Nel mondo e soprattutto in Italia, il calcio è sempre stato considerato  uno sport per soli uomini, anche per quanto riguarda il pubblico. Per tutto l’ottocento in Europa, il calcio maschile è entrato nella nostra cultura e ha iniziato a costruirsi una tifoseria sempre più solida tanto da riempire gli stadi di uomini e di colori. Nel novecento invece, il calcio femminile ha iniziato a fare le sue prime timide apparizioni e a essere guardato con curiosità.

Le difficoltà del calcio femminile:

La prima squadra di calcio tutta al femminile si è infatti fatta strada, non senza fatica, nel periodo della Prima Guerra Mondiale in Inghilterra. In quegli anni, infatti, gli uomini erano impegnati al fronte e le donne avevano iniziato a lavorare in fabbrica. Proprio alcune di queste donne lavoratrici, nella fabbrica di munizioni Dick Kerr di Preston, erano solite a giocare a calcio nel cortile della struttura durante le pause. E così, dopo poco tempo, è nata la prima squadra di calcio femminile inglese ed europea, denominata Le Signore del Kerr. Dal 1917, con la prima partita giocata contro una squadra francese, Le Signore del Kerr sono riuscite a diffondere il calcio femminile in tutta Europa.

In Italia, il calcio femminile è entrato in scena solo nel 1930 a Milano con il primo Gruppo Femminile Calcistico. Da quel momento, le calciatrici italiane sono riuscite a farsi lentamente strada con molte difficoltà e pregiudizi. Il primo vero campionato di calcio femminile è stato organizzato nel 1986 dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio, mentre quello maschile era già attivo dal 1898, ben ottantotto anni prima.

Inoltre, gli stereotipi sulle calciatrici non mancano di certo. Si è dato, e spesso lo si fa ancora, a lungo per scontato che le calciatrici abbiano atteggiamenti maschili,  un orientamento omosessuale e che non siano abbastanza capaci. Oggi parte di questi pregiudizi sono stati abbattuti ma c’è ancora molto lavoro da fare, a partire da un giusto e meritevole salario che ancora non è stato raggiunto.

Il gender pay gap, cioè il divario retributivo di genere, si estende infatti anche al mondo calcistico. Le calciatrici sono da sempre pagate molto meno dei calciatori, nonostante il loro lavoro e la loro capacità siano identici. Il calcio femminile continua purtroppo ad essere sottovalutato e a non essere riconosciuto ancora come professione in Italia.

Le differenze retributive sono infatti considerevoli: le calciatrici di Serie A guadagnano mediamente 15 mila euro lordi annui. I loro colleghi uomini invece hanno in media un guadagno di 700 mila euro netti all’anno. In Serie B la situazione è invece ancora più umiliante per le donne: i calciatori sono pagati in media con 120 mila euro netti all’anno, mentre le calciatrici lavorano a titolo gratuito. Le calciatrici in Serie B sono quindi obbligate a chiedere permessi sul lavoro per allenarsi oppure a trovarsi un lavoro part time, avendo infatti solo un rimborso spese che non supera i cinquecento euro al mese. Le cifre parlano chiaro: è una situazione di vera disparità e di discriminazione di genere.

Solo la Norvegia, l’Australia e la Nuova Zelanda hanno finora deciso di pagare le calciatrici allo stesso modo dei loro colleghi uomini. Negli Stati Uniti d’America invece, un giudice federale ha respinto nel maggio 2019 la richiesta delle campionesse del mondo di avere una retribuzione pari a quella dei calciatori, fatto che ha suscitato molte proteste.

Il Brasile combatte la disparità di genere:

La nazionale di calcio femminile brasiliana ha finalmente ottenuto i suoi diritti. Il Brasile si è infatti aggiunto alla Norvegia, all’Australia e alla Nuova Zelanda nel riconoscere un equo salario e pari dignità al calcio femminile. La disparità di genere tra le squadre nazionali maschili e femminili nello Stato sudamericano sarà solo un lontano ricordo, come dovrebbe essere in tutto il mondo. Non solo, le calciatrici riceveranno anche premi di pari valore nel caso di vincita.

È quello che ha affermato la Confederacao Brasileira de Futebol (CBF):

Da marzo le giocatrici ricevono la stessa diaria degli uomini e lo stesso sarà per i premi previsti per le Olimpiadi. Per quanto riguarda i Mondiali, ci sarà parità in proporzione a quello che dà la Fifa. Non ci sarà più differenza di genere, la Cbf sta trattando allo stesso modo uomini e donne. […] Questa è l’ennesima azione nel viaggio di trasformazione che sta attraversando il calcio femminile brasiliano, sia in relazione alla nazionale brasiliana che alle competizioni coordinate da CBF.

Il Brasile ha infine nominato per la prima volta due donne come responsabili del settore femminile del CBF, Aline Pellegrino e Duda Luizelli.

Il calcio femminile ha ancora una strada molto lunga da percorrere anche se i primi risultati si incominciano già a vedere. La speranza è quindi quella che il Brasile sia d’esempio per il resto del mondo.