, mi avvicino timidamente ad un signore dall’aria placida e gli chiedo con un mezzo sorriso e gli occhi grandi spalancati su cui posso sempre contare quando devo fare una richiesta, occhi da cucciolo ferito:
– Mi scusi ha una sigaretta per caso? Sa mi ero riproposta di smettere ma proprio non ce la faccio …. sorriso a metà..
Lui fa un piccolo cenno e socchiude gli occhi allungandomi un pacchetto di MS gialle, mai fumate. e mi fa accendere.
Faccio solo 5 tiri, ecco, solo 5. Ho già mandato in fumo il mio buon proposito, ma del resto meno di mezza sigaretta cosa può farmi?
Leggo il mio libro rigorosamente in lingua originale, l’Inglese, sul treno che mi porta fino a Monza.
Le prime due ore filano lisce con qualche urlo imprevisto e qualche minaccia di mettere una faccina triste (segno che sono delusa) sul diario di qualche bimbo discolo ed ecco la campanella dell’intervallo. Resto in 2ª A, Mirella e Giulia mi fanno l’occhiolino, da insegnante madrelingua non sono titolata a stare in classe da sola con i bambini, ma loro vanno a fumarsi una sigaretta.
Tornate, Mirella m’infila una Philippe Morris One sulle parole – Dai dai che ti foraggio io!
Che devo fare? L’intervallo non è ancora finito, esco sul terrazzino, tolgo il filtro perché la sigaretta è troppo leggera e ne fumo metà cui arrivo proprio sul driiiin della campanella.
Altre dure ore con i miei piccoli e la giornata è finita, esco dalla scuola con Maria, tipo scattante, ipercinetica e grande fumatrice. Facciamo un breve tratto di strada insieme, appena girato l’angolo dell’edificio, fuori dalla visuale di alunni e genitori Maria si accende una sigaretta.
Le guardo fameliche: Maria, la sigaretta, i primi tiri, i più saporiti, lei tira a pieni polmoni.
Maria nota il mio sguardo e mi chiede: – Ma ne vuoi una?
– Sai sto cercando di smettere ….
– Allora nulla, non voglio intralciare i tuoi piani! Bravissima! Io me la godo!
– Dai, Maria, dammi sta sigaretta che muoio dalla voglia.
E siamo alla terza, anche di questa ne fumo solo metà, la restante la butto quando io e Maria ci siamo ormai salutate.
La sigaretta post prandiale mi è mancata tanto oggi, a stomaco pieno è più piacevole.
Verso le 16.00 vado a fare lezione a Bianca e incontro Sabri, il mio tesoro. È la tata di Bianca, in realtà non siamo proprio amiche, non ci frequentiamo, ma quando iniziamo a parlare siamo due fiumi in piena, entrambe perseguitate dalle famiglie e dalla sorte.
Stacco alle 18.00 e aspetto che arrivi il papà di Bianca per poter fare quattro chiacchiere con Sabri.
Anche lei fuma.
Anche lei ha una vita storta e contorta e attoricigliata e ingarbugliata.
Appena scese in strada mi racconta della morte di una sua amica: suicidio.
Qui o ci scappa una bestemmia o ci si accende una sigaretta.
Sabri vede il mio sbigottimento e mi allunga il pacchetto di Wiston blu: la finisco in una decina di tiri. Mi fa bene sentire il bruciore in gola, fa male, anestetizzo il dolore con altro dolore.
Ma non è la sola novità: Sabri ha tradito il suo ragazzo e ha una relazione segreta con un certo Giorgio.
E qui o le tiro un pugno o mi fumo la seconda Wiston che lei prontamente mi offre.
Dio perché esiste il male nel mondo? Perché esiste la morte precoce, perché ci si tradisce? Ne fumerei un milione di sigarette, ogni boccata come una cazzotto bello forte sulla trachea, un pugno per dimenticare.
Torno a casa e lavoro sulle mie application alle università inglesi per prendere il diploma di specializzazione.
Cena impersonale, rigida e frigida con papà, si parla solo di lavoro e di politica, i sentimenti non esistono, per non parlare delle sigarette.
Ad allietarmi la serata una chiamata su Skype con un amico che vive lontano lontano, in Ucraina.
E poi è il tempo della nanna, del vuoto e della solitudine.
Ne sarà rimasto un po’ di tabacco in fondo al cassetto ne sono sicura, no, non il quaderno di appunti di filologia, neanche la torcia, nemmeno la chiavetta della banca, eccolo qua il mio fagottino blu! Restano poche briciole secche.
Mi rollo una sigaretta e vado a fumarla sul terrazzino tra 6° e 7° piano, come al solito.
Penso alle passate stagioni e alla presente e viva e al suon di lei, penso a quanto sono fortunata ad insegnare anche se il contratto fa schifo, boccate lente questa volta che il tabacco è più forte delle sigarette. Penso che vorrei andarmene da questa città in un posto più tranquillo e a misura d’uomo, dove per prendersi un minuto di pace non è necessario accendersi una sigaretta.

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