Facciamo un gioco. Proviamo a ricordare questa storia per tutta la durata dell’articolo, finché non ci ritornerà utile. Siamo nel 2010, e, come descritto dalla sezione del sito del Mes che ne narra la sua storia “Una nuova crisi economica, nata in casa, ha colpito l’Europa […] che già allora stava soffrendo l’agitazione finanziaria che era arrivata dagli Stati Uniti a causa della crisi dei mutui subprime del 2008-2009“. Questa crisi dilagante stava portando alla perdita dell’accesso ai mercati da parte dei Paesi più deboli. Così l’Ecofin decise di intervenire, dopo aver usato due strumenti temporanei (Efsm ed Efsf), con la creazione di un’organizzazione intergovernativa europea: il cosiddetto Mes. Dei vari strumenti di cui dispone abbiamo già parlato qui. Esso entrò in vigore in Italia nel luglio del 2012.

Flashforward: anno domini 2020; una nuova crisi impazza ma questa volta il colpevole è l’ormai tristemente famoso Covid-19. L’esponenziale diffusione del virus mette a dura prova le economie ancora traballanti di tutto il mondo. In questo caso lo shock è, come si suol dire in termini prettamente economici, simmetrico: tutti i Paesi ne sono colpiti allo stesso modo. Per questo, l’Europa deve cercare una soluzione che porti gli aiuti necessari a tutti gli Stati Membri. Inizia una lunga discussione, seguita da altrettante speculazioni. E, nonostante la quarantena imposta dall’11 Marzo abbia lasciato un gran quantitativo di tempo per riflettere (e non parlare a sproposito), non tutti hanno saputo apprezzare questo dono. Così, per l’ennesima volta si torna a parlare, in modo del tutto erroneo, del Mes.

Perché è stato proposto l’uso del Mes?

In primis, la ragione per cui l’organo europeo è tornato sul tavolo del dibattito politico italiano giace nella necessità dell’Eurogruppo accordarsi sugli strumenti da usare per rispondere alla crisi. Uno fra quelli proposti, non dall’Italia che ha premuto fortemente per l’introduzione dei Coronabond/Eurobond, è stato il Mes, o meglio una sua versione rivista, senza condizioni. Ma una volta trovato l’accordo, complice il fatto che nei giorni precedenti Conte si fosse dichiarato contrario a questa soluzione, lo strumento europeo, oltre ad aver cambiato condizioni, ha anche cambiato nome, divenendo il Mes della Discordia. E, senza alcuna sorpresa, attraverso i loro mezzi di comunicazione istituzionale preferiti, le risposte di Meloni e Salvini non si sono fatte attendere.

Salvini, con il suo passato da europarlamentare, quando ancora alle accuse ai professoroni preferiva l’assenteismo, ha definito questa situazione Una drammatica Caporetto che ipoteca il futuro dell’Italia“; e “un prestito che dovrà essere restituito con gli interessi mettendo a garanzia il patrimonio, i risparmi e il futuro dei nostri figli“. La Meloni, invece, ha affermato che “Il Governo in questi giorni ha fatto finta di alzare alla voce ma, tanto per cambiare, si è piegato ai dogmi nordeuropei”. Al contrario del suo collega, la Meloni all’Europarlamento non ci è mai arrivata, ma con un tono così deciso siamo certi che lei avrebbe saputo cambiare le sorti della faccenda. Entrambi concludono che il governo Conte ha approvato il Mes, facendo ancora una volta la figura dell’incoerente.

Con-te contro tutti:

Per prima cosa, c’è da specificare che la decisione dell’Eurogruppo è soltanto un accordo fra Ministri delle Finanze: la strada per l’approvazione è ancora lunga. E inoltre, vi ricordate la storia del primo paragrafo? Sí? Bene! Allora ricorderte che il Mes è nato ed è stato ratificato esattamente 10 e 8 anni fa, dunque certamente non è cosa nuova. Fingere che sia stato approvato solo adesso, mistificando i fatti e prendendo in giro l’elettorato, solo per aumentare di mezzo punto percentuale il consenso, è cosa meschina. Nell’ora più buia della storia italiana dell’ultimo decennio, quando tutti dovrebbero collaborare per il bene del Paese, ecco che spunta fuori l’interesse egoista di chi vuole metter zizzania ad ogni costo.

