Ci siamo quasi, un nuovo anno sta per cominciare e inevitabilmente ci si trova a fare bilanci e a stilare liste di buoni propositi che – diciamoci la verità – nessuno di noi porterà a compimento. Per tutti i bibliofili (e sappiamo che siete in tanti), però, il bilancio più importante è quello relativo ai libri letti. Sono di più o di meno dell’anno precedente? Grande qualità letteraria o p(i)attume generalizzato? Qualche scoperta epifanica o sempre la solita minestra? Non sappiamo come sia andato il vostro anno in termini di libri, ma vogliamo provare a tirare le somme di quello che è stato il panorama letterario italiano del 2018.

Partiamo con i pezzi da novanta: i libri di cui abbiamo sentito parlare ovunque, quelli più venduti e più premiati.

                       

Le Assaggiatrici di Rosella Postorino (Feltrinelli) e La Ragazza con la Leica di Helena Janeczek (Guanda Editore) hanno vinto rispettivamente Premio Campiello e Premio Strega 2018.

Il primo racconta la storia di Rosa Bauer, una donna che durante la Germania nazista sopravvive assaggiando cibo per il Führer, in modo da scongiurare qualsiasi avvelenamento a danni del dittatore. Postorino realizza il ritratto di un’anima combattuta, vittima e collaboratrice dei carnefici. Raccontando i dissidi di una donna, l’autrice solleva riflessioni acute e profonde, come quelle sulla maternità e sulla religione. Le Assaggiatrici suggella la carriera di una scrittrice che già in passato ha dato prova di enorme talento, con romanzi come La Stanza di Sopra (Neri Pozza) e Il Corpo Docile (Einaudi).

La Ragazza con la Leica rappresenta, invece, la consacrazione di una delle più grandi personalità dell’universo intellettuale italiano (e non solo, considerando le sue origini mitteleuropee): Helena Janeczek. Il romanzo racconta la vita della fotografa tedesca Gerda Taro. Il fotogiornalismo di cui Taro è stata pioniera, l’amore per Robert Capa, la Parigi di fine anni Trenta e la resistenza al nazismo sono solo alcuni dei nuclei tematici affrontati da Janeczek.

Importante notare come i due libri più premiati dell’anno affrontino, seppur in maniera diversa, il nazifascismo. Forse la narrazione dell’orrore non si è ancora esaurita e in tempi incerti come questi, con il Bel Paese che rischia di cedere ancora una volta al richiamo mortifero del totalitarismo, ben vengano le storie che svegliano dal torpore e fanno luce sul passato senza la paura di dissotterrare i suoi fantasmi più oscuri.

Ambientato nello stesso periodo storico è anche Resto Qui di Marco Balzano (Einaudi), secondo classificato al Premio Strega.Risultati immagini per resto qui balzano

Un’altra storia di resistenza personale e collettiva. Trina è una giovane maestra di Curon, un paese sudtirolese di lingua tedesca, e quando Mussolini, dopo essere salito al potere impone esclusivamente la lingua italiana e le impedisce di insegnare il tedesco ai suoi alunni, la donna decide di scappare sulle montagne insieme al marito disertore Erich. Oltre alle drammatiche vicende storiche, Trina, Erich e l’intera Curon devono resistere alla terribile inondazione che fa letteralmente scomparire il paese da ogni cartina geografica e alla prematura scomparsa di una figlia. Al suo quarto romanzo, Balzano dimostra di avere la stoffa del grande narratore e di riuscire a raccontare travagli storici e personali con delicata intimità.

Stesse suggestioni epocali, ma impronta biografica per M. Il figlio del secolo di Antonio Scurati (Bompiani), un romanzo storico in cui di inventato non c’è nulla. Tutto ciò che viene raccontato, ogni ambientazione, ogni personaggio, ogni dialogo è storicamente documentato. È la storia di Mussolini e di come sia riuscito letteralmente a tirar fuori il fascismo insito nel popolo italiano. È il racconto della nostra Storia, dell’Italia che si consegna alla dittatura. Un libro mastodontico (quasi novecento pagine) scritto con grande maestria per raccontare ancora una volta l’importanza di essere antifascisti.

