Don Giovanni Bosco è stato un sacerdote vissuto in Piemonte nell’Ottocento. Si tratta di un personaggio rivoluzionario sia dal punto di vista religioso (è infatti venerato come Santo), sia dal punto di vista laico: ha introdotto numerose novità nel modo di rapportarsi con i giovani, che all’epoca erano spesso oggetto di severe punizioni corporali.

Don Bosco è cresciuto in un piccolo paesino piemontese, oggi rinominato Colle don Bosco in suo onore. Da bambino amava stupire e divertire gli altri, tanto che era un ottimo giocoliere: tuttora a Colle don Bosco vi è una statua che ricorda “Giovannino saltimbanco”. Nello stesso paesino, immerso tra le montagne, è inoltre presente un’imponente basilica, edificata negli anni Sessanta del secolo scorso a seguito della sua canonizzazione.

Ritratto di don Bosco durante i primi anni di sacerdozio

Crescendo, Don Bosco sviluppò una forte fede religiosa, tanto che decise di entrare in seminario. Era un giovane dotato di notevole intelligenza e dovette svolgere molti lavori differenti per poter mantenere i costi dei propri studi. Poco prima di entrare in seminario, fece un incontro che gli cambiò la vita: conobbe Don Giuseppe Cafasso, il “prete della forca”, che lo portò a visitare le carceri piemontesi. Giovanni ebbe l’occasione di constatare la situazione di forte disagio che vivevano i carcerati, per la maggior parte molto giovani.

Non dimenticò mai quest’esperienza che lo ispirò nel suo percorso presbiteriale: egli notò che i giovani che venivano rieducati avevano la reale possibilità di condurre una vita migliore rispetto a coloro che venivano esclusivamente puniti. Don Bosco riuscì pian piano a far nascere un piccolo oratorio dove radunare i propri ragazzi, che erano in buona parte vagabondi e privi di dimora. Al tempo molti giovani si recavano a Torino, capitale del neonato Regno d’Italia, per cercare lavoro, ma finivano per diventare ladri per procurarsi da mangiare. Per evitare che ciò accadesse, don Bosco li invitava nel suo oratorio per insegnare loro il catechismo e trascorrere insieme pomeriggi di gioco.

Tutto partì dalla Tettoia Pinardi, che si trovava nel rione di Valdocco, a Torino. Si trattava di una donazione da parte del signor Pinardi, interpretata da Don Bosco come segno divino di approvazione del suo operato. Nacque l’oratorio: un luogo di aggregazione dedicato esclusivamente ai giovani, dove costoro potevano avere un’istruzione, apprendere un lavoro, ma soprattutto giocare. Un elemento chiave dell’oratorio è infatti l’aspetto ludico: non si possono costringere dei ragazzi a rimanere immobili per ore, bisogna concedere loro la possibilità di correre e divertirsi per garantire innanzitutto la loro salute fisica. Per don Bosco era molto importante anche l’aspetto musicale: “Un oratorio senza musica è come un corpo senza anima” è una delle sue massime più note.

Don Bosco, infatti, è stato anche pedagogo: egli sosteneva la superiorità del “Sistema Preventivo (titolo di un suo scritto in cui illustrava l’argomento) rispetto a quello repressivo. Quest’ultimo può essere efficace, ma non su lungo termine, ed è considerato il meno faticoso: si basa sul sistema delle punizioni (spesso corporali) in caso di mancanze commesse. Il sistema preventivo è diametralmente opposto: gli educatori devono dare consigli e correggere amorevolmente; una voce amica che effettua un rimprovero è infatti più efficace della violenza, che va invece evitata. Per questo, può essere utile anche lo strumento della lode, la quale, se mancante, costituisce già di per sé una critica da parte di un maestro amato.

La statua dedicata a Don Bosco presso l’oratorio di Valdocco

Inoltre, gli adolescenti devono essere trattati con amorevolezza dagli educatori. Costoro devono rapportarsi con i giovani come “padri amorosi” e essere moralmente irreprensibili, così da fornire un buon esempio. Per questo vanno evitate anche le preferenze nel giudizio dei ragazzi, allora molto comuni. La pratica di questo sistema trae spunto dalle parole di San Paolo: “Charitas benigna est, patiens est; omnia suffert, omnia sperat, omnia sustinet” (la carità è benigna e paziente; soffre tutto, spera tutto e tutto sostiene). Infine, tramite l’oratorio i giovani devono essere incoraggiati alla fede cristiana, ma mai obbligati a ricevere i sacramenti. Il sistema preventivo risulterà infine più soddisfacente e più vantaggioso, perché porterà alla crescita di “validi cittadini e buoni cristiani“.

Questo è, in sintesi, il nocciolo dell’oratorio di Don Bosco, il sacerdote che raccoglieva i giovani dalle strade e che, grazie al suo principio di prevenzione, dava loro un futuro. Un prete semplice ma molto intelligente, indubbiamente sensibile ai problemi reali del suo tempo. Integrandosi con il pensiero del cattolicesimo liberale ottocentesco, Don Bosco innovò il sistema dall’interno, stravolgendo il rapporto tra educatore e allievo e rivoluzionando il rapporto con i giovani tramite la sua “pedagogia povera”.

 

FONTI

Teresio Bosco, Don Bosco, Editrice Velar, Bergamo, 2005

colledonbosco.org

www.donboscoalassio.it

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