READING TIPS: ROSELLA POSTORINO, LE ASSAGGIATRICI

Reading Tips è il nuovo format di consigli letterari de Lo Sbuffo. Propone recensioni, stroncature, nuove uscite e autori emergenti.

Ispirato da una storia vera, Le assaggiatrici è l’ultimo romanzo di Rosella Postorino, edito da Feltrinelli. Postorino legge sui giornali della morte dell’ultima assaggiatrice di Hitler, e non può fare a meno di ritrovare in quella figura un prototipo del suo personaggio ideale: una donna costretta, una vittima, ma anche una collaboratrice dei nazisti. Perché, nel suo romanzo, Rosella Postorino racconta di un gruppo di dieci donne reclutate dai soldati tedeschi per assaggiare i piatti destinati al Führer. Rosa, la protagonista, vittima lo è due volte: delle SS che la reclutano senza che possa opporsi e del destino, che, beffardo, la porta presso la casa dei suoceri, in un luogo che da rifugio si trasforma in una trappola senza uscita.

Rosella Postorino, Le assaggiatrici, Feltrinelli, 2018.

Rosa rischia di morire tre volte al giorno per un corpo che non è il suo, come se la vita di chi lo possiede, del Führer, contasse più della sua, come se il corpo di Hitler fosse più importante di quello che lei abita. Sì, rischia di morire ogni giorno, ma non più di chiunque sia vivo. Nel mondo di Rosa si muore. E chi non muore si chiede come sopravvivere. Come è possibile vivere in un mondo senza Dio? O in cui Dio è solo uno sguardo perverso? O in cui il mondo stesso è il peccato di Dio? Come sopravvivere in un mondo che prevede solo la morte senza tormentarsi o suicidarsi?

La risposta di Rosa –e di Rosella Postorino– è con l’amore, con la fiducia nell’altro, la fede nell’altro. Ma la protagonista vive quotidianamente il dramma di una morte possibile per se stessa e quello della morte probabile di Gregor, suo marito, disperso. A quale amore può attaccarsi con tutta la sua persona?

Si dice che il soldato che si salva in guerra sia quello la cui moglie è stata fedele. Sarà forse per questo che Gregor non torna? Rosa ha bisogno di essere vista, ha bisogno di essere sentita, e si abbandona ad una storia con una delle SS. Non lo fa seguendo la vanità o un vezzo femminile; lo fa per essere guardata e riconosciuta come persona, per affermare se stessa: Rosa in quanto Rosa e non Rosa in mezzo agli altri. E dunque Rosa che esiste.

Il corpo della protagonista diventa così il centro del discorso che Postorino porta avanti nel suo romanzo. È in trappola, in cattività; ma è anche una gabbia in quanto cesura fra lei e gli altri, in quanto strumento che rende impossibile la vera condivisione. Ed è pur sempre lo spazio del contatto, violento e costrittivo o di conforto; in ogni caso il corpo è luogo di potere. Quello di Rosa si plasma come territorio di intimità indesiderata con il Nazismo: il suo amante fa parte delle truppe tedesche, il cibo che la sostiene e le dà forza è quello destinato a Hitler. E allora il desiderio diventa anche ribellione, non solo affermazione. Ribellione alla vita, ribellione al sistema.

Rosella Postorino racconta una storia che dilania l’anima per la crudeltà insita nel mondo che riesce a smascherare. Lo fa scegliendo la Germania nazista come sfondo e il romanzo storico come strumento. Lo fa con la giusta consapevolezza, persino nelle piccolezze, chiedendosi persino ‘ho il diritto di scrivere questa storia io, che non sono tedesca?‘. Lo fa misurando i particolari fino al dettaglio, dando a Rosa il suo stesso nome perché, dice, ‘Rosa potrei essere io. Potrebbe essere chiunque di noi. E cosa faremmo al suo posto? Cosa avrei fatto io? Avrei mangiato? Non si può vivere senza mangiare, ma mangiando avrei rischiato di morire‘. Il risultato è imperdibile.


FONTI

A tavola con Hitler: storia di un’assaggiatrice. Rosella Postorino, Massimo Recalcati, Alessandra Tedesco. Tempo di libri, Milano, 10 marzo 2018


CREDITS
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