La scuola finlandese è notoriamente considerata una delle migliori scuole al mondo. Vediamo perché, e cosa possiamo prendere come spunto di riflessione per sperare in una scuola migliore, anche in Italia.

Al centro di tutto l’obiettivo di creare valore

Quello che maggiormente colpisce del sistema scolastico finlandese non è stato solo il sistema scolastico in sé. Esso certamente è importante, ma quello che ha attirato di più l’attenzione è senza ombra di dubbio la motivazione intrinseca del sistema. Mi spiego meglio: l’obiettivo degli insegnanti finlandesi non è tanto l’insegnare di per sé, quanto il cercare di apportare un valore aggiunto ai bambini, quello della crescita. In tale contesto, l’insegnamento non è altro che uno strumento per il raggiungimento di un fine più alto.

Il governo finlandese permette ciò attraverso una mentalità molto pratica. Difatti tutte le riforme scolastiche vengono attuate attraverso una ricerca scientifica che ne conferma l’utilità, e non secondo criteri politici o di altro stampo. Se, per esempio, la scienza dice che le lezioni frontali non sono utili per insegnare agli allievi, queste vengono abolite. Questo è quanto è successo, per l’appunto, proprio con la riforma scolastica del 2015, che ha interessato tutta la nazione. Possono sembrare iniziative semplicemente diverse o audaci, ma comunque fanno la differenza in un sistema educativo.

L’insegnante valorizzato, il bambino altrettanto

Se in generale il ruolo dell’insegnante non sembra essere particolarmente apprezzato in Italia, non si può dire altrettanto per la Finlandia. Lì infatti gli insegnanti vengono tenuti in grande considerazione, perché considerati le guide principali in quell’importantissima fase della vita di un bambino quale è l’infanzia. Per poter insegnare si devono infatti avere una laurea magistrale e una specializzazione. Inoltre alle selezioni si presentano sempre molti candidati, a confermare il grande prestigio di cui gode questa figura.

Ci sono poi una serie di originali metodi peculiari di gestire il sistema scolastico:

  • La scuola fornisce tutto il materiale che serve al bambino, che siano penne, quaderni o libri. La famiglia non è infatti tenuta a pagare nulla.
  • Ogni 45 minuti di lezione ci sono sempre 15 minuti di gioco (obbligatorio per legge) in cui i bambini possono uscire nel giardino della scuola. Il valore della ricreazione per i finlandesi è importantissimo, perché i bambini sono bambini e lo svago è connaturato alla loro natura… Quindi da valorizzare!
  • Fino ai 13 anni non si assegnano voti. La motivazione è che i voti, almeno per quanto riguarda la prima parte dell’infanzia, non sono un’utile indicazione per capire il proprio miglioramento didattico; questo perché ognuno ha i propri tempi e c’è chi va più lento e chi più veloce.
  • I compiti dati a casa sono pochi. Il senso è che la scuola è fatta per imparare sui libri, la casa per imparare le lezioni di vita pratica.
  • Le elementari cominciano a 7 anni, età considerata ottimale per iniziare a apprendere.

Considerazioni

Quelli sopra elencati sono solamente i punti chiave su cui si sviluppa il sistema scolastico finlandese. Sicuramente non sarà perfetto, ma quello che in alcuni casi manca nel caso italiano è quella volontà di creare un rapporto profondo e sincero da parte degli insegnanti verso i loro alunni. Oltre a ciò, tra genitori sempre più permissivi e casi  frequenti di ingiustizie scolastiche, la scuola italiana potrebbe forse guardare ad altri modelli per integrare modalità di insegnamento differenti.

E’ infatti palese che se adottiamo un sistema di insegnamento vecchio di decenni nei fondamenti, qualcosa di nuovo, nel 2019, ci sarà da implementare.

Chi studierà, vedrà.

 

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