Odio e violenza sono temi largamente dibattuti in questo momento storico. L’odio, da quello di genere a quello razziale, fa da sfondo a centinaia di notizie ogni giorno, mentre la cronaca racconta sempre più spesso di episodi di stalking o pestaggi motivati unicamente da omofobia, transfobia, misoginia, discriminazioni su base religiosa e chi più ne ha più ne metta.

Cambiamenti politici e sociali

Anche se non si tratta di una prerogativa esclusiva di questo periodo storico, sembra che negli ultimi anni la facilità con la quale vengono perpetrati atti lesivi sulla base dell’odio (declinato in tutte le sue possibili forme) sia in aumento. Complici probabilmente sono i cambiamenti politici tendenti alla chiusura verso l’esterno che, da qualche anno a questa parte, stanno smuovendo i governi del mondo intero. La politica stessa sembra giustificare l’odio, soprattutto nei confronti delle minoranze o di chi è considerato più debole. Se volessimo portare degli esempi in questo senso non avremmo che l’imbarazzo della scelta.

Le tendenze politiche sembrano inevitabilmente riflettersi sulla società, i cui membri hanno sempre più fame di visibilità e per ottenerla non esitano ad arrecare danni alle categorie sociali più indifese.

L’odio silenzioso

Ma quando l’odio è radicato non si mostra necessariamente tramite gesti eclatanti o azioni esplicite, che hanno luogo alla luce del sole. L’odio può essere invisibile a chi non lo subisce direttamente. L’odio che crea più danni è quello più subdolo, la cui violenza si può consumare negli angoli dei corridoi di una scuola, che poi diventano quelli di un ufficio. Oppure nel buio di una camera da letto, in una casa che, diversamente, sarebbe stata accogliente.

Perché parlarne?

L’antidoto a tutto questo è sempre la denuncia. Ecco perché si parla così tanto di odio, perché è un mostro da esorcizzare che spesso si nutre del silenzio delle sue vittime.
Ma come si fa a parlare di odio e violenza (fisica e verbale) in un mondo che le ha completamente sdoganate? Come si fa a non banalizzare degli argomenti tanto delicati eppure tanto discussi? Non esistono delle parole universalmente giuste, come non esiste un modo di affrontare l’argomento che possa essere ritenuto universalmente corretto.

Musica e odio: l’esempio degli Alt-J con Breezeblocks

Molti artisti della scena musicale internazionale si sono più volte espressi su questo tema. Il testo di una canzone, per sua natura, riesce a essere infatti più evocativo della prosa. Esistono diversi brani che hanno come tema di fondo la lotta alla violenza e la promozione, negli ascoltatori, di stili di vita che si basino sul rispetto reciproco.

Joe Newman, componente degli Alt-J

Anche gli Alt-J (gruppo alternative britannico formatosi nel 2007) hanno provato ad approcciarsi al tema della violenza in un brano del 2012: Breezeblocks.

Se non avete mai sentito parlare del trio, forse il loro nome vi avrà incuriosito. Il nome della band fa riferimento alla sequenza di caratteri da premere nelle tastiere dei pc inglesi per ottenere , ovvero la lettera greca delta che, in ambito matematico, significa cambiamento. Forse quello che i tre si auspicano di portare sulla scena musicale? Di certo il loro stile è piuttosto innovativo: una base indie alla quale si aggiungono influenze folk, pop e dub mentre i testi sono spesso incentrati su figure di rilevanza storica o socio-culturale.

Il testo di Breezeblocks

Ma torniamo al brano in questione. Si tratta di un singolo facente parte del primo album in studio della band, An Awesome Wave (2012). In questo caso, il testo della canzone fa riferimento a un amore diventato malato nel tempo, alla gelosia morbosa che sfocia nella violenza fisica. Il tema è tristemente noto a tutti per essere spesso al centro di svariate notizie di cronaca. In questo caso, però, viene trattato in maniera molto diretta, tramite degli accostamenti di parole forti che generano, nell’ascoltatore, immagini ancora più potenti.

In un’intervista a «Interview Magazine», Joe Newman (chitarra, basso e voce del gruppo) ha spiegato che il pezzo:

Parla di quando si ama qualcuno desiderandolo talmente tanto da voler fare del male a se stessi e anche alla persona amata.

