Sempre più spesso oggi si sente parlare di digitalizzazione, un concetto assai complesso, riguardo al quale vi è spesso ignoranza da parte dei più giovani e, addirittura paura, da parte della fascia di popolazione più anziana.

La digitalizzazione (o rivoluzione digitale) è il processo di conversione di un contenuto fisico quale di un’immagine, di un suono o di un documento in formato digitale.

I quotidiani sono soliti definire i più giovani “Generazione digitale” dal momento che, grazie alle nuove tecnologie, sono continuamente connessi grazie all’uso, o forse abuso, dei dispositivi elettronici.

Quando si parla di rivoluzione digitale si apre un orizzonte molto vasto di argomenti da approfondire e di altrettanti stereotipi da sfatare; dunque è necessario fare chiarezza e partire dalla sua genesi, analizzando i punti a favore e quelli considerati negativi.

Tra la fine del Novecento e l’inizio del Ventunesimo secolo, si verificò una straordinaria evoluzione dell’informatica, che ha portato alla creazione di dispositivi sempre più complessi e dotati di intelligenza artificiale. Questi hanno poi contribuito progressivamente a semplificare la nostra vita. Dal punto di vista personale, siamo stati incredibilmente agevolati dall’introduzione dei social networks, degli smartphones e delle chat istantanee; lavorativamente parlando,  siamo in grado di compiere ricerche e comunicare con i nostri colleghi più lontani, grazie all’uso di tablet e computer sempre più all’avanguardia e dotati di un software velocissimo.  

Ma la digitalizzazione del lavoro non si limita all’introduzione di nuovi “strumenti intelligenti”: secondo alcuni studi, si pensa che in futuro il lavoro svolto dagli uomini verrà sostituito dalle macchine.

Anche la Puglia ha la sua prima Agenda Digitale - Puglia Startup

Esistono pareri discordanti in proposito: secondo alcuni ingegneri, i nuovi “dipendenti digitali” porteranno un elevatissimo quantitativo di benefici, abbassando il costo della manodopera,  diminuendo il tempo e la fatica e aumentando i posti di lavoro. Secondo gli economisti, invece, una digitalizzazione così radicale del lavoro porterà ad una vera e propria crisi: essi ritengono che nei prossimi 8 anni si assisterà ad una perdita di 7 milioni di posti di lavoro e si avrà solamente un guadagno di 2 milioni di euro.

Ma la digitalizzazione non è presente solo nel nostro contesto scolastico, lavorativo o personale, ma essa sta a poco a poco investendo il residenziale.

Una casa intelligente

Una casa intelligente è un edificio che dovrebbe migliorare la vita dei suoi proprietari grazie alla connessione ad internet di un numero consistente di oggetti: alla fine del 2018 possiamo dire che sono circa 10 miliardi gli oggetti della nostra vita dotati di connessione, un numero che potrebbe quintuplicarsi nel 2020.

“La digitalizzazione-spiega Marco Mistano– si sta adattando rapidamente anche al mondo residenziale. Basti pensare alla domotica, che non è solo un gadget o un sistema per aprire la tapparella dal divano. E’ la possibilità di ottimizzare tanto la fase di progettazione di un edificio, quanto la capacità di intervenire a posteriori su una struttura già realizzata.”

Ne sono esempi lampanti gli assistenti vocali personali del settore Home come Alexa di Amazon, Alphabet o Google home, dispositivi molto utili ma con qualche problema riguardante la privacy

Parliamo di Google Home

La particolarità di questo dispositivo è che capisce e risponde in modo tempestivo ai nostri comandi: è capace di chiamare il taxi, di dirci quando passerà il prossimo bus, ci ricorda di prendere la pillola, può effettuare ordini di qualsiasi tipologia e, addirittura, postare al posto nostro sui social networks.

Ma la cosa che  rende Google Home speciale è che riesce a collegarsi ad altri oggetti lot compatibili per programmarli e controllarli, come il nostro ipod, il nostro cellulare e la nostra tv. E’ capace di programmare il forno per cucinare ciò che si ha intenzione di preparare e di monitorare il frigo per ordinare cosa manca. E’ capace di controllare il sistema di termoregolazione per misurare la temperatura dell’aria e dell’acqua.

Tale dispositivo diventa, dunque, il nostro assistente personale che conosce tutto di noi: sa se siamo in salute, dove ci troviamo, le nostre abitudini personali e i nostri dati.Maybe there was a Google Home speaker under your Christmas tree, or you decided to buy one yourself. You’ve unpacked the device, asked Google a few quick questions, maybe even had the device tell y…

Qual è il problema? 

Tutti i dati che esso raccoglie corrispondono ad un luogo fisico e vengono utilizzati per una profilazione che identifica le categorie socio-demografiche a cui apparteniamo; successivamente, essi vengono utilizzati per migliorare i servizi offerti e l’esperienza dell’utente. Soprattutto -bisogna dirlo- vengono utilizzati per la pubblicità e il marketing.

Inconsapevolmente siamo noi a fornire loro questi dati, così come succede quando navighiamo su internet, ma la differenza è abissale: nel primo caso, ci troviamo all’interno di una realtà virtuale ed immateriale in cui siamo consci della condivisione dei nostri dati e abbiamo strumenti per difendere la nostra privacy; con Google Home trasportiamo gli stessi problemi di privacy del web direttamente nella nostra vita.

Come vengono usati i nostri dati? 

Dopo lo scandalo di questa primavera di Cambridge Analytica, è possibile pensare che essi possano essere utilizzati per condizionare le scelte elettorali o le decisioni politiche. Al di là della questione dati, possono accadere alcune situazioni spiacevoli: uno Smart Speaker di Alexa di Amazon ha registrato e condiviso sui social una conversazione privata, oppure è capitato che tali assistenti condividessero su internet la posizione senza il consenso dell’utente.

Spesso sono stati utilizzati anche in casi giudiziari, come è accaduto lo scorso anno per le indagini su un omicidio; infatti, stando 24 ore su 24 vicino a noi, Google home è capace di registrare le nostre conversazioni private che possono essere utilizzate, a nostra insaputa, per controllarci indagare su di noi.

Dunque stiamo assistendo ad una piccola rivoluzione digitale anche dentro casa che promette di portare molti vantaggi alla nostra qualità di vita, ma comporta anche alcuni rischi che conosciamo molto bene.