L’atmosfera patinata descritta dalla serie tv Pose, disponibile su Netflix, ha reso noto il mondo delle ballroom al grande pubblico. Attraverso la storia della casa Evangelista e della fondatrice Blanca, viene descritta l’America degli anni ’80 dal punto di vista della comunità LGBT.

Ma come sono nate le ballroom, punto focale di questa serie Tv?

Storicamente, il mondo delle ballroom non riguarda solo semplici sfide tra casate e travestimenti, ma è una vera e propria controcultura scaturita da un forte bisogno di aggregazione. Questo movimento si concretizzò a New York intorno al 1920, quando un collettivo di uomini organizzò le prime sfilate drag. Gli afroamericani ed i latini non erano sempre graditi, così la black queen Crystal LaBeija fondò la prima casata, House of LaBeija, facendo nascere le black ball. La situazione per la comunità LGBT non era delle più semplici: negli anni ’60 iniziò a reclamare a gran voce i propri diritti, culminando nei moti di Stonewall.

Molti adolescenti omosessuali e transgender venivano cacciati dalle loro famiglie, ritrovandosi in strada: le case, sotto la direzione di una madre o di un padre, davano l’opportunità di avere un posto dove sentirsi amati ed accettati. La fondatrice della casata aveva la responsabilità dei propri figli, educandoli e preparandoli alle ball. Ogni componente assume ancora oggi il cognome della “famiglia”: ad esempio, Pepper LaBeija ha assunto questo nome dopo essere entrata nella casata omonima. Le case ricalcano la struttura delle gang newyorkesi; al contrario delle bande però, non praticano attività illecite, ma sfidano le altre casate. Tra le più famose troviamo House of Ebony, House of Xtravaganza e House of Aviance.

Le competizioni si strutturano in diverse categorie, presentate dal maestro di cerimonia, accompagnato da un sottofondo musicale. I partecipanti sono distinti rispetto al loro genere e alla loro anzianità: virgin chi partecipa per la prima volta, beginner chi frequenta le competizioni da meno di un anno e legendary, coloro che sono considerate leggende.

A seconda dei diversi gruppi di partecipanti, si distinguono le categorie: una delle più famose è la sezione realness, per cui ognuno deve atteggiarsi come la sua controparte eterosessuale. In questo caso, ci si deve calare in diversi ruoli: scolaretta, uomo d’affari, madre di famiglia. Infatti, ironizzando sulla loro ghettizzazione, questi travestimenti giocano su quanto l’apparenza possa renderti integrato. Alcune categorie si focalizzano sull’abito e sulla camminata, come Best dressed: i partecipanti lavorano duramente per creare i migliori outfit da sfilata. Oppure, la categoria Labels prevede abiti firmati, acquistati con i risparmi della casa. In altri casi si giudica l’apparenza, esaltando il viso, truccato e non, le forme del corpo o la propria sensualità.

Negli anni Ottanta il voguing, uno stile di danza che riprende i gesti e le pose plastiche delle fotomodelle ritratte su Vogue, spopolò nella comunità LGBT e soprattutto all’interno delle ballroom. Venne introdotta nelle categorie legate alla performance, tra cui Old Way, New Way e Vogue femme, quello più aggraziato e morbido. La casata di Willi Ninjia, ballerino e coreografo, è tra le più rinomate per questa categoria.

La cultura delle ballroom possiede un lessico proprio:

  • mopping indica il taccheggio di abiti per le ball;
  • fierce, utilizzato come complimento;
  • butch per indicare le donne omosessuali;
  • le reading, tradotta letteralmente come “lettura”, indica una battaglia tra queen, che si sfidano esagerando i difetti dell’altra: chi fa più ridere il pubblico vince.

Una delle icone odierne del mondo drag è RuPaul: iniziò la sua carriera nelle ballroom newyorkesi, arrivando ad incidere le proprie canzoni e conquistando, nel 1994, perfino il palco di Sanremo insieme ad Elton John. Ad oggi conduce il suo programma RuPaul’s Drag Race, in cui guida le partecipanti nelle sfide di comicità, ballo e moda. Lo show è pieno di riferimenti culturali delle ballroom: molte queen portano i nomi delle casate più famose, in ogni edizione non può mancare la reading tra le partecipanti, “Mama Ru” proclama vincitrice di una sfida in playback con la frase di rito “Shantay you stay”.

Pose descrive in modo realistico il clima delle ballroom e la solidarietà che nasce tra coloro che vengono emarginati. Il mondo drag è un esempio lampante di come in una situazione di estremo disagio, si riesca a creare qualcosa di innovativo e straordinario.