20 gennaio 2019

Kiki De Montparnasse: quando la sfacciataggine bohémienne incontra l’arte parigina

Kiki De Montparnasse: quando la sfacciataggine bohémienne incontra l’arte parigina
Noire et Blanche, 1926 Photo de Man Ray

Una panoramica su una donna anticonformista, che con la sua stravaganza si conquistò il titolo di Regina di Montparnasse, tra i volti più celebri del mondo dell’arte e della cultura parigina.

Alice Ernestine Prin, in arte Kiki De Montparnasse è la regina della Parigi dei primi anni Venti. Cantante, attrice, pittrice, ma anche modella dal fascino conturbante e musa di pittori e scrittori, di cui infiamma gli ardori in un’atmosfera bohémienne dove tutto è concesso. Per lei Hemingway era “maiale e pitocco”, Modigliani “faceva tremare da capo a piedi”, mentre Man Ray, suo amante per sei anni, aveva “un’aria misteriosa”. Una ragazza di campagna, a cui sono state aperte le porte del Paradiso artistico e culturale parigino.

 «Usciamo con dei tipi che si chiamano dadaisti e altri che si fanno chiamare surrealisti, ma io non riesco a vedere questa gran differenza tra loro…»

L’ascesa verso l’élite è però dura, segnata da una gavetta in cui la giovane Alice riscopre se stessa e il potere della sensualità femminile. Incomincia ad allungarsi le ciglia con la cenere dei fiammiferi bruciati e si imbottisce il reggiseno con la carta straccia. Non le importa essere povera finché è felice, e tale allegria deriva dall’incontro con personalità dalla dirompente creatività intellettuale. Uno di questi è il pittore polacco Maurice Mendjizky, che libera Alice dal suo nome anagrafico e dalla sua verginità, donandole una nuova identità. Sono numerosi i ritratti che l’artista le dedica, uno in particolare la vede seduta in posizione rilassata su una sedia, con lo sguardo seducente ma al tempo stesso meditativo, di una donna conscia della sua bellezza e desiderosa di farsi ammirare.

Maurice Mendjizky, Kiki De Montparnasse

Kiki non disdegnava mai di mostrare liberamente il suo corpo e si era guadagnata nell’ambiente parigino gli appellativi di volgare, scurrile e svergognata. Non indossava le mutande, si dava all’alcool e alla droga e mangiava in maniera malsana e smisurata. Era intraprendente, pronta a tutto per soddisfare i suoi scopi e deliberatamente sfacciata. Questa peculiarità del suo carattere, accanto alla sua bellezza, fu la scintilla che fece scattare l’interesse di Man Ray. L’artista la vide in un bar parigino mentre litigava con un cameriere e la volle immediatamente come sua modella. Era il 1921 e Kiki inizialmente era diffidente nei confronti del mezzo fotografico usato dall’artista, poiché avrebbe facilmente enfatizzato i suoi difetti. Tuttavia l’incontro con il fotografo si concretizza nella creazione di fotografie illuminanti e surreali, come Violon D’Ingres.

Jean-Auguste-Dominique Ingres, La bagnante di Valpinçon

La modella indossa un turbante che richiama la figura esotica dell’odalisca e riconduce immediatamente all’opera La bagnante di Valpinçon di Ingres. Kiki è di schiena con le braccia rivolte in avanti in modo da sottolineare i lineamenti del suo corpo, che risplende in tutto il suo candore sullo sfondo scuro.  Sulla schiena sono disegnate con l’inchiostro due lettere corsive simmetriche, che rimandano alle fessure sulla cassa dei violini. C’è quindi un duplice richiamo, da un lato la musica, la più grande passione di Ingres dopo la pittura, dall’altro la sensualità femminile dell’odalisca. La donna assume quindi le fattezze di un violino vivente, simbolo delle passioni e dei vizi che accompagnano Kiki per tutta la sua vita.

Man Ray, Le Violon d’Ingres

A 33 anni Kiki pesa 80 chili, a 52 anni muore per colpa degli eccessi a cui si era abbandonata con troppa negligenza. Firma una sua autobiografia, intitolata Souvenirs e a lungo censurata negli Stati Uniti, in cui racconta com’è la vita da modella nella Parigi dello sfarzo. Un tocco ironico e pungente con cui racconta i personaggi da lei conosciuti, tra cui anche “Papà Hemingway”, a cui affida la prefazione del romanzo. Di Kiki De Montparnasse si può dire che fosse estremamente sfacciata, che non abbia misurato la cupidigia delle sue passioni, ma non che non abbia saputo cogliere il clima culturale della sua epoca e che non lo abbia modellato a suo piacimento, divenendone la padrona incontrastata. Di lei Hemingway racconta che dominò l’epoca di Montparnasse più di quanto la Regina Vittoria dominò l’epoca Vittoriana. Kiki non era una signora, ma una regina.

 


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