Terzo capitolo del viaggio de «Lo Sbuffo» alla ricerca dello zampino dei maestri dell’arte nelle copertine degli album. Dopo l’ultimo itinerario nella street art, tra Keith Haring e Banksy, che trovate qui, oggi guardiamo l’altra faccia della medaglia, raccontandovi due figure di spicco dell’arte contemporanea e del mercato ad essa connesso. Sono conosciuti da tutti, chi li ama, chi li critica, chi ne parla per i prezzi stratosferici a cui vengono vendute le loro opere, oggi parliamo di Jeff Koons e Damien Hirst.

Se Banksy si potrebbe definire tendenzialmente restio alle operazioni commerciali, Koons e Hirst hanno costruito attorno alle loro opere un vero e proprio impero, fino a far paragonare lo studio di Koons alla Factory di Andy Warhol.

Jeff Koons e la cultura pop

Considerato da alcuni l’erede di Warhol ed esponente di una nuova pop art, Jeff Koons ha iniziato la sua carriera alla fine degli anni Settanta con una serie di ready made ispirati all’opera di Duchamp. Una forte tendenza al kitsch, con l’utilizzo di colori fluo e dettagli barocchi e la scelta di oggetti simbolo del consumismo americano sono tra i tratti distintivi delle sue opere, che hanno l’obiettivo di avvicinare all’arte anche i meno appassionati, rendendola raggiungibile. Far sì che l’arte sia per tutti, questo quello che cerca di fare Koons. Artista piuttosto controverso, Koons critica la società del consumo e lo stile di vita americano utilizzando i simboli e le modalità tipiche di quella stessa società a cui deve il proprio successo.

Proprio per raggiungere il maggior numero di persone possibili, la carriera di Koons è costellata da collaborazioni con case di moda come Louis Vuitton o aziende come Google. Immancabile, tra i vari settori, la musica. E chi poteva mai scegliere di collaborare con l’esponente eccentrico del neo-pop se non l’artista più pop ed eccentrica del panorama contemporaneo?

Tutto nasce con Artpop…

La collaborazione tra Lady Gaga e Jeff Koons dà vita, nel 2013, alla copertina di Artpop. L’immagine richiama diverse opere di Koons, dalla serie delle gazing ball, in cui l’artista riproduceva statue dell’arte antica con davanti una sfera blu riflettente, a Woman in Tub, di cui l’artista riprende la posa, applicandola alla scultura raffigurante la cantante. Oltre alle opere di Koons, c’è infine un richiamo all’arte classica: Gaga prende il posto di Venere nella Nascita di Venere di Botticelli e di Apollo nella scultura Apollo e Dafne di Bernini.

Il filo conduttore dell’opera, come spiegato da Koons, sta nella trascendenza. Gaga viene rappresentata al contempo nella posizione di Apollo, il dio della musica e della arti e in quella di Venere, simbolo dell’amore e della bellezza. Allo stesso tempo, il riflesso della sfera al centro riafferma l’esistenza di chi ci si specchia, ma richiama anche l’immaginario pop e commerciale dell’oggetto in sé. Trascendenza anche sottolineata nel testo di Applause, contenuta nell’album, in cui Lady Gaga afferma:

One second I’m a Koons, then suddenly the Koons is me
Pop culture was in art, now art’s in pop culture in me.

Damien Hirst, copertine esistenziali

Grande estimatore e collezionista delle opere di Koons, nonché suo grande amico, anche Damien Hirst ha avuto modo di collaborare alle copertine di numerosi album. Le sue opere sono una continua riflessione sull’esistenza e sulla morte. Quest’ultima è affrontata attraverso il frequente utilizzo di animali imbalsamati e immersi nella formaldeide e riferimenti alla medicina. È proprio lungo questo filone che si colloca l’immagine scelta come copertina di I’m with you (2011) dai Red Hot Chili Peppers. L’immagine rappresenta una mosca appoggiata ad una pillola. Medicina, morte e animali, l’opera riprende tutti gli elementi ricorrenti nell’estetica di Hirst, che affiancati al titolo dell’album, I’m with you, danno a quella che dovrebbe essere una frase rassicurante l’aspetto di un’inquietante minaccia.

Di tutt’altro genere l’opera dell’artista scelta nel 2013 dai Thirty Seconds to Mars come copertina di Love, Lust, Faith and Dreams. In quel caso il gruppo ha scelto un’opera del 2011 intitolata Isonicotinic Acid Ethyl Ester. Decisamente meno inquietante della precedente, l’opera rappresenta una serie di puntini colorati, i cui colori riprendono i quattro segmenti contenuti nel concept album: rosso per Love, giallo per Lust, verde per Faith e blu per Dreams. L’opera compare anche nel video del singolo Up in the Air, ma la collaborazione non termina qui. La band decide infatti di stampare un’altra opera di Hirst, Monochromatic Sectors from Primary, Secondary & Tertiary Colour Ring, Dark Centre, sul disco fisico.

Oltre ad aver collaborato alla realizzazione di numerose copertine, lo stesso Hirst vanta un passato da musicista. L’artista è stato infatti parte della band inglese Fat Les, insieme all’attore Keith Allen, padre della cantante Lily Allen, e ad Alex James, bassista dei Blur. Proprio per i Blur nel 1997 si è improvvisato regista, girando il video di Country House.