Se da un lato, come abbiamo visto finora, la narrativa si è occupata con vigore di dittature e memoria, dall’altro non possiamo dimenticare di citare almeno un esempio di non fiction che affronti la stessa questione con atteggiamento sicuramente diverso, lontano dalla tendenza all’estetizzazione e più proteso verso l’analisi critica. In questo senso, c’è una donna che più degli altri è riuscita a imporre la propria voce e a divulgare il proprio pensiero, proponendo un’alternativa sensata al modo di pensare (e di agire) corrente. Questa donna è Michela Murgia e il libro in cui ha riassunto il suo pensiero circa le dinamiche fasciste è Istruzioni per diventare fascisti (Einaudi), un sottilissimo pamphlet che ha scatenato polemiche immediate da parte di politici (primo fra tutti il Ministro degli Interni, Matteo Salvini) e lettori.

Da una parte chi si è sentito direttamente accusato di fascismo e tirannia e dall’altra chi non si è sforzato minimamente di andare oltre al titolo volutamente provocatorio. Murgia si propone di far luce sulle differenze tra democrazia e fascismo e mette sull’attenti tutti noi, spingendoci a riflettere su quanto ogni persona si macchi di prese di posizione filofasciste. Un monito tanto provocatorio, quanto illuminante. Un omaggio insolito ma estremamente devoto alla democrazia, che seppur faticosa continua a essere la migliore forma di governo che possiamo auspicare.

Non è solo con questo libro, però, che Michela Murgia è riuscita a far sentire le sue parole decise. Sono diversi, infatti, i progetti che la scrittrice ha portato avanti nel 2018; tra questi, il podcast Morgana, che racconta di mese in mese la storia di donne ribelli e fuori dagli schemi. Un vero e proprio inno femminista che riecheggia, poi, in un altro scritto dell’autrice sarda. Ci stiamo riferendo a L’Inferno è una buona memoria. Visioni da Le Nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley (Marsilio Editori). In questo saggio Murgia omaggia il romanzo fantasy di Zimmer Bradley che rilegge i miti di re Artù mettendo le donne finalmente al centro della narrazione, raccontando una storia maschile da un punto di vista femminile.

Michela Murgia al momento è indubbiamente la voce più autorevole delle lotte femministe e antipatriarcali, ma possiamo affermare con certezza che non è la sola a portare contenuti interessanti intorno al dibattito circa i diritti delle donne.

Rizzoli, per esempio, ha da poco pubblicato Manuale per ragazze rivoluzionarie – Perché il femminismo ci rende felici di Giulia Blasi, l’ideatrice dell’hashtag #quellavoltache che è servito alle donne italiane a unirsi al grido #MeToo, nato oltreoceano all’indomani delle dichiarazioni di Asia Argento. Il libro vuole essere, come suggerisce il titolo, un vero e proprio manuale per tutte quelle persone che si sentono pronte ad abbracciare un femminismo contemporaneo, gioioso, intersezionale. Non si tratta di un libro per chi del femminismo conosce già le dinamiche e le principali lotte, ma per chi ci si è appena avvicinato. Il manuale non parla soltanto di corpo, sesso e patriarcato ma anche di inclusione e sorellanza. Lo scopo – ha affermato l’autrice – è quello di portare la discussione femminista anche fuori dai circoli accademici e di renderla accessibile a tutti e tutte.

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Irene Facheris è un’altra ragazza rivoluzionaria che, in questo senso, ha già fatto molto. Nel nostro paese, se il dibattito femminista ha iniziato a propagarsi su YouTube e nelle scuole, lo dobbiamo in parte anche a lei che con il suo Parità in Pillole ha saputo raccontare l’importanza dell’inclusione, della lotta alle discriminazioni e dell’intersezionalità. Il suo Creiamo Cultura Insieme (Tlon) è un libro che insegna a evitare le discussioni e i litigi senza però rinunciare a esprimere le proprie idee. Facheris offre ai lettori regole e indicazioni per affrontare un dibattito sano, e oggi che il web è avvelenato quotidianamente da minacce, slut shaming, cyber bullismo e sterili polemiche le sue parole sono quanto mai necessarie.

Il 2018 ha visto anche diversi esponenti della nuova leva autoriale italiana affermarsi e dar prova di grande maturità narrativa.

