I dati Istat 2018 hanno riportato che 3 milioni e 657 mila italiani non si sono curati principalmente per problemi economici. Si rinuncia all’acquisto di un farmaco, anche fondamentale, perché non passato dal Sistema Sanitario, alle ecografie, che necessitano di ticket, e ad altre visite. La percentuale aumenta per le più costose cure odontoiatriche, nella maggior parte dei casi private, considerando le quali il numero ammonterebbe a 4 milioni e 125 mila. Il problema della sanità è sentito soprattutto al Sud, ma non solo.

Si aggiunge, poi, la questione delle liste d’attesa. Di 4 milioni di italiani, 2 milioni rinuncerebbero alle cure a causa di liste dai tempi interminabili e perché non possono permettersi una prestazione in intramoenia, (cioè prestata all’interno delle mura ospedaliere ma nell’esercizio dell’attività libero professionale dei medici).

Basti pensare che i tempi d’attesa della sanità variano in media dai 122 ai 142 giorni per una mammografia; dai 93 ai 109 giorni per una colonscopia; dagli 80 ai 111 giorni per una risonanza magnetica; dai 67 ai 79 giorni per una visita cardiologica; dai 47 ai 72 giorni per una visita ginecologica; dai 66 ai 67 giorni per una visita ortopedica.

In realtà le percentuali registrate dall’Istat si basano sulla semplice richiesta agli intervistati di rinuncia o meno a prestazioni sanitarie, per cui non si riesce a percepire la gravità o meno di una rinuncia o le conseguenze. Occorre quindi anche considerare gli italiani che non hanno rinunciato alle cure, tra i quali otto milioni hanno dovuto utilizzare gran parte dei propri risparmi o indebitarsi per curarsi, e quasi due milioni sono entrati nell’area della povertà a causa di spese nell’ambito della sanità privata. Spesso infatti non resta che rivolgersi alle strutture private e accade che quanto maggiore è l’urgenza di una determinata cura tanto più il cittadino spenda per queste.

Marco Vecchietti, consigliere delegato di Rbm Assicurazione Salute ha dichiarato:

“Più di un italiano su quattro non sa come far fronte alle spese necessarie per curarsi e subisce danni economici per pagare di tasca propria le spese sanitarie, ormai l’universalismo sanitario è di facciata”.

È vero che in Italia le tipologie di esenzioni sanitarie sono molteplici: in numerose regioni italiane non pagano il ticket disoccupati, persone sotto una certa soglia di povertà o con patologie particolari e gli over 65 che guadagnano meno di 36mila euro l’anno. Ma un problema rilevante è anche quello delle false esenzioni, che accrescono a dismisura le tempistiche delle liste d’attesa. In Italia accade infatti un certo numero di persone firmi per esenzioni di cui non avrebbe diritto. La metà di coloro che si rivolgono al sistema sanitario consuma il 70% delle prestazioni non pagando il ticket.

Il più delle volte chi chiede aiuto si trova al di fuori di qualunque sistema di protezione sociale, ad esempio semplicemente perché non possiede un medico di base: migranti senza permesso di soggiorno, richiedenti asilo, emarginati, sfrattati, famiglie disagiate, persone con disagi psichici….

C’è poi anche chi sceglie di non curarsi soltanto perché si vergogna della propria condizione di povertà o del fatto di non riuscire a comprendere le modalità di funzionamento della burocrazia degli sportelli del Servizio Sanitario.

Fortunatamente in Italia esistono realtà che cercano di far fronte alle problematiche della sanità offrendo medicinali gratuiti e cure di diverso tipo. Una di queste è Banco Farmaceutico, che ogni giorno raccoglie e recupera farmaci da donatori e aziende, per distribuirli a migliaia di strutture caritative che assistono chi non può permettersi l’acquisto di medicinali.

A Milano, in zona Fiera, ci sono i frati dell’Opera San Francesco, i quali hanno creato con le donazioni un Poliambulatorio con 200 medici volontari, 20 infermieri e apparecchiature moderne, spesso più recenti di quelle ospedaliere. Ogni anno offrono più di 33.000 visite mediche ai bisognosi. In un’intervista padre Vittorio Arrigoni spiega chi sono i pazienti del Poliambulatorio:

“E’ tutta gente che non riesce ad accedere alle strutture pubbliche o perché non ha i soldi nemmeno per pagare il ticket o perché non riesce materialmente a farsi prendere in carico: solo nell’ultimo anno ne abbiamo visti quasi 10 mila, facendo circa 35 mila visite in studio.”

Oltre al danno che può portare un disagio fisico o una malattia grave, è forse giusto subire anche quello di un sistema arretrato che non facilita l’accesso ad un servizio che dovrebbe essere aperto di tutti?

C’è però una buona notizia: il Dicastero guidato da Giulia Grillo ha emanato il Piano nazionale per la gestione delle liste d’attesa 2019-2021, già approvato dalla Conferenza Stato-Regioni. Un piano che si propone di fissare tempi massimi per le prestazioni sanitarie e di individuare le responsabilità del vecchio sistema.

FONTI:

Liste d’attesa e famiglie senza soldi, quattro milioni di italiani non si curano– La Repubblica 04/03/2019

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