Vi è mai capitato di osservare opere d’arte così affascinanti da rimanere senza fiato? Da non riuscire a proferir parola? O, addirittura, da sentire capogiri ed avere allucinazioni?

Basilica di Santa Croce a Firenze

Se tutto questo vi sembra assurdo, allora non avrete mai sentito parlare della Sindrome di Stendhal. Questa è conosciuta anche come Sindrome di Firenze, così definita perché lo scrittore Marie-Henri Beyle, noto come Stendhal, amante dell’arte e dell’Italia, nel 1817 intraprese un viaggio che lo portò spesso nel capoluogo toscano. Qui visse un’esperienza senza precedenti, addirittura raccontata nel suo libro intitolato “Roma, Napoli e Firenze. Viaggio in Italia da Milano a Reggio”. Infatti, dopo aver fatto visita alla Basilica di Santa Croce a Firenze, lo stesso Stendhal scrive:

“Là, seduto su un gradino di un inginocchiatoio, la testa abbandonata sul pulpito, per poter guardare il soffitto, le Sibille del Volterrano mi hanno dato forse il piacere più vivo che mai mi abbia fatto la pittura. […] Uscendo da Santa Croce, avevo una pulsazione di cuore, quelli che a Berlino chiamano nervi: la vita in me era esaurita, camminavo col timore di cadere”.

In poche parole, quindi, si tratta di un disturbo psicosomatico transitorio, che non riporta conseguenze irreversibili e che si manifesta con forme di vertigini, palpitazioni, giramenti di testa e allucinazioni dovute alla visione di opere d’arte particolarmente suggestive, spesso raggruppate in uno spazio limitato. Tanto è vero che si pensa che il disturbo possa difficilmente avvenire all’aperto. Le opere d’arte che provocano queste sensazioni sono molteplici per il semplice fatto che ognuno di noi reagisce in modo differente alla bellezza e al mondo che ci circonda.

Nonostante sia stato lo scrittore, per l’appunto, il primo a descrivere il disturbo, l’espressione ‘Sindrome di Stendhal’ viene coniata e studiata a fondo per la prima volta nel 1977 dalla psichiatra fiorentina Graziella Magherini, esperta di arte ed appassionata, in particolar modo, degli studi su Michelangelo. Firenze stessa è stata per lei un’ottima opportunità e la culla del suo studio e dell’osservazione di questi ‘strani’ fenomeni. Nella città fiorentina, infatti, si pensa siano avvenuti la maggior parte dei disturbi, sicuramente dovuti all’innumerevole quantità di opere e monumenti storici che da sempre incantano centinaia di turisti provenienti da tutto il mondo. Proprio loro sembrano i soggetti più colpiti, soprattutto i giovani intellettuali che si recavano a Firenze in solitaria, per viaggio o per lavoro. Di solito, gli italiani ne erano immuni per affinità culturale.

Graziella Magherini, dopo aver analizzato più di cento pazienti ricoverati presso l’ospedale di Santa Maria Nuova, poco distante dal Museo degli Uffizi, mise a punto la teoria secondo la quale l’arte può incidere in maniera devastante sul corpo e sulla psiche delle persone. In che modo? Secondo il suo pensiero, la sindrome può manifestarsi in tre modi: con disturbi cognitivi, percependo in modo alterato suoni e colori; disturbi dell’affettività, quindi stati depressivi, senso di inferiorità o superiorità; ed infine crisi di panico, molto frequenti.

Non è stato semplice capirne le origini, e ancora oggi la discussione è aperta. Ciò che è certo è che la Magherini, approfondendo i suoi studi, trovò numerose caratteristiche comuni tra i soggetti colpiti: disturbi del pensiero, associati ad allucinazioni; oppure disturbi a livello emotivo, che portarono ad episodi di depressione o, al contrario, di euforia. Altri ancora manifestavano ansia e angoscia. L’esperienza, quindi, non può che essere negativa. Lo spettatore così facendo non gode delle bellezze artistiche, ma piuttosto cade nell’oblio dell’oppressione e della sofferenza. Insomma, la situazione di certo non è piacevole per chi ne è vittima diretta, ma allo stesso tempo non può che suscitare curiosità nei confronti della potenza dell’arte e di ciò che da sola può provocare.

Scena del film ‘La Sindrome di Stendhal

La Sindrome di Stendhal, inoltre, dà il titolo ad un film prodotto nel 1996 da Dario Argento, famoso regista e produttore cinematografico italiano. Nel lungometraggio, la giovane poliziotta Anna Manni (interpretata da Asia Argento) si ritrova a Firenze per indagare sulle orme di un killer, ricercato per aver commesso numerosi omicidi. Durante una visita agli Uffizi, di fronte ad un’opera di Bruegel, pittore olandese, la donna si sente male e sviene. In seguito, verrà soccorsa dallo stesso uomo ricercato e la sua vita cambierà per sempre.

Sintomi simili a quelli suscitati dalla sindrome di Stendhal sono stati raccontati poi da diversi studiosi europei che li hanno identificati come ‘Sindrome di Parigi’ e ‘Sindrome di Gerusalemme’. Quest’ultima, in particolar modo, è interessante perché legata a stimoli religiosi più che artistici ed emotivi. Colui che si reca, infatti, nella Città Santa può avvertire disturbi legati al grande spirito religioso presente in città, piuttosto che alla bellezza artistica e culturale del paese.

Ciò che è indiscutibile è che non si rimane indifferenti di fronte a cotanta potenza. Perché è di potenza che si parla. L’arte, da sempre, è impregnata di un particolare prestigio che le permette di essere utilizzata nei modi più svariati, curiosi e assurdi.

Lo stesso Lev Tolstoj, scrittore e filosofo russo, ammetteva che:

“L’arte è la suprema manifestazione della potenza dell’uomo; è concessa a vari eletti, e innalza l’eletto ad un’altezza dove l’uomo è preso da vertigine ed è difficile conservare la sanità della mente”.