Una delle conseguenze dirette della diffusione del Covid-19, più nello specifico del periodo di quarantena ad essa conseguita, è un’inevitabile crisi economica di alcuni mercati. Il picco di connessioni sulle piattaforme di streaming, contestualmente ad un verticale aumento degli abbonati, può indurre a sperare in positivo per l’industria dell’intrattenimento. In realtà il business del cinema, colto in un momento difficile, è ora in ginocchio.

Show business in crisi: scelte difficili

Non è mai bello ricordare che dietro la magia che ognuno vive guardando in uno schermo le proprie pellicole preferite ci sia in realtà un immenso business. Quando l’arte è devota al denaro, si sa, non è mai un buon segno. Spesso rinuncia alla qualità per soddisfare le logiche perverse della produzione di massa. Questa volta tuttavia il destino dell’arte e dello show business sono legati, come mai prima. Ad ogni appassionato di cinema non resta che sperare, finita la fase di chiusura senza condizioni, in una ripresa economica dei colossi dello spettacolo.

Lo scenario attuale, a cominciare dai vertici dello spettacolo, è drammatico. Los Angeles è completamente deserta ora, e Hollywood con essa. Molte produzioni sono state interrotte e molte del prossimo anno rimandate. Per l’uscita in sala di alcuni titoli è stato necessario fare una scelta. Nessuna delle due alternative tra posticipare e affidare allo streaming la diffusione degli inediti è certamente allettante.

Posticipare aumenta il grado di concorrenza e l’attesa prima di vedere dell’utile dal capitale investito. La bassa frequenza del cinema (si spera) in estate e la concomitanza con gli europei di calcio (il prossimo anno) causerebbero con certezza incassi magri. Da tempo il cinema tradizionale è in calo a causa del nuovo modo di fruire i contenuti proposto dai colossi delle piattaforme streaming, ma ora le sale sono chiaramente vuote e spente come mai da decenni. Universal, così come altre case produttrici, ha venduto i diritto di alcuni film inediti a Netflix e pensa già ad un proprio piano di streaming. Così l’acerrimo rivale gode mentre le prime due catene di sale cinematografiche, Amc e Cineworld, sono in seria difficoltà, tanto da minacciare nel peggiore degli scenari chiusura.

Tv e streaming non in crisi, per quanto ancora?

Un’altra delle insolite tre facce della medaglia nell’industria dell’intrattenimento ride a metà. La televisione non vive certo un calo di utenza nel breve periodo. Complici i notiziari e l’aumento del tempo libero, quello trascorso davanti alla tv, è aumentato esponenzialmente. La società Nielsen ne ha registrato globalmente un incremento del 60%.

Le reti televisive dovranno fare i conti con un fenomeno che le affligge da tempo: la carenza di contenuti. La produzione di nuove, come già detto, è estremamente limitata. L’interesse nel convogliare il traffico sul proprio canale è sempre più alto, vista l’occasione, ma raramente ai dispone di contenuti all’altezza, che col tempo sono sempre più migrati sul web. Gli inserzionisti, a causa di una crisi presto dilagante, rinunceranno a fette del budget destinato alla pubblicità ed il piccolo schermo sarà il primo a soffrirne. L’assenza di sport ha privato le emittenti televisive dell’ultima attrazione forte di cui godevano. Olimpiadi, Europei, Wimbledon, tutti posticipati, sarebbero state occasioni di grande incasso.

Crisi spettacolo netflixLa terza faccia della medaglia mostra un sorriso a trentadue denti. È il momento migliore per lo streaming. Le azioni di Netflix sono impennate del 15%, Disney+ ha registrato un esordio da record in Europa, ed At&t che si prepara a lanciare HBO max non può che ben sperare. Tutte e tre le società, come espresso dal The Economist, hanno chiuso l’anno precedente fortemente indebitate, quindi non può che risultare una boccata d’ossigeno. Un’analisi di Rosenblatt apre ad uno scenario improbabile di alta finanza. Apple che ha circa 200 miliardi di dollari in liquidità, potrebbe investire in alcuni beni di Disney come Marvel e Lucas film, per ampliare il catalogo di AppleTv+.

Il contesto italiano

A livello italiano la situazione è altrettanto drammatica e quantificabile già attraverso pochi numeri. Sono tra i settanta e i cento i film bloccati, di cui quaranta in corso di produzione, su un complessivo di 124 film prodotti in media ogni anno in Italia. Fortemente colpiti anche i doppiatori che, a causa di un rallentamento del cinema internazionale, sono fermi a casa insieme con altri collaboratori non citati del mondo dello spettacolo. Auditel, la Nielsen italiana, dimostra che le misure adottate hanno generato picchi negli ascolti televisivi, ma per emittenti che hanno rinnovato molto al di sotto del necessario il proprio catalogo negli ultimi anni, per reggere all’ascesa del web, serve a poco.

La sensazione è che la televisione italiana pagherà presto anni di reality, live show, repliche e l’assenza di investimenti degli ultimi anni, causata dalla vana convinzione che nulla avrebbe potuto rimpiazzarla nelle giornate degli italiani. Prima che se ne accorgesse il web lo avrebbe già fatto.