Nadia Terranova ha pubblicato per Einaudi il romanzo Addio Fantasmi, il racconto toccante di un’assenza, dell’emancipazione dai fantasmi del passato. Un viaggio nella Sicilia più ancestrale, tra mitologia classica e macerie. Terranova è proprietaria di una delle prose migliori della contemporaneità.

Sicuramente di diversa fattura è la grammatica di Teresa Ciabatti. La scrittrice e sceneggiatrice che nel 2017 ha diviso pubblico e critica con La Più Amata (Mondadori), secondo classificato al Premio Strega, è tornata quest’anno nelle librerie di tutta Italia con Matrigna (Solferino). Il romanzo che presenta diverse analogie tematiche con quello di Terranova, è scritto con il linguaggio affilato, nervoso e tesissimo cui ci ha abituato Ciabatti. Ancora una volta la narrazione di una perdita e dei tormenti a essa correlati, un romanzo famigliare a tinte noir, un’indagine psicologica condotta con perizia quasi scientifica, una discesa a picco negli abissi delle dinamiche relazionali.

Abbandono, lutto e distanze forzate sono la cifra tematica anche del romanzo Le Stanze dell’Addio di Yari Selvetella (Bompiani). Anch’esso candidato al Premio Strega, il romanzo parte da un presupposto autobiografico (il lutto) e ci accompagna nell’arduo percorso della metabolizzazione, del superamento. La ricercatezza linguistica dell’autore, vicinissima agli esperimenti narrativi della stagione barocca, porta il lettore a fare i conti con la consapevolezza che lo stile, checché se ne dica, è tanto decisivo quanto la trama di un romanzo.

L’Uomo che trema di Andrea Pomella (Einaudi) racconta la depressione di un giovane uomo. Il protagonista guarda la sua malattia – perché, diciamolo, sempre di malattia si tratta – dall’esterno come fosse un corpo estraneo, ne effettua l’autopsia e l’analizza, analizzando se stesso. La prosa di Pomella viviseziona la quotidianità del suo protagonista, le reazioni del corpo alle aggressioni dei farmaci, i rapporti familiari smembrati dal buio della depressione. Un memoir raccontato (e scritto) con sguardo profondo. Commovente.

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A dieci anni di distanza da La solitudine dei numeri primi, Paolo Giordano sembra aver raggiunto, a detta di critici e addetti ai lavori, la pienezza della sua già promettente prosa. Con Divorare il cielo, uscito proprio quest’anno per Einaudi, lo scrittore torna ad affrontare la giovinezza. Attraverso la voce di Teresa, una dei quattro protagonisti del romanzo, si materializzano l’entroterra pugliese e l’architettura di un’amicizia. La storia di Bern, Teresa, Nicola e Tommaso copre un arco temporale di vent’anni e racconta, tra le altre cose, la smania di trovare qualcosa per cui vivere, la fama che porta a divorare il cielo. Un romanzo generazionale.

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Al di là di queste giovani certezze dell’editoria italiana, il 2018 è stato spettatore di validissimi debutti. Giorgia Tribuiani, già scrittrice di una raccolta di racconti, ha pubblicato quest’anno il suo primo romanzo per la casa editrice Voland, Guasti. Dopo la morte del compagno, la protagonista Giada è costretta a fare i conti con il corpo dell’amato che, come espresso nelle sue ultime volontà, è stato plastilinato ed esposto al pubblico in un museo. La suddivisione in capitoli rappresenta un conto alla rovescia che accompagna la protagonista per i trenta giorni di esposizione. L’osservazione del cadavere diviene esperienza di autoanalisi.

Laura Fusconi, invece, ambienta il suo Volo di Paglia (Fazi Editore) nella campagna piacentina degli anni Quaranta, dove Tommaso, Camillo e Lia osservano il mondo con gli occhi dei bambini che non riescono a spiegarsi fino in fondo cosa sia il fascismo. Gli stessi protagonisti si ritroveranno cinquant’anni dopo nel luogo natio per cercare di esorcizzare le violenze del passato. Il mondo dei bambini e le minacce dei grandi vengono descritti dall’autrice con voce carica di enfasi lirica.

