Quotidianamente, grazie ai telegiornali o internet, veniamo a conoscenza di casi di bullismo, di studenti irrispettosi o immersi nel fittizio mondo dei social. I dibattiti sull’istruzione si sprecano tra genitori che difendono a spada tratta i propri figli e istituzioni che non riescono a stare al passo con i tempi. Tuttavia il ruolo della scuola è fondamentale e sempre lo sarà. È uno dei primi ambienti sociali in cui gli individui sono calati, insieme alla famiglia, ed è li che si gioca la partita sul futuro dell’essere umano. Solo qui è possibile apprendere una vera coscienza civica e l’insegnante ha una responsabilità non indifferente.

Il problema dell’educazione è sentito da sempre e la filmografia lo ha affrontato in diverse occasioni. Ad esempio Il Seme della Violenza (1955) lo fa con uno spirito veramente innovativo per l’epoca affrontando temi come bullismo e razzismo in un America che da una parte si fa portatrice dei grandi valori universali e, dall’altra, discrimina e reprime in maniera paranoica e aggressiva. I titoli di testa del film chiariscono l’intento programmatico dell’opera ovvero presentare il problema della delinquenza giovanile e invitare il pubblico a una presa di coscienza.

Il protagonista è Richard Dadier, insegnante di lettere che viene assunto nella scuola superiore di quartiere. La classe assegnatagli è un vero inferno; estremamente variegata nella composizione etnica ma unita dal disprezzo per l’istruzione e dall’irresponsabilità. Richard decide di tenere testa ai ragazzi, mantenendo una condotta sempre uniforme e coerente cercando di stimolare quell’interesse che parre sopito sotto una coltre di menefreghismo e nichilismo. Richard prova a stabilire un rapporto con Miller, studente di colore, poiché in lui scorge doti da leader e spera possa aiutarlo a cambiare la situazione. Diversi alunni sono organizzati in una vera e propria banda che commette le più svariate angherie. In un quartiere povero il senso di appartenenza rappresenta l’unica ragione di vita.

Durante una lezione Richard introduce un metodo innovativo e curioso: gli studenti devono  raccontare particolari della loro vita davanti ad un registratore. La classe spinge Morales, ragazzo di etnia ispanica, a testare questo nuovo metodo. Le motivazioni di West (il biondino capo della banda di delinquenti) e i suoi fedeli sono molto chiare: ritengono il compagno di classe, chiamato “muso giallo”, debole e diverso.  Tra gli studenti scoppia un litigio e, tra epiteti razzisti come “negro” o “irlandese”, è chiara l’assenza della vera amicizia. Nonostante i ragazzi  provino a giustificarsi riconducendo la discussione a uno scherzo, il dado ormai è tratto.  Il professore interviene immediatamente sottolineando come questioni così delicate non possano considerarsi fonte di riso perché  rischierebbe di trasformarsi in qualcosa di molto più serio.

Al centro del film si pone, dunque, la riflessione sul ruolo dell’insegnante. Richard più volte pensa di mollare tutto, il problema pare così ingestibile da non aver soluzione. Incalza gli altri maestri poichè non crede stiano facendo abbastanza, lui stesso si incolpa e si mortifica. L’incoraggiamento della moglie è l’unica cosa che lo spinge a continuare. Il  loro compito non è riproporre mnemonicamente delle nozioni ma stimolare la conoscenza. Al suo vecchio professore Richard confessa di aver scelto l’insegnamento perché è un compito creativo e può plasmare le menti degli studenti. Ecco ciò che lo ha spinto ad assumere quel ruolo.

La resa dei conti arriva durante l’ennesimo episodio di insubordinazione; West continua a trovare insopportabile l’ostinazione di Richard e i suoi tentativi di comunicare dei valori. Di fronte alla minaccia di essere portato dal preside estrae il coltello e arriva a ferire il professore ad una mano. Questa volta West e i suoi fedeli non trovano appoggio nel resto della classe che si schiera apertamente con Richard grazie anche all’influenza di Miller con cui, mano a mano,  ha costruito un rapporto di fiducia.

Il film visto con occhi contemporanei presenta sicuramente qualche sbavatura frutto del suo tempo, ma nulla toglie alla modernità del suo proposito. La scuola è il luogo dove si manifestano le problematiche della società ma è qui che è possibile fare il primo passo verso una loro risoluzione. L’insegnante ha un ruolo poco gratificato o pagato ma fondamentale; a lui spetta il compito di formare la coscienza dei ragazzi e convincerli che la conoscenza e il rispetto sono il mezzo per estirpare il seme della violenza.

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