Ma chi semina vento raccoglie tempesta, e il premier Conte non ci sta più: decide di “fare i nomi“. “È importante che il dibattito si sviluppi con chiarezza e sanza falsità – dice Conte – Il Mes esiste dal 2012. Non è stato attivato la scorsa notte come dichiarato da Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Questo governo non lavora con il favore delle tenebre. L’Italia non ha bisogno del Mes e non ne ha richiesto l’attivazione anche perché lo ritiene inadeguato a questa emergenza“. Dunque, Conte tiene a precisare come il suo governo abbia agito con chiarezza e trasparenza, caratteristica di cui spesso i vari governi tecnici erano stati giudicati carenti.

Quando l’imbecillità trionfa, essere sconfitti è un onore

Infatti, la Meloni e Salvini non hanno esitato un attimo a ricordare come durante la ratifica del trattato nel 2012 al governo ci fosse Mario Monti, esempio per eccellenza dell’economista venduto al regime tedesco. Ergendolo in alto come capro espiatorio della rovina di un Paese messo in ginocchio dall’Unione Europea, entrambi hanno dimenticato di fare due conti, attività in cui il professor Monti è sicuramente un’eccellenza. E la sua replica non si è fatta attendere:

Il richiamo ai fatti dovrebbe indurre a maggiore lucidità. Il Mes rappresenta l’evoluzione del Fondo europeo per la stabilità finanziaria (Fesf). Il Fesf prima e il Mes poi sono stati preparati e decisi a livello europeo nel 2010-2011 con l’Italia rappresentata da Silvio Berlusconi nel Consiglio europeo e da Giulio Tremonti nell’Ecofin ed Eurogruppo. Quel governo si reggeva sull’alleanza Pdl-Lega. Giorgia Meloni ne faceva parte come ministro per il Pdl, Matteo Salvini era europarlamentare della Lega.

Forse i leader di destra soffrono dei primi accenni di alzheimer: sembra strano, però, che i ricordi di Mario Monti, a 77 anni, siano perfettamente intatti. C’è da dire che, almeno la Meloni, non è nuova a incoerenze di questo tipo, come quando pur avendo votato a favore della riforma pensionistica Fornero, poi si dichiarò contraria ad essa. Inoltre, è necessario sottolineare come la Meloni abbia espresso tutto il suo disaccordo nei confronti del Mes non presentandosi in Parlamento il giorno della ratifica nel 2012. Per quanto riguarda il leader del Carroccio, la sua costante presenza assente al Parlamento Europeo non si smentì neanche il 23 marzo 2011, giorno del voto sull’introduzione del Mes.

Libertè, egalitè, tagliamo il discorso di Contè

La faccenda, già abbastanza intricata, diventa un completo Mes(s), quando dopo la messa in onda del discorso di Conte, Enrico Mentana commenta così: “Se l’avessimo saputo non avremmo mandato in onda quella parte“. No, non avete capito male, proprio lo stesso Mentana che si era dimesso dalla carica di direttore editoriale affermando che Canale 5 non facesse informazione. Adesso è legittimo chiedersi allora cosa sia da considerare “informazione”. Censurare pezzi di discorso, utilizzare titoli scandalistici, non è questo ciò di cui abbiamo bisogno, tantomeno in un periodo così confuso. La verità, o perlomeno ciò che è più razionale pensare, è che se fin dall’inizio le informazioni fossero state verificate o perlomeno non fossero state dettate dalla volontà di avere ragione a ogni costo, forse, questo articolo non sarebbe neanche esistito. Ma se come diceva Umberto Eco “Internet ha dato diritto di parola agli imbecilli”, è legittimo credere che alcuni questi imbecilli abbiano anche trovato un posto nel mondo: il Parlamento.