“Shlomo non sopporta la mia ansia. La scambia per mancanza di fiducia in me stessa e in lui. Pensa che sia una debolezza. Lo so come funziona: anche io odiavo l’ansia di mia madre, ma capivo che era una malattia. Odiavo la sua ansia, non lei.”

Il nostro tempo è purtroppo molto fecondo per i disturbi psicologici. I Millennials ormai sanno benissimo quanto l’ansia e le sintomatologie depressive sembrino essere pronte a bussare alla porta della crescita negli ultimi anni. In Italia, l’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico rivela attraverso un sondaggio online dati davvero preoccupanti rispetto alla sintomatologia dell’ansia e del panico. A marzo 2019, infatti, il 79% dei partecipanti al sondaggio riporta manifestazioni frequenti di ansia nel mese precedente.
Un segno univoco che sottolinea quanto sia importante parlare di questi temi e raccontare le proprie esperienze.

Proprio in questo spaccato si inserisce l’ultimo libro di Daria Bignardi, recentemente tornata sullo schermo televisivo con le sue piacevoli interviste a L’Assedio. “Storia della mia ansia” è il suo titolo. Secco, netto, pulito. Una stesura e una revisione lunghissime, quasi come un parto difficile e personale.

Il romanzo narra un particolare momento della vita di Lea, moglie e madre di tre figli avuti da relazioni diverse. Con suo marito Shlomo, sin dal capitolo iniziale, sembra esserci un rapporto fatto di tormento e incomunicabilità. Si parla infatti senza mezzi termini di un matrimonio in crisi, formato da una donna decisamente consapevole della sua emotività e delle sue fragilità e un uomo estremamente logico e razionale.

In questa nave familiare ormai destinata al naufragio, anche l’ultima ancora viene eliminata e dà uno scossone potentissimo. Lea scopre infatti di essere malata di cancro e dovrà iniziare ad affrontare la vita con un’ottica nuova: quella della cura e dell’amore per se stessa. Daria Bignardi, vittima lei stessa di un tumore, definisce questo romanzo come “il mio libro più importante”. E se in modo automatico sembra scattare l’analisi di un’autobiografia, in realtà “Storia della mia ansia” non assume affatto questi tratti. Come spiega la stessa autrice

“Non ho rimosso niente, ma ho elaborato tutto anche scrivendo questo libro. Non è un libro sulla malattia e non è un libro sul tumore, è una storia d’amore, e sul rapporto tra l’amore e l’ansia. Il cancro è soltanto un evento che lo attraversa.”

Sarà proprio dalla malattia e dalla chemioterapia che il libro prenderà velocità e assumerà anche toni realistici e crudi, come solo la vita sa essere. Non mancano infatti descrizioni forti della vita assoggettata alla malattia e del dolore anche fisico che un tumore porta con sé. Le vene collassate, le flebiti, il rapporto coi medici sono solo alcuni esempi della concretezza della narrazione.

In questo buio di apparente disperazione, Lea scopre alla prima seduta in ospedale un ragazzo. Il suo nome è Luca, insegna inglese. Anche lui affetto da tumore, è molto più giovane di lei. Luca può offrirle un’ancora di salvezza a cui aggrapparsi durante il periodo parallelo alla malattia. Tra Luca e Lea si instaura infatti un’amicizia dalle tinte quasi passionali, leggera, giocosa, piena di empatia e ascolto reciproco. Sembrerebbe l’inizio di una storia da fondare sulle ceneri di un matrimonio destinato al fallimento. Lea dovrà però fare i conti con i giochi e l’imprevedibilità della vita.

Come anticipato sin dal capitolo iniziale dalle critiche e dalle insofferenze di suo marito, l’ansia è la nemica ambivalente che accompagna Lea nel suo percorso di vita. Segnale ereditario come ricordo materno, è un campanello sempre all’erta e pronto a chiedere la serenità fasulla dello Xanax.

“Ci ho messo tanto a riconoscere di essere diventata anch’io una persona ansiosa: per via delle manie di mia madre l’ansia per me era la cosa più brutta del mondo, non potevo accettarla. Io ero quella che reagiva, non quella che si arrendeva, come lei che si preoccupava di tutto tranne di ciò che importava davvero. Mi sono concessa di riconoscere l’ansia solo quando ho creduto di aver scoperto la cura: scrivere storie, portarle in scena. È stata l’ansia a non farmi fermare mai.”

Un’ansia quai rivalutata nel suo essere esaltatore di sapidità delle esperienze che viviamo, nel renderci capaci di emozioni migliori e di attività. Eppure, in un romanzo in cui si assiste alla paura della malattia, all’ansia di perdere la propria vita, la propria famiglia o il caro amico di chemioterapia, la percezione reale dell’ansia finisce purtroppo in secondo piano. Centrale nel romanzo sembra essere infatti questo intreccio tremendo di amore – nelle sue varie forme – e malattia, di Eros e Thanatos.

Daria Bignardi sa prendere per mano il lettore, guidandolo in modo decisamente scorrevole nelle vicissitudini di Lea, ma perde di smalto nel far assaggiare a chi si affaccia alle sue pagine il senso di ansia che ci si aspetterebbe sin dal titolo.


FONTI

Daria Bignardi, Storia della mia Ansia, Mondadori, 2018

Italiani sempre più ansiosi – Ansa

La confessione di Daria Bignardi – Repubblica