“Caratteri” è una raccolta di racconti brevi a cura di Esmeralda Moretti. Per leggere la prefazione e il primo Racconto, clicca qui.

L’ossessivo compulsivo

Primo gradino

Uno, due, destra.

Uno, due, sinistra.

Tre, quattro, destra.

Tre, quattro, sinistra.

Secondo gradino

Uno, due, destra.

Uno, due, sinistra.

Tre, quattro, destra.

Tre, quattro, sinistra.

No, non è Novecento che scende la scala della sua barca.

Però c’è da dire che l’intenzione, tutt’altro che convinta, è circa la stessa.

Quell’uomo ci ha messo dieci minuti a scendere una rampa di scale.

Quell’uomo non si chiama Novecento, o forse sì, questo non lo so e non potrò mai saperlo. So solo che è affetto da un disturbo ossessivo compulsivo.

Lui non schiaccia le righe delle piastrelle, non calpesta la parte bianca del marciapiede, deve sempre fare un numero pari di passi, così come pari e simmetriche devono essere le volte che i suoi piedi toccano i gradini. Se le piastrelle sono troppo piccole per i suoi piedi taglia 44, questo significa che lui camminerà sulle punte. Ogni volta che tocca una cosa con una mano deve necessariamente toccarla anche con l’altra, e per lo stesso numero di volte, obbligatoriamente multiplo di due, purché sia un multiplo di due che, se diviso a sua volta in due, resti un numero pari.

Solo allora lui starà bene.

O, almeno, questo è ciò di cui è convinto.

Quando mastica, non importa cosa, il cibo deve essere alternativamente disintegrato prima con la parte destra della bocca, poi con la sinistra, poi di nuovo con la destra e infine con la sinistra. Solo allora potrà ingoiare.

A questo seguirà un necessario scambio, indispensabile affinché la simmetria nelle azioni corporee resti intatta e si preservi: ecco perché ora inizierà a masticare dalla parte sinistra, poi destra, di nuovo sinistra e infine, prima di ingoiare, destra.

Che sia un solo chicco di riso o un’abbondante forchettata di spaghetti, questo non importa: entrambi i cibi riceveranno indifferentemente lo stesso trattamento. Anzi, qualora lui dovesse accorgersi che c’è il rischio di terminare quella pietanza masticando a partire dalla parte destra, sarebbe disposto a rinunciare all’ultimo boccone, perché la simmetria deve essere rispettata, e la sinistra, senza boccone, non si lascia.

Un paladino della giustizia.

Non parliamo di quando beve.

Se lo scopo di bere è quello di dissetarsi, il suo modo di bere non fa altro che aumentare la sete.

Ogni sorso, ogni piccolo sorso, deve essere scomposto in otto sorsetti minori, da deglutire uno per volta e distillare letteralmente nella gola.

Uno. Due. Tre. Quattro. Cinque. Sei. Sette. Otto.

Uno. Due. Tre. Quattro. Cinque. Sei. Sett… Ott… (ecco che gli ultimi due sorsetti erano talmente piccoli, da essere, probabilmente, solo saliva, solo mentali, solo segni di un equilibrio psicologico assente ormai da tempo).

Inoltre, ci sono alcune parole che lui non pronuncia mai. Non si dicono e basta, no, porta male. Anzi, neanche si pensano.

Ci sono tantissime regole, tantissime regole che si è auto imposto e che non viola mai, altrimenti chissà cosa potrebbe accadere. Regole che diventano rituali.

E se capita per puro caso che queste parole vengano pronunciate? O pensate?

Allora deve pensarle o pronunciare ben 8 volte.

Altrimenti…

Altrimenti non si sa, non lo sa, certamente non lo vuole sapere.

Se un gatto nero gli attraversa la strada, ovviamente cambia strada.

Se sta guidando e lo sorpassa un carro funebre, impazzisce.

Ma lui è già pazzo.

Fugge dai suoi pensieri e cerca di impegnarsi il cervello con sciocchi obblighi.

È ancora là, che scende le scale. E conta, conta, conta.

 

 


FONTI
Testo di Esmeralda Moretti

CREDITS
Copertina
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