La ricetta alla base dei loro pezzi è composta da mix curiosi: un sound tropicale e fresco, dei testi principalmente in italiano ma cantanti con quel leggero accento esotico e delle influenze musicali da ricercare nella scena indie-folk internazionale, come Devendra Banhart (cantautore al quale dedicano perfino un pezzo: Sampleando Devendra), i Vampire Weekend e i Fleet Foxes. Amalgamando il tutto si ottengono i Selton: brasiliani di origine e italiani di adozione.

Le origini

Alle origini dei Selton ci sono quattro musicisti (oggi rimasti in tre: Ramiro Levy, Eduardo Stein Dechtiar e Daniel Plentz) di Porto Alegre che, ritrovatisi per le strade di Barcellona, nel 2005 iniziarono la loro carriera come gruppo proprio in terra spagnola.

I chilometri macinati erano già molti quando, nel 2008, approdarono in Italia, più precisamente a Milano, in quella che diventerà poi la loro Loreto paradiso.

In occasione dell’uscita del loro terzo album, appunto, Loreto Paradiso, la band ha registrato un videoclip nel quale vengono sintetizzati il loro percorso e il loro stile, che viene rappresentato, anche a livello visivo tramite la sovrapposizione di diverse parti del viso dei diversi membri del gruppo, come un ibrido culturale prima ancora che musicale.

Banana à milanesa

Fra alcune cover di Jannacci (come Vengo anch’io. No, tu no) e altri pezzi originali, i Selton si sono fatti strada nella città della Madonnina con il loro primo album, Banana à milanesa, del 2008.

La lingua prevalente, in questo caso, è ancora il portoghese, ma la contaminazione con la cultura italiana è palese: in diverse canzoni si parla, infatti, dell’aeroporto di Malpensa e del Duomo di Milano, percorso “obbligato” per ogni turista che visiti la città per la prima volta.

Saudade

Con Saudade, nel 2013, si inizia a notare la vera e propria ibridazione di cui si parlava nel video: a testi in lingua inglese vengono affiancati i primi testi italiani. Anche il portoghese non viene del tutto abbandonato. Il risultato finale sembra essere un matrimonio felice tra diverse culture, nessuna delle quali prevale in modo netto sulle altre. Sarà forse merito dello stile che, al variare della lingua utilizzata per il testo e per il tono della canzone, rimane sempre lo stesso, ironico e decisamente riconoscibile.

Loreto paradiso

Questo è lo spirito con il quale viene concepito Loreto paradiso, terzo album (del 2016) della band oramai diventata milanese di adozione.

Nei testi c’è un continuo mescolarsi di rimandi folkloristici che si legano a volte alla cultura brasiliana (in uno dei testi si parla in chiave ironica di “macumba”, una pratica religiosa di origine africana che prese piede a Rio de Janeiro nel XIX secolo) e altre a quella italiana (si fa riferimento, appunto, a Loreto, celebre quartiere milanese).

Piccola sbronza è stato il pezzo che ha ottenuto maggior successo: si tratta di un brano che racconta in maniera leggera e sarcastica una storia d’amore travagliata a causa dei vizi e delle continue mancanze da parte di entrambi.

Nel maggio dello stesso anno, i Selton hanno calcato il palco del Mi Ami, importante festival milanese di musica prevalentemente indipendente.

Manifesto tropicale

Arriviamo, così, al loro ultimo album, Manifesto tropicale (del 2017) che, già nel titolo, racchiude la sintesi del loro percorso. Questo è l’album che, più di tutti, ha ottenuto successo di critica e di pubblico, e che gli ha permesso di girare il Bel Paese con un tour e di partecipare a diversi festival.

Citiamo, per esempio, Beats from the lido (evento presentato da Red Bull Music e tenutosi a Ostuni in occasione dell’edizione 2018 del Viva Festival) durante il quale furono chiamati a reinterpretare, insieme ad altri artisti italiani, diverse hit estive del passato come Che notte! Di Fred Buscaglione e Ba…ba…baciami piccina di Alberto Rabagliati.

Cercasi casa

Lo scorso marzo è uscito il loro ultimo singolo. Affiancati dal compositore Dario Faini (in arte Dardust) ci raccontano, con una vena decisamente malinconica, la loro storia e la continua ricerca di un posto da chiamare casa. Così ne hanno parlato in un post sul loro blog:

Il concetto di casa, e ciò che essa rappresenta, è sempre stato presente nella nostra poetica e probabilmente lo sarà ancora. La verità, però, è che il nostro nuovo brano Cercasi Casa parla della questione ma da un punto di vista tutt’ora nuovo per noi. Non è il sentimento di non appartenenza che raccontiamo nel disco Saudade, e nemmeno il tentativo di creare un paradiso attorno a noi, come abbiamo cantato in Loreto Paradiso. Oggi parliamo della prospettiva di chi ha già messo radici in un posto, che probabilmente non sarà quello ideale, ma che in qualche modo gli ha concesso l’opportunità di crescere. Forse il posto ideale non esiste, forse esiste solo come un’utopia.


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