Ma che bilancio letterario sarebbe se non includessimo anche la poesia?

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L’anno che stiamo per salutare ha visto affermarsi una delle voci poetiche più convincenti degli ultimi decenni: Giovanna Cristina Vivinetto. La sua silloge Dolore Minimo (Interlinea Edizioni) ha il pregio di aver colmato un enorme vuoto tematico nel panorama poetico – e più in generale letterario – italiano. I versi autobiografici raccontano di transessualità e mutamenti di identità, l’io lirico si ritrova scisso davanti allo specchio, un’identità che partorisce se stessa nuovamente, che si ritrova viva nel dolore. Sostenuta da personalità del calibro di Franco Buffoni e Dacia Maraini, la giovanissima Vivinetto (classe 1994) promette davvero di donare nuova linfa al genere poetico in Italia.

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Con la raccolta Historiae (Einaudi) la poetessa Antonella Anedda ribadisce ancora una volta la potenza corrosiva del suo sguardo lirico e attraverso il potere evocativo delle immagini racconta la tragedia dei migranti morti in mare e dei poveri di tutto il mondo. Ogni componimento fa luce su ciò che tendiamo a rimuovere, su ciò che fingiamo di non vedere. Le riflessioni sociopolitiche si fondono così alle suggestioni della lingua sarda e alle angosce della quotidianità.

Citando Michela Murgia, Irene Facheris e Giulia Blasi abbiamo già brevemente parlato di alcuni illustri esempi di non fiction, ma non possiamo dimenticare di menzionarne almeno altri due.

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La Corsara di Sandra Petrignani (Neri Pozza), terzo classificato al Premio Strega, ripercorre la vita e la carriera di una delle più influenti intellettuali del Novecento italiano: Natalia Ginzburg. Petrignani ci accompagna a conoscere una donna che è stata non solo scrittrice, ma anche editore, saggista, giornalista, commediografa, parlamentare. Una donna in un mondo – in tanti mondi – creato a misura d’uomo. Una corsara, per l’appunto.

Di recentissima pubblicazione è invece The Game di Alessandro Baricco (Einaudi), un saggio che si prefigge di narrare senza filtri la rivoluzione digitale. Baricco si addentra nelle dinamiche che hanno portato al processo di tecnologizzazione prepotente cui assistiamo quotidianamente e prova a spiegarci come sopravvivere a questo gioco (the game, appunto) tanto promettente quanto insidioso.

Tutti i libri e i rispettivi autori citati fino a questo momento hanno, ognuno a modo suo, trovato l’attenzione del grande pubblico. C’è un’opera, però, che secondo noi meriterebbe di riecheggiare più sonoramente nei circoli letterari italiani. Si tratta de Il Programma, romanzo d’esordio del giovane Davide Staffiero (Eclissi Editrice). A metà tra il thriller psicologico e l’horror esistenziale, il libro inanella pregiate citazioni letterarie – si va da Dostoevskij a Poe, da Lovecraft a Kafka – e presenta una moltitudine di significati sottesi senza mai rinunciare al piacere della scorrevolezza narrativa.

Si conclude così il nostro bilancio letterario annuale. E, ci sembra, possiamo affermarlo con certezza: nonostante la filiera editoriale italiana arranchi per i pochi libri letti e i giovani scrittori fatichino ingiustamente a trovare spazio e credibilità, il 2018 è stato un anno pieno di tensioni letterarie nuove. Fortunatamente c’è ancora voglia di raccontare, di scegliere con cura le parole, di far luce nel buio.

Che sia un 2019 altrettanto pieno di libri e di storie. Auguri.

 


FONTI
Lo Sbuffo
Guanda
Einaudi
Rai Letteratura
Bompiani
Einaudi
Marsilio Editori
Rai Letteratura
Giulia Blasi
Il Giardino dei libri
Einaudi
Nadia Terranova, Addio Fantasmi, Einaudi, 2018
Teresa Ciabatti, Matrigna, Solferino, 2018
Yari Selvetella, Le Stanze dell’addio, Bompiani, 2018
Einaudi
Il Libraio
Voland
Fazi Editore
Interlinea
Einaudi
Neri Pozza
Einaudi
Lo Sbuffo