Questo potrebbe sembrare un controsenso: come può dall’amore nascere dell’odio? La linea che divide due sentimenti così contrastanti può davvero essere tanto sottile? La risposta, come è chiaro, è affermativa. Un amore troppo oppressivo è già di per sé una chiara manifestazione di violenza, anche se questa non dovesse concretizzarsi in qualcosa di fisico.

Questo ossimoro si esplica nel brano, che alterna parole violente ad altre più delicate, malinconiche e quasi di supplica. La musica segue il testo risultando più ritmata in alcuni punti e quasi scomparendo in altri, lasciando spazio a parole che paiono amorevoli.

She may contain the urge to run away / Lei potrebbe sentire l’urgenza di scappare
But hold her down with soggy clothes and breezeblocks. / Ma trattienila con stracci bagnati e blocchi di calcestruzzo.

Il protagonista è “innamorato” di una ragazza che vorrebbe porre fine alla relazione ma non riesce a farlo a causa della violenza di lui che, per trattenerla, cerca di soffocarla e farle del male usando oggetti pesanti quali, appunto, i blocchi di calcestruzzo del titolo (anche metafora della casa nella quale vivono, che imprigiona la ragazza).

Never kisses, all you ever send are full stops. / Mai dei baci, tutto quello che mi mandi sono punti fermi.

Il protagonista rimprovera la ragazza per il fatto di essere così fredda nei suoi confronti (in questo caso, si parla di messaggi).

She bruises, coughs, she splutters pistol shots / Lei ha dei lividi, tossisce, spara colpi di pistola
Hold her down with soggy clothes and breezeblocks. / Trattienila con stracci bagnati e blocchi di calcestruzzo.
She’s morphine, queen of my vaccine, / Lei è morfina, regina del mio vaccino.
My love, my love, love, love. / Amore mio, amore mio, amore, amore.

Nel tentativo di liberarsi dalla stretta del ragazzo, lei “spara colpi di pistola” quindi, metaforicamente, usa parole forti nei suoi confronti per fare in modo che la lasci andare. Allo stesso tempo, il suo corpo è pieno di lividi e la mancanza di ossigeno la fa tossire violentemente. Lui non riesce a lasciarla andare perché il suo amore è diventata l’unica cura alle sue ferite, come una medicina. La chiama amore più e più volte mentre le fa del male.

Germolene, disinfect the scene my love, my love, love, love. / Germolene, disinfetta la scena amore, amore, amore, amore.
Please don’t go, I love you so, my lovely. / Per favore non andare, ti amo così tanto.

A questo punto, il crimine è avvenuto. Il ritmo si fa più lento: il ragazzo, mentre pulisce la scena del crimine (Germolene è una marca inglese di antisettici) continua a supplicare la ragazza di non lasciarlo.

Il video

Il video approccia l’argomento in modo diverso rispetto al brano in sé: se nel brano si lasciava intendere che fosse una donna la vittima dei soprusi, dal video emerge che, invece, è un uomo a essere perseguitato da una ragazza innamorata di lui, la quale non si arrende nemmeno davanti alla sua fede nuziale. La dicotomia vittima/carnefice, però, non risulta essere chiara all’inizio del video: atti di violenza fisica vengono perpetrati da entrambe le parti.

È noto che la percentuale di vittime di abuso sessuale (o di violenza, più in generale) di sesso femminile sia maggiore rispetto a quelle di sesso maschile. Questa inversione dei ruoli nel video vorrebbe sottolineare come la violenza non abbia sesso e non faccia sconti a nessuno, uomo o donna che sia.

Le immagini, che scorrono al contrario, sono a dir poco inquietanti e mostrano tutto il dolore che si nasconde dietro a una presunta relazione dalle fondamenta malate.

Il video gioca molto sull’effetto sorpresa e sull’incertezza che si viene volutamente a creare. Inizialmente viene nascosta al pubblico la donna imbavagliata – moglie dell’uomo perseguitato – la cui vista avrebbe risolto ogni dubbio sui rispettivi ruoli dei personaggi. Ecco una versione del video che rispetta la cronologia delle azioni. Come è evidente, non possiede la stessa potenza comunicativa dell’originale.

Dunque, lasciamo allo spettatore l’ardua sentenza. È riuscito, questo brano, a presentare in maniera esaustiva un tema tanto controverso?