Internet Addiction Disorder

La dipendenza dai social media e da internet in generale è un tema molto attuale che riveste un ruolo importante sia nelle nostre conversazioni quotidiane sia in svariati studi scientifici. Si tratta di una vera e propria patologia il cui nome tecnico è Internet Addiction Disorder (IAD) e che, in quanto patologia, prevede un percorso di cura che – come succede per le droghe – porti il paziente a ridimensionare il cattivo uso che fa della rete.

Pur non trattandosi di casi del tutto isolati, bisogna dire che generalmente la dipendenza dai social si ferma a stadi meno avanzati che spingono molti di noi a fare un uso giornaliero piuttosto prolungato del PC, dello smartphone o del tablet.
In effetti, bisogna riconoscere che, chi di noi possiede una connessione a internet (soprattutto se portatile come per lo smartphone) è soggetto a diversi stimoli che lo spingono a farne un uso sempre più smodato. Per esempio, quando riceviamo delle notifiche siamo spinti a controllarne subito il contenuto oppure, in presenta di una domanda di cui non conosciamo la risposta, la tentazione è quella di cercare immediatamente informazioni sul web. Tutto questo ci porta a rimanere (quasi) sempre connessi.

Pro e contro della rete: l’educazione civica digitale

Questo non significa che i mezzi di comunicazione siano da condannare in toto, anzi, è importante anche riconoscerne i benefici: se la nostra società è una società fortemente democratica è anche grazie alla rete che, se usata in modo equilibrato, consente a chiunque si possa permettere una connessione di accedere a un gran numero di informazioni utili: dalle notizie del giorno a nozioni enciclopediche o tutorial utili in vari ambiti, e così via. Il rovescio della medaglia è l’ampliamento del divario tra la parte ricca e quella povera del mondo che, non potendosi permettere gli strumenti per la connessione, rimane sempre più esclusa da questo processo di democratizzazione di cui si parlava.

In questo quadro ha una parte fondamentale l’educazione civica digitale, il cui ruolo è quello di indicare quali siano i pericoli nascosti in rete (cyber bullismo, phishing, diffusione di fake news, ecc.) e di insegnare come utilizzare al meglio internet senza incappare in truffe e avendo sempre un occhio critico nei confronti di ciò che si legge.

Lo IAD in musica: Stromae e la sua Carmen

Questo “occhio critico” è lo stesso di cui ci parlano diverse canzoni che cercano di sensibilizzare l’ascoltatore riguardo l’importanza di prestare attenzione a ciò che si fa online.
Fra queste canzoni, troviamo Carmen, un brano del 2013 estratto da Racine carrée, secondo album in studio del cantautore belga Stromae. In questo pezzo il cantante mette in guardia l’ascoltatore dicendogli di non fidarsi ciecamente della rete e dei social network in particolare, poiché gli amici virtuali sono tali solo finché non si scontrano con la barriera della realtà.

Il brano è un adattamento di L’amour est un oiseau rebelle, un’aria della Carmen, opera lirica del compositore francese Georges Bizet:

I video di Stromae: l’esempio di Quand c’est?

Stromae è piuttosto famoso per i suoi video evocativi, nei quali sono presenti passi di danza piuttosto inusuali che si mescolano a scenari quotidiani, ponendo così lo spettatore al centro di un vortice di emozioni date dalla combinazione musica-danza. Pensiamo, per esempio, al video di un altro brano, Quand c’est?, nel quale il cantautore affronta un altro tema di rilevanza sociale come la prevenzione in ambito medico, in particolare per quanto riguarda i tumori: il testo gioca sulla somiglianza tra la frase che dà il titolo alla canone e la parola francese cancer (cancro, appunto), mentre il video è girato su un palcoscenico vuoto e cupo e Stromae si muove in modo inquietante, mimando le movenze di un ragno, metafora della malattia.

Il corto di Carmen

Il video di Carmen è un corto animato del 2015, diretto dall’animatore e regista francese Sylvain Chomet, che vede come protagonisti l’alter ego del cantante sotto forma di personaggio dei cartoni e l’uccellino blu di Twitter.

Poiché il pubblico del cantante è sparso in tutto il globo, spesso i suoi testi (scritti in francese) sono tradotti in inglese con dei sottotitoli ai video, in modo da risultare più accessibili.

Come vediamo dal video, l’icona di Twitter – che potrebbe essere tramutata anche in quella di Facebook, Instagram e qualsivoglia altro social network – accompagna costantemente il cantante in ogni momento della sua giornata, diventa invasiva e non lo lascia mai libero e, come una fidanzata estremamente possessiva, si ingelosisce delle relazioni interpersonali che il cantante cerca di mantenere nel mondo reale. Stromae parla del suo rapporto con i social come se fosse una storia d’amore finita nel giro di un paio di giorni: prima ci si incontra, poi ci si followa e infine si rompe e si rimane da soli. Il ritornello è un ammonimento:

Ti vuoi bene? Fai attenzione.
Io mi voglio bene? Devo fare attenzione.
Noi dobbiamo fare attenzione.
Loro devono fare attenzione.
Voi dovete fare attenzione.

Mentre sullo sfondo vediamo crescere il numero dei followers dell’artista, possiamo ascoltare un altro gioco di parole tra le due espressioni “c’est comme ça qu’on s’aime” e “c’est comme ça qu’on somme” (quest’ultima riprende con un ulteriore gioco di parole il verbo “consommer”) ovvero “è così che ci amiamo” e “è così che consumiamo”.
In questo modo, Stromae ci lascia intendere che esiste un vero e proprio business che va oltre la facciata innocente delle bacheche dei nostri social e che li utilizza, invece, per trarne un guadagno. A questo proposito, è recente la discussione che vede al centro gli influencer e le campagne pubblicitarie non dichiarate sui propri profili Instagram e che ha portato, fra le altre cose, a imporre una maggiore chiarezza da parte della piattaforma quando si tratta di post sponsorizzati da aziende.

Andando avanti con la canzone vediamo come perfino l’amore, quello reale, è preso con poca serietà, come se fosse anch’esso dettato dalle leggi del consumismo:

L’amore è figlio del consumismo,
Ci vorrebbe una scelta sempre più ampia.
Cosa volete, dei sentimenti gratis?
L’offerta e la domanda come unica legge.
Stai attento!
Ma io conosco i pericoli che ci sono là fuori,
ho tenuto lo scontrino, se ce ne sarà bisogno lo cambierò (l’amore).

Verso la fine del video l’uccellino blu prende completamente il sopravvento sull’artista e vediamo che non è l’unico personaggio in questa situazione: tutti i potenti della terra si fanno portare in spalla da questo metaforico manipolatore e tutti ne saranno fagocitati. Negli ultimi fotogrammi vediamo che, finito il suo lavoro con Stromae, l’uccellino, mostrandosi di nuovo innocente, si posa sulla finestra di una bambina intenta a guardare lo schermo del suo smartphone, lasciandoci così intendere che il ciclo continua.