PLOT OPERA: PERGOLESI, PRECOCE PERDITA

Giovanni Battista Draghi, conosciuto come Pergolesi, nacque nelle Marche nel 1710 e fu uno dei più brillanti compositori italiani del periodo Barocco, o meglio della storia.

Il suo soprannome deriva dal nonno che proveniva dalla città di Pergola, in provincia di Pesaro-Urbino e venne esteso in seguito al resto della famiglia. Avendo una situazione economica solida, il giovane Giovanni Battista poté avere una vita agiata e intraprendere i primi studi, dimostrando un grande talento anche come violinista e organista. Infatti a quindici anni accedette al Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo a Napoli, fulcro dell’attività musicale e bacino di talenti, grazie al sostegno economico di due mecenati divenendo uno dei membri della cosiddetta “scuola musicale napoletana”.

Cominciò a dedicarsi alla composizione di brani sacri che cominciarono a procurargli una buona fama come stella nascente in quest’ambito. In virtù di ciò, al termine degli studi, fu subito assunto presso il Principe Stigliano Colonna nel ruolo di Maestro di Cappella, ossia responsabile dell’attività musicale sacra e non solo.

Nel 1732 andò in scene la sua prima opera lirica: “Salustia”, su commissione del Teatro San Bartolomeo di Napoli, dati i risultati ottenuti con le sue composizioni, in particolare gli oratori. Ma con quest’opera non ci furono particolari sperimentazioni o innovazioni, specialmente a causa delle pressioni dell’allora primo attore. Fu con “Lo frate ‘nnamorato per il Teatro dei Fiorentini fece esplodere ufficialmente il caso Pergolesi per il suo stile unico, elegante e brioso al contempo, e quello stesso anno fu nominato organista soprannumerario della Cappella Reale, uno dei posti più privilegiati.

A causa dei maremoti disastrosi durante i festeggiamenti di carnevale l’attività teatrale fu rimandata e solo in seguito poté rappresentare il dramma “Il prigionier superbo”. Nonostante l’ottimo esito nulla fu in confronto al suo capolavoro, l’intermezzo buffo “La serva padrona” (1733). La trama è molto semplice: la giovane e vivace serva Serpina riesce con scaltrezza femminile a farsi sposare dal proprio padrone, il benestante Uberto, generando un siparietto comico e al contempo godibile. Gli intermezzi nel Settecento erano generalmente composizioni dalla durata breve caratterizzate solitamente dalle storie divertenti che venivano inserite tra un atto e l’altro.

Nel 1734 lo spagnolo Carlo di Borbone conquistò la città di Napoli e a causa della situazione politica poco chiara, Pergolesi si trasferì a Roma con l’appoggio di famiglie aristocratiche. Nella città eterna fu rappresentata “L’Olimpiade” su libretto del famoso letterato Metastasio; nonostante alcune difficoltà economiche degli impresari e a problemi di organizzazione che impedirono una esecuzione perfetta di un’opera, fu considerata un lavoro eccellente dai posteri. Proprio a causa di ciò e con l’aggravarsi del proprio stato di salute, il compositore decise di tornare a Napoli alla ricerca di un clima più congeniale alla sua convalescenza. Il male che avrebbe roso la propria vita era la tubercolosi assieme probabilmente alla poliomielite che lo affliggeva dall’infanzia, che lo condussero a una morte prematura nel 1736 presso il convento dei Cappuccini di Pozzuoli.

Prima di lasciar questo mondo però Pergolesi lavorò alla sua più celebre composizione: Stabat Mater, per soprano, contralto e orchestra d’archi, commissionata dall’ordine religioso dei Cavalieri della Vergine dei dolori della Confraternita di San Luigi per il periodo di Quaresima. Infatti, oltre all’opera, egli fu fecondo anche nella produzione sacra e leggenda vuole che lo Stabat fosse stato concluso proprio il giorno della propria dipartita, ipotesi che trova indizio nell’analisi delle bozze rimaste che presentano errori o mancanze che assomigliando a scritti rapidi, in fuga dalla morte per poter mettere almeno la parola “fine” alla sua estrema fatica.

A causa della prematura scomparsa questa composizione sacra (e molte altre) fu resa nota pubblicamente solo postuma, come tale fu la riscoperta e un’ulteriore fama per questo talento soprattutto dall’Ottocento, quando un alone romantico venne a crearsi attorno alla figura di questo giovanissimo artista che a soli ventisei anni morì all’apice della sua carriera, lasciando tutti con la curiosità di quali altri magnifici lavori avrebbe potuto donare alla Musica se fosse vissuto di più.


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